8.000Lettori online ora
Lifestyle 2 min di lettura15 ore fa

Un grillo a Milano: il piccolo segnale che ci riporta alla Terra

Nel cuore di Brera, un canto serale diventa per Barbara Stefanelli un richiamo inatteso alla natura che resiste tra cemento, traffico e distrazioni

Da qualche settimana, nel cortile del giornale in via Solferino, a Milano, arriva ogni pomeriggio una presenza minuscola e ostinata: un grillo. Il suo canto comincia intorno alle cinque, proprio mentre la giornata entra nella fase delle riunioni e delle decisioni sulla prima pagina e sulle notizie della sera.

Quel suono non disturba il rumore della città: lo attraversa. Per Barbara Stefanelli è diventato una compagnia inattesa, capace di interrompere per qualche istante il ritmo di scadenze, notifiche e schermi luminosi.


Un canto contro il rumore urbano

All’inizio c’era persino il dubbio che quel cri-cri fosse soltanto un effetto dell’acufene o uno scherzo dell’immaginazione. Poi il richiamo si è ripetuto, sempre più riconoscibile, mentre oltre il muro il traffico continuava con il suo seguito di motori e clacson.

Il grillo sembra fuori posto: è ottobre, la luce diminuisce e l’aria dovrebbe prepararsi alla stagione fredda. Eppure la sua voce resta. Porta con sé il ricordo di estati trascorse in una pineta, delle serate nella casa dei nonni e di quelle ore dilatate che allora parevano interminabili.


La natura resiste tra i palazzi

Quel passato, osservato da oggi, appare come un tempo libero dall’ansia e dalla continua richiesta di attenzione. C’era il buio che avanzava lentamente e c’erano i grilli, presenze sonore provenienti dal basso. John Keats li accostò alle cavallette in un sonetto del 1816, sostenendo che «la poesia della terra non muore mai».

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il richiamo di Brera non evoca il desiderio di abbandonare la città per una vita campestre. Rivela piuttosto quanto basti poco per avvertire ancora un legame con ciò che cresce senza chiedere permesso: il basilico sul davanzale, il tarassaco che spunta dall’asfalto, un nido costruito sotto il tetto di un condominio o un geco fermo su un muro.


Un legame piccolo ma necessario

Sono tracce fragili, spesso ignorate, e proprio per questo preziose. Ricordano che, anche dentro uno spazio dominato dal cemento e dalla distrazione, qualcosa continua a seguire il proprio ritmo, indipendentemente dalle attività umane.

Il timore è che il freddo, quando arriverà, porti via anche quella voce e lasci il cortile nel silenzio. Ma il grillo ha già svolto il suo compito: per alcune settimane ha restituito alla città una parte della Terra e ha mostrato quanto possa essere profondo un contatto nato da un suono quasi impercettibile.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere