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Lifestyle 3 min di lettura19 ore fa

Vivien Leigh e Laurence Olivier, il matrimonio finì nel 1960

Il legame, nato tra due matrimoni, attraversò vent’anni di successi, infedeltà, alcol e la malattia di Leigh.

Il rapporto tra Vivien Leigh e Laurence Olivier si concluse con il divorzio nel 1960, dopo vent’anni segnati da passione, tradimenti e sofferenza. I due attori britannici, uniti anche sul palcoscenico e al cinema, continuarono a ricordarsi per tutta la vita.

Secondo le ricostruzioni biografiche di Stephen Galloway e l’autobiografia di Olivier, la loro relazione fu travolgente ma tutt’altro che semplice. A pesare sul matrimonio furono le convenzioni dell’epoca, l’alcol, l’egoismo e la grave malattia mentale di Leigh, che i medici non riuscirono a trattare con strumenti adeguati.

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La passione oltre il matrimonio

Leigh e Olivier si conobbero nell’ambiente teatrale londinese quando entrambi erano già sposati. Lei aveva un marito, l’avvocato Herbert Leigh Holman, mentre Olivier era legato a Jill Esmond, figlia di una famiglia teatrale. L’attrice lo notò nel 1933, durante una rappresentazione, e confidò a un’amica di aver appena visto l’uomo che avrebbe sposato.

Olivier rimase colpito da Leigh due anni dopo, osservandola sul palco dell’Ambassadors Theatre nella commedia La maschera della virtù. La relazione divenne concreta durante la lavorazione del film Elisabetta d’Inghilterra, nel 1937. In una lettera dei primi anni del rapporto, Olivier scrisse a Leigh: «Ti amo con molto più del mio corpo. Ti amo con... oh, con tutto me stesso, in un certo senso, con la parte più intima della mia anima».

I loro incontri rimasero clandestini per un periodo, mentre il mondo del teatro londinese seguiva con curiosità ogni dettaglio. Olivier provò forti sensi di colpa, anche perché Jill Esmond era incinta del loro figlio Tarquin. In alcuni casi, però, la coppia mise il desiderio personale davanti alle responsabilità familiari, come quando si ritirò in campagna durante le riprese di 21 giorni insieme, lasciando a Londra i figli dei rispettivi matrimoni.


Due carriere tra teatro e cinema

Olivier era nato il 22 maggio 1907 a Dorking. La morte della madre Agnes, avvenuta quando aveva dodici anni, lasciò nel ragazzo una ferita profonda e, secondo Galloway, alimentò il suo bisogno di affermarsi. Il padre Gerard, ecclesiastico severo e spesso difficile, costrinse invece la famiglia a frequenti trasferimenti.

Leigh era nata nel 1913 a Darjeeling, in India, con il nome di Vivien Mary Hartley. Figlia unica, crebbe in una famiglia benestante, ma a sei anni fu mandata in Inghilterra per frequentare un collegio religioso. In seguito studiò alla Royal Academy of Dramatic Art e iniziò a lavorare nelle produzioni del West End.

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Olivier sposò Jill Esmond nel 1930 e nello stesso anno ottenne un grande successo con la commedia Vite in privato di Noël Coward. Leigh si era invece sposata nel 1932 con Herbert Leigh Holman. Entrambi erano già avviati nel mondo dello spettacolo quando il loro legame prese forma.


Successi condivisi e separazione

La coppia visse al Durham Cottage, a Londra, circondata da artisti e amici tra cui John Gielgud, Graham Greene, Orson Welles, Noël Coward e William Wyler. Sul lavoro, Leigh e Olivier condivisero numerosi spettacoli teatrali e apparvero insieme in tre film, tra cui Il grande ammiraglio.

Leigh vinse due premi Oscar per Via col vento e Un tram che si chiama Desiderio. Olivier si impose come interprete e regista in opere come Cime tempestose, Rebecca - La prima moglie, Enrico V, Amleto, Otello e Il maratoneta; fu inoltre il primo direttore artistico del Royal National Theatre.

Dopo la separazione, Olivier sposò l’attrice Joan Plowright e gli furono attribuite relazioni con Greer Garson, Danny Kaye e Noël Coward. Leigh ebbe un rapporto duraturo con John Merivale; una presunta storia con Warren Beatty, molto più giovane, fu invece smentita dall’attore.

La fine del matrimonio non cancellò il legame emotivo tra i due. Leigh, ricordando quel periodo, disse secondo Galloway: «Non credo di aver mai più vissuto con la stessa intensità. Non ricordo nemmeno di aver dormito. Ricordo soltanto ogni singolo, prezioso istante trascorso insieme».

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