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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Antonelli cerca il successo in Messico, pista senza aderenza

L’altitudine riduce il carico aerodinamico e complica la gestione degli pneumatici per tutte le squadre

Andrea Kimi Antonelli punta alla vittoria nel Gran Premio del Messico, dove l’altitudine renderà la pista particolarmente scivolosa. Il circuito Hermanos Rodríguez, situato a circa 2.200 metri sul livello del mare, metterà a dura prova gomme, motori e freni.

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Pneumatici difficili da scaldare

Il problema principale riguarderà la capacità di portare gli pneumatici alla temperatura corretta. La minore densità dell’aria ridurrà il carico aerodinamico e, di conseguenza, anche l’energia trasferita alle gomme: il calore si formerà più lentamente all’interno della carcassa.

I piloti dovranno quindi aumentare il ritmo senza provocare eccessivi scivolamenti. Una guida troppo aggressiva rischierebbe di surriscaldare la superficie, lasciando invece fredda la parte interna dello pneumatico. Anche il giro di preparazione in qualifica assumerà un peso particolare.

Pirelli porterà le mescole C3, C4 e C5, le più morbide della gamma. In gara il limite potrebbe essere rappresentato più dal surriscaldamento superficiale che dal degrado termico. L’asfalto, rinnovato nei tratti compresi tra le curve 16 e 1 e tra la 7 e la 16, dovrà inoltre essere valutato direttamente dalle squadre: non sono esclusi fenomeni di usura e granulazione.

Il nuovo manto, più scuro, potrebbe accentuare le variazioni di temperatura tipiche di Città del Messico. La Ferrari potrebbe trarre beneficio dalla capacità di generare più carico rispetto alla concorrenza, pagando meno del solito il maggiore attrito sui rettilinei.


Red Bull e Ferrari osservano Mercedes

Il tracciato alterna un lungo rettilineo iniziale, una parte centrale composta da curve a media velocità e diversi tornanti lenti. Le caratteristiche sembrano adattarsi alla Red Bull, efficace nelle accelerazioni in uscita dalle curve e veloce sui rettilinei.

La Mercedes potrebbe invece incontrare difficoltà nei passaggi più lenti. Antonelli era riuscito a limitare questo problema nel terzo settore di Austin grazie al proprio stile di guida, ma il circuito messicano offrirà un banco di prova differente. La Ferrari, dopo gli aggiornamenti, ha mostrato progressi proprio nelle curve a bassa velocità.

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Per la McLaren il fine settimana appare più complesso sul piano tecnico. La MCL40 fatica a raggiungere velocità elevate sul dritto e a cambiare direzione nei tratti lenti, due aspetti che potrebbero pesare sul rendimento complessivo.


Meno aria anche per i motori

A oltre due chilometri di quota la densità dell’aria è inferiore di circa il 25%. Il calo coinvolgerà anche la potenza prodotta dalla combustione e renderà interessante il confronto tra le diverse soluzioni tecniche adottate dalle squadre, soprattutto per il comportamento dei turbocompressori.

L’energia elettrica verrà probabilmente utilizzata in accelerazione per compensare la minore spinta del motore termico. La batteria si scaricherà rapidamente sui rettilinei, ma la gestione dell’energia non dovrebbe diventare l’elemento più delicato del fine settimana. Con le vetture della precedente generazione, il tempo trascorso con l’acceleratore completamente premuto era tra i più bassi della stagione.

La rarefazione dell’aria complicherà invece il raffreddamento. Le squadre dovranno ampliare gli sfoghi della carrozzeria per smaltire il calore, con un possibile effetto sulle prestazioni aerodinamiche. Attenzione anche ai freni, impiegati secondo Brembo per circa il 20% del giro: le staccate delle curve 1, 4 e 12 saranno impegnative e il basso livello di aderenza aumenterà il rischio di bloccaggio.


La partenza può cambiare la gara

La prima posizione in qualifica non garantisce un vantaggio netto. Il tratto che conduce alla curva 1 è il più lungo dell’intero campionato e consente alle vetture alle spalle di sfruttare la scia, arrivando rapidamente a ridosso della macchina davanti.

Sarà determinante anche la scelta su come impiegare l’energia elettrica dopo il via. Alcuni piloti potrebbero usarla subito per difendere o guadagnare posizioni, altri potrebbero conservarla in vista dell’attacco sul rettilineo successivo alla curva 3. La combinazione tra gomme fredde, bassa aderenza e gestione della batteria renderà decisivi i primi metri del Gran Premio.

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