Aielli, il murale che trasforma la memoria di Hiroshima in speranza
L’opera di Kotè, promossa da Mazda Italia, intreccia la storia di Sadako Sasaki con la ricostruzione del borgo abruzzese e con una domanda rivolta alle nuove generazioni.
Che cosa siamo pronti a fare oggi per una persona che non conosciamo? È la domanda che accompagna idealmente il murale realizzato da Antonio Cotecchia, conosciuto come Kotè, ad Aielli. L’opera porta nel paesaggio del borgo abruzzese la memoria di Hiroshima e invita residenti, visitatori e studenti a riflettere su solidarietà, responsabilità e pace.
La scelta di Mazda Italia di sostenere il progetto nasce dal rapporto profondo tra l’azienda e la città giapponese colpita dalla bomba atomica. Il dipinto diventa così anche un racconto dell’identità del marchio: dalla capacità di reagire alla distruzione fino alla ricerca tecnologica e al design contemporaneo, senza separare l’idea di progresso dall’attenzione per le persone.
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Una domanda oltre il ricordo
Il volto rappresentato da Kotè non propone una celebrazione semplificata della rinascita. La composizione conserva il peso della tragedia, ma lo mette in dialogo con la possibilità di costruire un domani diverso, affidando all’arte urbana il compito di mantenere aperta una riflessione collettiva.
Nel murale, il passato non resta confinato ai libri o ai luoghi della memoria. La parete diventa un punto d’incontro tra storia, territorio e partecipazione, mentre la figura della bambina e le gru di carta trasformano un dolore individuale in un messaggio comprensibile anche alle nuove generazioni.
Dalla ferita alla parete dipinta
L’inaugurazione si è svolta il 22 ottobre ad Aielli, all’interno di Borgo Universo, il percorso che ha reso il centro marsicano un museo all’aperto. Il lavoro è stato collocato su una superficie danneggiata dal terremoto, oggi reinterpretata come segno di recupero e di nuova vita.
Alla cerimonia erano presenti Fumie Mochimaru, primo segretario dell’Ambasciata del Giappone in Italia, Roberto Pietrantonio, amministratore delegato di Mazda Motor Italia, il sindaco Enzo Di Natale, altri rappresentanti delle istituzioni e numerosi ragazzi del territorio. Tra loro c’erano anche studenti dell’IIS Torlonia Croce di Avezzano, coinvolti in un appuntamento che ha messo in relazione memoria storica e linguaggio contemporaneo.
Sadako Sasaki aveva soltanto due anni quando Hiroshima fu colpita il 6 agosto 1945. Rimase in vita dopo l’esplosione, ma in seguito sviluppò la leucemia e morì a dodici anni.
Durante la malattia cominciò a piegare gru di carta, seguendo la tradizione secondo cui la realizzazione di mille esemplari permette di affidare un desiderio al futuro. Da allora quelle figure sono diventate un emblema internazionale di pace e speranza. Nel progetto di Kotè, il viso di Sadako emerge da forme geometriche e variazioni di colore che ricordano le pieghe della carta, fino a fondersi visivamente con la gru.
Hiroshima resta nel percorso Mazda
Il collegamento con Hiroshima è anche industriale. Mazda, nata nel 1920 con il nome Toyo Cork Kogyo, ha ancora oggi il proprio quartier generale nella città giapponese. Durante l’attacco, gli impianti dell’azienda, situati a circa cinque chilometri dall’ipocentro, riportarono danni più contenuti rispetto a molte altre aree urbane.
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Nei giorni immediatamente successivi, gli edifici rimasti utilizzabili furono messi al servizio della popolazione. Vi trovarono spazio l’assistenza ai feriti, le operazioni di soccorso e, temporaneamente, alcune funzioni pubbliche, compresi uffici della prefettura.
Le fonti della National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims raccontano il ruolo assunto da giovani dipendenti dello stabilimento, spesso prive di formazione sanitaria. Mieko Sakamoto, sedicenne impegnata al tornio, ricordò l’arrivo di persone con ustioni gravissime e i tentativi di alleviarne le sofferenze.
Anche Tomiko Kuwata, della stessa età, si trovò a occuparsi di una neonata: una donna ferita le aveva affidato la bambina insieme a una borsa contenente latte in polvere, spingendola a cercare acqua calda per prepararlo. Toshie Nishikawa, diciassettenne addetta alla contabilità, descrisse invece i mezzi carichi di feriti e la rapida riduzione degli spazi e delle scorte disponibili.
La fabbrica riparte tra le macerie
La ricostruzione passò anche dal ritorno al lavoro. Nel dicembre 1945 Toyo Kogyo riavviò la produzione dei camion a tre ruote, pochi mesi dopo il bombardamento.
Quei mezzi furono impiegati in una città impegnata a spostare materiali, liberare le strade dai detriti e rimettere in funzione i servizi essenziali. La ripresa dell’attività produttiva accompagnò quindi il ritorno alla quotidianità, mostrando come la ricostruzione materiale e quella sociale procedessero insieme.
Per Mazda, il racconto prosegue attraverso tappe diverse: dal Mazda-Go del 1931 allo sviluppo del motore rotativo, fino al linguaggio stilistico Kodo e alle tecnologie delle automobili attuali. Il filo comune indicato dall’azienda è la volontà di innovare mantenendo il legame con la propria storia.
Il murale di Aielli porta questa prospettiva fuori dagli spazi aziendali e dentro una comunità. La memoria di Sadako, l’esperienza di Hiroshima e la rinascita del borgo si incontrano in un’opera che lascia al pubblico non una risposta definitiva, ma una responsabilità da assumere nel presente.
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L’opera di Kotè unisce la memoria di Hiroshima alla vocazione artistica di Aielli, trasformando un luogo pubblico in uno spazio di riflessione e speranza.
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