Una cassaforte nel baule Christie: dentro c’erano 49.375 sterline
Jennifer Grant pagò appena 100 sterline per un vecchio baule e nel 2010 scoprì due gioielli legati alla famiglia di Agatha Christie.
Con il ricavato della vendita Jennifer Grant si comprò una barca. Fu il modo scelto per spendere i quasi 50mila sterline ottenuti da due gioielli rimasti nascosti per decenni, senza che lei stessa ne conoscesse il contenuto.
Il risultato complessivo arrivò a 49.375 sterline. La spilla a forma di fibbia fu aggiudicata per 27.500 sterline, mentre l’anello raggiunse quota 21.875: cifre enormemente superiori alle 100 sterline versate da Grant per il baule che li conteneva.
Due gioielli venduti a Londra
La vendita si tenne da Bonhams, a Knightsbridge, l’8 ottobre 2014. Le valutazioni iniziali erano comprese tra 6mila e 8mila sterline per la spilla e tra 3mila e 5mila per l’anello, ma entrambe le stime furono superate in modo netto.
La spilla era realizzata in argento e oro e decorata con diamanti dal taglio antico, per un peso complessivo di circa 7,50 carati. L’anello, invece, riuniva tre diamanti dal taglio brillante antico, con un peso totale di circa 2,40 carati.
Il mistero rimase chiuso per anni
Grant aveva acquistato il baule nel 2006, spinta dalla passione per Agatha Christie. L’oggetto proveniva da Greenway, la dimora nel Devon dove la scrittrice soggiornò a lungo con il secondo marito Max Mallowan.
All’interno era incassata una cassaforte metallica priva di chiave. La nuova proprietaria notò che, quando la spostava, qualcosa scivolava nel vano chiuso; nonostante ciò, preferì conservarla intatta per oltre quattro anni. «Quasi non volevo aprirla, perché a quel punto il mistero sarebbe finito», avrebbe spiegato in seguito.
La cassaforte rimase in casa e finì per diventare un argomento ricorrente nelle conversazioni con gli ospiti. Nel 2010, durante alcuni lavori, Grant chiese a un operaio di procurarsi un piede di porco: appoggiò il contenitore sul tavolo della cucina e lo fece scassinare.
La traccia nell’autobiografia
Il ritrovamento comprendeva una piccola borsa all’uncinetto con monete d’oro e una scatola di cartone di pochi centimetri. Proprio quest’ultima custodiva un anello con tre diamanti e una spilla a forma di fibbia, anch’essa tempestata di pietre.
Grant riconobbe nei due oggetti i preziosi descritti da Agatha Christie nella propria autobiografia. La scrittrice ricordava infatti il portagioie della madre Clara Margaret Miller e i gioielli che considerava più importanti: una mezzaluna di diamanti, l’anello di fidanzamento e una fibbia decorata con diamanti.
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Secondo il racconto di Christie, nella famiglia la bigiotteria era ritenuta poco elegante. Le poche creazioni davvero preziose, insieme a numerosi gioielli autentici ma di valore inferiore, erano invece conosciute nei dettagli dalle figlie Agatha e Madge, che avevano già deciso quale pezzo sarebbe spettato a ciascuna.
Tra gli oggetti appartenuti a Clara comparivano cinque piccoli pesci di diamanti, un vischio con diamanti e perle, una violetta di Parma smaltata, una rosa circondata da foglie di diamanti e una testa d’asino ricavata da una perla barocca. A Madge sarebbero andati la violetta, la mezzaluna e l’asino; Agatha avrebbe ricevuto la rosa, il vischio e la fibbia.
Da Greenway alla cassaforte
Greenway rimase alla figlia della scrittrice, Rosalind Hicks, dopo la morte di Agatha Christie. Quando Hicks morì, nel 2004, una parte degli arredi e degli effetti conservati nella proprietà fu destinata alla vendita all’incanto.
Tra quei beni figurava il lotto 677: un baule da viaggio contrassegnato dalle iniziali «C.M.M.», corrispondenti a Clara Margaret Miller. Grant lo acquistò per 100 sterline, convinta di essersi assicurata soprattutto un ricordo legato alla famiglia della romanziera.
La fibbia ritrovata era un gioiello del XIX secolo. Oggetti di questo tipo potevano nascere come elementi funzionali dell’abbigliamento e trasformarsi poi in ornamenti da portare anche come spille; in questo caso, il loro interesse era accresciuto dal legame con la famiglia Christie.
Grant conservò i due pezzi per altri quattro anni e tentò persino di indossarli. «Non sono una ragazza da diamanti», disse alla radio statunitense NPR dopo la vendita, aggiungendo che su di lei sembravano quasi rubati; la sorella, al contrario, riteneva che le stessero molto bene.
Resta senza risposta la domanda su come i gioielli siano arrivati nella cassaforte e sul motivo per cui vi siano rimasti così a lungo. Non è noto neppure se Agatha Christie sapesse che la fibbia destinata a lei fosse ancora dentro il baule della madre. Di certo, molti anni dopo, quel prezioso oggetto contribuì a finanziare l’acquisto di una barca.
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