Trump e il rischio di un nuovo strappo: l’allarme di Jebreal
Nel libro «Liberticidio», la giornalista collega Gaza, crisi del diritto internazionale e indebolimento delle garanzie democratiche negli Stati Uniti.
La partita delle prossime elezioni americane, secondo Rula Jebreal, potrebbe misurare molto più del consenso a Donald Trump. Inflazione, guerre, impunità delle élite e perdita di fiducia nelle promesse politiche stanno mettendo sotto pressione la democrazia statunitense, mentre il rischio di nuove forzature istituzionali resta, a suo giudizio, più alto rispetto al passato.
Nel suo ultimo libro, «Liberticidio. Come muore la democrazia con Donald Trump», pubblicato da Piemme, la giornalista italo-palestinese interpreta questo processo come un indebolimento graduale delle libertà. Non necessariamente attraverso una rottura improvvisa, ma tramite lo svuotamento delle istituzioni e la progressiva sottrazione del potere ai controlli.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Il voto può diventare un referendum su Trump
Jebreal ritiene possibile una rimonta democratica anche in Stati tradizionalmente repubblicani. Un precedente, osserva, risale al 2006, quando la contrarietà alla guerra in Iraq contribuì a spostare il voto: oggi a pesare potrebbero essere il costo della vita, la benzina più cara, gli affitti e la delusione per promesse rimaste senza seguito.
In questo scenario, una parte dell’elettorato repubblicano potrebbe scegliere di non partecipare. La contesa sarebbe quindi affidata soprattutto agli indipendenti, privi di un’appartenenza politica stabile e orientati, secondo l’analisi della giornalista, a valutare gli effetti concreti delle decisioni del governo sulla propria vita.
Il passaggio più delicato riguarda però ciò che potrebbe accadere dopo il voto. Jebreal richiama l’assalto al Congresso del 2020, avvenuto nel tentativo di bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden, e sostiene che nel 2026 il pericolo sarebbe più grave perché Trump avrebbe nel frattempo accresciuto enormemente la propria ricchezza e la propria influenza.
Gaza come origine della crisi occidentale
Il termine scelto per il libro vuole descrivere, nelle intenzioni dell’autrice, una libertà consumata dall’interno. «Dobbiamo svegliarci e dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi», afferma Jebreal, collegando la guerra a Gaza all’arretramento delle garanzie democratiche in Europa e negli Stati Uniti.
La sua tesi è che la distruzione del diritto internazionale non rappresenti l’esito conclusivo della crisi, bensì il primo passaggio verso l’indebolimento delle norme interne. A suo giudizio, sanzionare o delegittimare magistrati, tribunali e organismi internazionali per tutelare i responsabili di crimini di guerra produce un precedente capace di svuotare l’intera architettura costruita dopo la Seconda guerra mondiale.
Nel colloquio, la giornalista cita Gaza insieme a Libano, Siria, Yemen, Iran e Venezuela come teatri nei quali, secondo la sua lettura, trattati e regole vengono progressivamente accantonati. Il risultato sarebbe una democrazia occidentale meno capace di limitare il potere politico ed economico.
Istituzioni più deboli, élite più protette
Negli Stati Uniti, Jebreal attribuisce a Trump lo smantellamento o l’indebolimento di uffici incaricati di indagare sul suo operato. Richiama inoltre i licenziamenti di funzionari impegnati contro la corruzione e le operazioni finanziarie illecite, oltre alle pressioni sul Dipartimento della Giustizia.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Un altro fronte riguarda la deregolamentazione di settori considerati essenziali, con possibili conseguenze sulla sicurezza alimentare e sulla protezione dell’ambiente. A essere ridotti sarebbero anche gli strumenti legali a disposizione dei cittadini per contrastare le grandi imprese o ottenere risarcimenti.
La giornalista lega questa dinamica a un modello economico che, secondo lei, lascia senza protezione chi non può sostenere i costi delle cure. L’esempio è quello di una persona diabetica priva di assicurazione sanitaria o di un malato oncologico incapace di pagare le terapie: la vulnerabilità sociale diventerebbe così anche una forma di indebolimento democratico.
Nel rapporto tra Washington e il governo di Benjamin Netanyahu, Jebreal vede inoltre una frattura tra opinione pubblica e classe dirigente. Sostiene che l’80% degli americani, sia democratici sia repubblicani, non voglia più destinare 23 miliardi di dollari a Israele, mentre quei fondi, nella sua ricostruzione, vengono sottratti a sanità, scuola e infrastrutture.
Il caso Epstein e il ricatto politico
Tra i temi affrontati nel libro c’è anche Jeffrey Epstein, presentato da Jebreal come il simbolo di un sistema di protezione riservato a una parte dell’élite finanziaria. La giornalista ricorda che, dopo la crisi economica del 2008, nessuno dei principali responsabili finì in carcere e che in seguito emersero accuse gravissime di violenza sessuale riguardanti alcuni miliardari.
Secondo la sua versione, Trump in campagna elettorale aveva promesso di rendere pubblici i documenti legati a Epstein e di colpire gli abusi dei gruppi più potenti. Una volta alla Casa Bianca, però, avrebbe scelto di non divulgarli, alimentando il senso di tradimento della propria base, che gli chiedeva soprattutto di ridurre l’inflazione, evitare nuove guerre e smascherare la corruzione.
Jebreal interpreta questa distanza tra promesse e decisioni come una delle ragioni della disillusione trumpiana. A ciò aggiunge il potere delle tecnologie di sorveglianza: accedere ai telefoni, acquisire dati riservati, attivare telecamere o manipolare contenuti può trasformarsi, sostiene, in uno strumento di pressione politica.
Il pericolo, nella sua analisi, nasce dalla possibilità che informazioni compromettenti vengano utilizzate per condizionare chi prende decisioni pubbliche. È il punto in cui la tecnologia, l’impunità delle élite e la fragilità delle istituzioni finiscono per alimentare lo stesso processo di erosione delle libertà.
Continua a leggere
Un volto per leggere il rischio dei tumori: cosa può davvero capire l’IA
Due modelli analizzano le fotografie dei pazienti oncologici per stimare età biologica e sopravvivenza, ma il loro impiego nella pratica medica richiede ancora nuove verifiche.
Sacchetti sottovuoto senza macchina: il metodo della cannuccia e del ferro
Due soluzioni domestiche aiutano a ridurre l’aria nei sacchetti e a chiuderli senza acquistare un’apparecchiatura specifica.
Pelle matura, il fondotinta che illumina senza segnare: 5 formule da provare
Le basi leggere e idratanti pensate per uniformare l’incarnato, attenuare otticamente i segni e mantenere il viso fresco e luminoso.
Silvia Salis, il dettaglio che conquista in tv: biondo e rosa
La sindaca di Genova sceglie per Otto e mezzo un’immagine luminosa e misurata, tra onde dorate, sopracciglia definite e accenti rosa.