Sesso animale, le regole saltano: dai papà incinti alle femmine dominanti
Cambi di sesso, cure paterne, strategie contro i partner indesiderati e accoppiamenti non esclusivi: l’etologia ridimensiona molti stereotipi sulla natura.
La gravidanza non è sempre un compito femminile, così come la fedeltà non rappresenta una regola universale. Nei cavallucci marini, per esempio, è il maschio a ricevere le uova, fecondarle e portarle fino alla nascita; in altre specie, invece, le femmine controllano l’accesso alla riproduzione o sviluppano anatomie capaci di ostacolare i partner indesiderati.
È questo il quadro esplorato da Margherita Paiano, laureata in Scienze veterinarie ed etologa, nel libro È una cosa naturale, pubblicato da Sperling & Kupfer. L’autrice intreccia biologia, evoluzione, ecologia, comportamento e antropologia per mostrare quanto siano numerose le forme della sessualità animale, senza separare l’essere umano dal resto del regno animale.
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Quando sono i maschi a prendersi cura
Nel cavalluccio marino la femmina inserisce le uova nella tasca ventrale del maschio. Dopo la fecondazione, quella struttura svolge funzioni complesse: garantisce ossigeno agli embrioni, contribuisce all’equilibrio della salinità e permette di eliminare le sostanze di scarto. Alla fine è il maschio a sostenere la gestazione e a liberare i piccoli.
Un compito paterno altrettanto impegnativo appartiene ai maschi delle rane freccia. I girini vengono trasportati sulla loro schiena fino a minuscole raccolte d’acqua, individuate tra la vegetazione come luoghi adatti alla crescita. Per arrivarci, il genitore deve affrontare spostamenti e pericoli: non si tratta dunque di una cura meramente occasionale.
Sesso e desiderio oltre la riproduzione
I bonobo mostrano che l’accoppiamento può avere anche una funzione sociale. Questi primati ricorrono ai rapporti sessuali, e persino all’autoerotismo, al di fuori dei periodi fertili: il comportamento può ridurre i conflitti, consolidare rapporti e facilitare la riconciliazione all’interno del gruppo.
Anche il pesce pagliaccio mette in discussione l’idea di ruoli immutabili. La comunità ruota attorno a una femmina riproduttiva e a più maschi; quando la femmina scompare, il maschio di maggiori dimensioni cambia sesso e prende il suo posto. Un meccanismo analogo, seppure con modalità diverse, compare in altre specie ittiche.
Le ostriche possono invece alternare più volte la funzione sessuale nel corso dell’esistenza. Un individuo può produrre gameti maschili in una stagione e femminili in un’altra, tornando eventualmente alla condizione precedente. È una risposta biologica alle circostanze riproduttive, non un modello da trasferire automaticamente alle categorie umane.
Anatomie che cambiano i rapporti di forza
Nella iena maculata la femmina possiede una clitoride di dimensioni paragonabili a quelle del pene maschile: può raggiungere circa 17-20 centimetri e viene utilizzata per urinare, accoppiarsi e partorire. L’organo ricorda anche uno scroto, mentre il parto attraverso questa struttura può risultare particolarmente rischioso.
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Un’anatomia imponente caratterizza pure l’elefantessa africana, la cui clitoride misura circa 50 centimetri e può sembrare un pene. La conformazione dell’organo può contribuire a rendere impossibile l’accoppiamento quando la femmina respinge il maschio, mostrando che il controllo dell’incontro non appartiene sempre al partner più aggressivo.
Nelle anatre e nei delfini, invece, l’apparato genitale femminile comprende un canale lungo, tortuoso e dotato di cavità cieche. Il suo andamento procede in direzione opposta rispetto a quello del pene maschile; durante la fase ricettiva può diventare più diretto, mentre negli altri momenti ostacola la penetrazione completa.
La biologa Patricia Brennan, che ha raccolto una prima collezione fisica di vagine appartenenti a diverse specie, ha collegato questa complessità alla frequenza degli accoppiamenti coercitivi osservati in anatre e delfini. Secondo questa interpretazione, la conformazione interna può limitare la possibilità che un maschio imponga la fecondazione.
Fedeltà e competizione non sono regole fisse
Ogni primavera, in Canada, i serpenti giarrettiera dai fianchi rossi escono dal letargo e possono concentrarsi attorno a una sola femmina. In alcuni casi arrivano a un centinaio di maschi, stretti in una massa di corpi intrecciati: la competizione riproduttiva assume così una forma collettiva, lontana sia dalla coppia esclusiva sia dall’idea di una semplice contesa individuale.
Il Malurus splendens offre un esempio diverso. La femmina può vivere in una coppia stabile e, nello stesso tempo, accoppiarsi con altri maschi. La struttura sociale della coppia non coincide quindi con l’esclusività sessuale, mentre la paternità può essere distribuita tra più individui.
Nei galli della salvia, infine, sono i maschi a dover conquistare l’attenzione delle femmine attraverso esibizioni elaborate. Riuniti in aree comuni, gonfiano le sacche d’aria sul petto e le fanno vibrare come grandi sonagli. Tratti vistosi e potenzialmente scomodi per la sopravvivenza possono comunque affermarsi se aumentano le probabilità di essere scelti.
Nel complesso, queste specie non forniscono ricette per organizzare la società umana e non possono essere usate per giustificare il patriarcato. Indicano però che la biologia è molto più varia delle semplificazioni secondo cui i maschi sarebbero sempre dominanti e infedeli, mentre le femmine apparirebbero passive, fedeli e naturalmente destinate alla cura della prole.
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