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Lifestyle 4 min di lettura2 giorni fa

Trump e la stampa: il boicottaggio che gli ha tolto la scena

Il presidente ha escluso CNN, MS NOW e Politico dalla Casa Bianca, ma la reazione delle emittenti e dei giudici ha trasformato l’offensiva in un boomerang

«Quel tipo si stava comprando l’intera industria dell’informazione semplicemente richiamando al telefono», osservò Jimmy Breslin descrivendo il rapporto tra Donald Trump e i giornalisti. Secondo lo scrittore, la stampa gli offriva la pubblicità di cui aveva bisogno, mentre Trump finiva per credere al racconto costruito dai media su di lui.

Quella relazione, dopo decenni di reciproco vantaggio, sembra oggi essersi spezzata. Nel tentativo di limitare le testate considerate ostili, il presidente ha finito per ridurre anche la propria esposizione pubblica e per provocare una risposta collettiva delle emittenti televisive.


Dalla notorietà alla Casa Bianca

Il rapporto di Trump con i mezzi d’informazione era iniziato molto prima della politica. Nel 1991 il costruttore del Queens riusciva a conquistare spazio sui tabloid newyorkesi e sui giornali economici grazie a dichiarazioni provocatorie, facilmente trasformabili in titoli.

Negli anni successivi la sua presenza si è allargata alla televisione, passando da programmi come The View e Good Morning America fino a Fox News. In quelle occasioni la sua capacità di alimentare il dibattito gli garantì una visibilità costante: nel 1987 parlò con Barbara Walters degli impianti petroliferi iraniani, nel 1988 con Oprah Winfrey elogiò il popolo giapponese, mentre in seguito rivolse giudizi taglienti su Ivanka Trump e Cher durante interviste con Howard Stern e Greta Van Susteren.

Per le reti all news, l’ascesa politica di Trump ha rappresentato a sua volta una fonte di ascolti e notorietà. La copertura senza interruzioni della sua campagna e della vittoria del 2016 contribuì a far emergere nuovi volti televisivi. Anche quando definiva i media responsabili di notizie false, Trump continuava però a rispondere alle telefonate dei cronisti e ad accettare interviste.


Il boicottaggio che non si aspettava

La scelta di allontanare CNN, MS NOW e Politico dalla Casa Bianca ha prodotto una conseguenza che il presidente, secondo una fonte, non aveva messo in conto. Le cinque emittenti del gruppo che garantisce la copertura televisiva dalla sede presidenziale, compresa Fox News, hanno deciso di non sostituire CNN e hanno sospeso la trasmissione delle immagini della Casa Bianca.

Trump avrebbe confidato ai propri collaboratori di non ritenere probabile una reazione così compatta. L’obiettivo, secondo la stessa ricostruzione, era spingere un’altra rete a prendere il posto di CNN; il calcolo si è rivelato errato. Invece di ampliare la platea presidenziale, il provvedimento ha lasciato vuoti gli spazi normalmente utilizzati dai giornalisti.


Un divieto dalle motivazioni variabili

L’esclusione delle tre testate è stata annunciata senza un confronto preventivo con alcuni dei principali consiglieri di Trump. Un funzionario della Casa Bianca, rimasto anonimo, ha riferito che nell’entourage presidenziale nessuno si è detto sorpreso, perché le testate erano accusate di diffondere notizie false. Alcuni collaboratori avrebbero provato a segnalare il rischio di effetti negativi sulla copertura mediatica, senza riuscire a modificare la decisione.

Le spiegazioni ufficiali, tuttavia, non sono rimaste uniformi. Trump ha parlato apertamente di esclusione della stampa, mentre il vicepresidente JD Vance ha sostenuto che non fosse in corso alcun divieto e ha attribuito la misura alla presunta parzialità dei mezzi d’informazione, giudicando negativi circa il 92 per cento degli articoli dedicati al presidente e all’amministrazione.

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La Casa Bianca ha poi indicato nelle testate vicine alla «sinistra radicale» il bersaglio dell’iniziativa. In un documento depositato in tribunale, invece, il dipartimento di Giustizia ha presentato la copertura giornalistica come un possibile problema di sicurezza nazionale, spostando così il fondamento della misura dalla linea editoriale al pericolo per lo Stato.


Il giudice riapre l’accesso

Per sostenere la propria posizione, il dipartimento di Giustizia ha richiamato un articolo pubblicato da Politico a giugno e basato sulle parole di un alto funzionario dell’amministrazione. La newsletter Status ha poi identificato quella fonte anonima nel vicepresidente Vance, circostanza che ha reso ancora più controversa l’accusa rivolta alla stampa.

Il giudice distrettuale Timothy Kelly, nominato da Trump, non ha trovato negli atti precedenti alla causa elementi riconducibili alla sicurezza nazionale. Ha inoltre rilevato che il presidente, annunciando l’allontanamento, aveva insistito soprattutto sulla presunta inattendibilità e sul tono negativo degli articoli. Per questo ha disposto provvisoriamente il ripristino dei pass stampa per almeno due settimane.

Il 24 settembre, a mezzogiorno, l’accesso è stato riattivato e i cronisti delle testate coinvolte sono rientrati nella zona riservata alla stampa. Trump aveva già previsto la possibilità di una sconfitta giudiziaria e, prima dell’udienza, aveva preparato il ricorso.


La Casa Bianca senza il suo palcoscenico

L’assenza dei giornalisti si è notata soprattutto a Pebble Beach, il vialetto destinato ai collegamenti televisivi dalla Casa Bianca. Le pedane usate dagli inviati sono rimaste deserte e la pioggia ha battuto sui teli verde scuro che coprivano molte postazioni.

Anche le sale stampa dell’edificio, di solito animate dall’attesa per un briefing o per una nuova dichiarazione, hanno vissuto giornate insolitamente silenziose. Gli incontri con i giornalisti, già diventati irregolari, non erano l’unico elemento ad aver perso centralità.

All’inizio dell’anno, infatti, l’amministrazione aveva impedito ai cronisti di raggiungere gli uffici dei responsabili della comunicazione situati in fondo al corridoio dello Studio Ovale. Senza la possibilità di parlare con i funzionari più autorevoli, alcuni giornalisti hanno preferito svolgere le proprie telefonate da un club privato. L’offensiva contro la stampa ha così finito per sottrarre attenzione proprio al presidente che per anni aveva costruito la propria forza sulla visibilità mediatica.

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