Tende, firme e una promessa: a Termini la casa diventa battaglia
Il presidio di piazza dei Cinquecento ricorda Maricarmen Abascal e riunisce inquilini, giovani e altri gruppi sociali in vista del 30 ottobre
Il presidio di piazza dei Cinquecento non ha ancora ricevuto visite dalle istituzioni, ma gli organizzatori annunciano che la mobilitazione proseguirà fino al 30 ottobre, data della manifestazione nazionale. La convergenza tra realtà diverse è ancora da verificare, mentre per chi partecipa la vertenza abitativa va avanti da decenni e non si fermerà dopo un singolo appuntamento.
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La protesta vive giorno e notte
Sotto le tende si alternano persone provenienti da differenti esperienze di occupazione abitativa. I partecipanti si dividono i turni in base alle proprie disponibilità, restando in piazza per quattro, cinque o sei ore alla volta, con l'obiettivo di garantire una presenza continua.
Il presidio è diventato anche uno spazio di confronto con gruppi alle prese con problemi diversi. Giovani alle prese con canoni sempre più onerosi, agricoltori e camionisti hanno preso parte a un'assemblea e illustrato le rispettive difficoltà, ascoltando a loro volta le testimonianze di chi cerca un alloggio o rischia di perderlo.
A Termini il disagio prende forma
La piazza conserva il suo movimento quotidiano, tra autobus, viaggiatori e persone dirette alla stazione. In questo scenario sono state montate alcune tende, mentre militari e agenti presidiano l'area rendendo evidente la presenza delle forze dell'ordine.
Sugli spazi occupati compaiono striscioni dedicati al costo degli affitti e alla sicurezza sociale. Tra i messaggi si leggono gli appelli «No al governo della guerra» e «La città ne parla: l'unica sicurezza è la sicurezza sociale».
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Il ricordo di Maricarmen
Una porzione della piazza è stata intitolata simbolicamente a Maricarmen Abascal, pensionata spagnola di 87 anni. La donna era stata allontanata dall'abitazione di Madrid in cui aveva trascorso settant'anni; dopo lo sfratto era finita in ospedale ed è morta pochi giorni più tardi.
La sua vicenda ha oltrepassato i confini spagnoli ed è stata assunta dai manifestanti come emblema della difficoltà di difendere il diritto alla casa. Il suo nome è così entrato nella protesta romana, accanto alle richieste raccolte attraverso la petizione contro il caro affitti.
Una battaglia iniziata nel 1985
A occuparsi della raccolta firme c'è Agostino, che racconta di essersi impegnato sul tema dell'abitare dal 1985, dopo altre esperienze nella politica di strada. Nel tempo ha collaborato con movimenti degli inquilini, organizzazioni e sindacati, continuando a seguire la vertenza anche dopo aver trovato una sistemazione personale.
«Io sono fortunato, una casa sono riuscito a comprarla anche se sto ancora pagando il mutuo. Quello che sono riuscito a fare con anni e anni di lotta, io spero che anche gli altri possano usufruirne e possano prendere una casa», racconta. Per Agostino, infatti, ottenere un'abitazione non può restare un'opportunità riservata a pochi: il presidio nasce per collegare storie differenti, accomunate dall'impossibilità di trovare o conservare un luogo in cui vivere.
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