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Lifestyle 2 min di lettura6 ott

Sette anni di attesa, poi il Dna: riconosciuto il padre biologico

Il test genetico ha attribuito al 34enne milanese una probabilità di paternità del 99,99 per cento, al termine di un lungo percorso giudiziario

Ha ormai sette anni il bambino coinvolto nella vicenda, mentre l’accertamento della paternità non ha riguardato le decisioni su affidamento e collocamento: questi aspetti potranno essere esaminati in un procedimento distinto. Il 34enne milanese, però, è stato finalmente riconosciuto come padre biologico.


Il Dna scioglie il nodo giudiziario

La decisione del Tribunale di Milano ha recepito l’intesa raggiunta dai genitori naturali. Il provvedimento ordina inoltre di riportare la paternità a margine dell’atto di nascita del minore.

A risultare determinante è stata l’analisi genetica depositata il 13 marzo 2025. L’esame ha indicato una compatibilità biologica del 99,99 per cento; sulla base di questo dato, l’ottava sezione civile del tribunale milanese ha dichiarato che il 34enne è il padre del bambino.


La gravidanza e il trasferimento improvviso

La vicenda era iniziata nel 2018, quando l’uomo aveva conosciuto la donna e con lei aveva avviato una relazione. La coppia aveva scelto di convivere e, a meno di un anno dall’inizio del rapporto, lei era rimasta incinta.

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Durante i primi mesi della gravidanza, il futuro padre si era assentato per lavoro, trascorrendo circa due settimane fuori dall’Italia. Al suo rientro aveva trovato vuoto l’alloggio condiviso: la compagna si era trasferita a Perugia, dove aveva ripreso la relazione con un ex fidanzato. Nel febbraio 2019, in quella città, era nato il bambino, registrato all’anagrafe con la madre e il nuovo compagno di lei come genitori.


Sette anni di ricorsi e tentativi

Il 34enne aveva inizialmente cercato una soluzione senza ricorrere ai giudici. Nel 2020 si erano svolti alcuni incontri per tentare una conciliazione, ma le parti non avevano raggiunto un’intesa.

Nel 2021 la sua avvocata aveva avviato a Perugia il procedimento per mettere in discussione il riconoscimento compiuto alla nascita. Il Tribunale di Perugia lo aveva poi annullato nel 2025. Nel frattempo, nel 2023, a Milano era stata avviata la causa destinata a verificare formalmente la paternità, conclusa con l’accordo recepito dalla sentenza.

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