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Lifestyle 2 min di lettura30 set

Siate arrabbiati per noi»: l’appello di Florence Pugh dopo il caso Cornell

L’attrice britannica ha reagito alla denuncia civile di una ex studentessa e alla successiva limitazione del suo messaggio su Instagram, poi rimossa da Meta.

Il caso Cornell ha spinto Florence Pugh a intervenire pubblicamente sul tema della violenza sessuale e delle responsabilità collettive. L’attrice britannica ha spiegato di sentirsi profondamente scossa dopo aver letto la denuncia presentata da una ex studentessa: «Mi sento a disagio, male e in ansia».

La vicenda riguarda fatti che, secondo l’accusa, risalirebbero all’ottobre 2024. La giovane, allora ventenne, sostiene di essere stata drogata e violentata da più membri della confraternita Chi Phi in una casa studentesca di Cornell. Nel settembre 2026 ha avviato una causa civile contro sette uomini e contro l’università, accusata di non aver garantito una protezione adeguata e di aver gestito male ciò che sarebbe accaduto in seguito. Le responsabilità dovranno essere valutate dalle autorità competenti.


Pugh punta il dito sul silenzio

Nel suo intervento su Instagram, Pugh ha concentrato l’attenzione non soltanto sui presunti autori della violenza, ma anche su chi avrebbe potuto conoscere la situazione senza fermarla. A suo giudizio, gli uomini dovrebbero partecipare con maggiore decisione alla discussione pubblica e rifiutare ogni forma di tolleranza o complicità.

L’attrice ha contestato anche l’argomento secondo cui non tutti gli uomini sarebbero responsabili, osservando che questa distinzione perde forza quando, davanti a episodi simili, molti scelgono di non esporsi. Ha inoltre definito vile e privo di umanità il comportamento di chi fosse stato informato di quanto stava per accadere e non fosse intervenuto.


L’accusa contro scuole e atenei

Le parole più severe sono state riservate alle istituzioni educative. Pugh ha denunciato una protezione accordata ai ragazzi per timore di compromettere il loro futuro e ha sostenuto che scuole, college e università finiscano troppo spesso per tradire le donne, anche fuori dagli Stati Uniti.

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Nel passaggio dedicato alla sicurezza, l’attrice ha legato il tema alla reale esistenza dell’uguaglianza: il rispetto dei corpi e la possibilità di vivere senza paura, secondo il suo messaggio, non possono essere considerati aspetti secondari. In chiusura ha rivolto agli uomini un appello diretto: «Siate arrabbiati per noi. Per favore».


Il post limitato da Instagram

Dopo la pubblicazione, Pugh ha riferito che alcuni utenti non riuscivano a visualizzare tutte le schermate del suo messaggio. Altri, invece, avrebbero visto soltanto l’avviso relativo ai contenuti sensibili. L’attrice ha quindi chiesto se stesse venendo censurata per aver parlato di stupro.

In seguito ha caricato nuovamente il contenuto e ha accusato la piattaforma di averne ridotto la visibilità, sostenendo che non si dovessero proteggere gli stupratori. Secondo le ricostruzioni legate al caso, Meta avrebbe inizialmente ricondotto il blocco parziale alle regole sui contenuti che riguardano la violenza sessuale; dopo una verifica, la limitazione sarebbe stata eliminata.

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