Tumore al seno, il corto che dà voce a chi assiste ogni giorno
“La luce nella crepa” racconta il peso quotidiano di chi sostiene una persona malata e chiede maggiore attenzione per il ruolo degli assistenti familiari.
Sono 12,3 milioni in Italia le persone che si occupano dell’assistenza di un familiare o di una persona malata. Un impegno spesso invisibile, che può tradursi in isolamento e tristezza e che rischia di spingere chi aiuta a trascurare completamente sé stesso.
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Un film per rompere il silenzio
È da questa realtà che prende forma “La luce nella crepa”, cortometraggio ideato da Anna Maria Mancuso, diretto da Anselma Dell’Olio e basato su una vicenda reale. L’opera è stata presentata il 13 ottobre a Milano, nell’Aula consiliare di Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, durante la Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico.
La pellicola segue Luisa e Carla, due sorelle unite da una situazione difficile: Luisa da tempo assiste Carla, che vive con un tumore al seno. Un soggiorno alle terme, immaginato come una parentesi di sollievo, finisce per far emergere tensioni e fragilità, fino a modificare l’equilibrio tra le due.
Il ruolo degli assistenti familiari
Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV e promotrice del progetto, ha sottolineato che il linguaggio cinematografico può rendere visibile una condizione ancora poco riconosciuta. “Riteniamo che un film possa arrivare direttamente al cuore di chi fa le leggi”, ha affermato, ricordando le difficoltà affrontate ogni giorno da chi assiste un malato, soprattutto nelle fasi più complesse della patologia.
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Secondo Mancuso, l’approvazione di una legge che riconosce formalmente questa figura rappresenta un passo avanti, ma non conclude il percorso. Restano infatti necessari interventi capaci di garantire tempo, sostegno e attenzione a chi accompagna il paziente lungo la malattia.
Tempo e risorse sono decisivi
Federico Romani, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ha indicato nella disponibilità di tempo uno degli aiuti più importanti. “Sicuramente è fondamentale concedere il tempo, perché è ciò che conta davvero quando si ricoprono ruoli come questo”, ha detto, aggiungendo che servono anche maggiori risorse per permettere agli assistenti familiari di svolgere il proprio compito senza essere lasciati soli.
Il messaggio del cortometraggio riguarda dunque non soltanto la malattia, ma anche la rete quotidiana di persone che sostiene chi ne è colpito. Riconoscere questo contributo significa dare spazio a bisogni spesso messi in secondo piano e ricordare che anche chi assiste ha bisogno di aiuto e di occasioni per prendersi cura di sé.
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