Sermonti ricorda la sorella e gli anni della terapia
L’attore parla del lutto infantile, del calcio lasciato a 19 anni e del film nelle sale dal 29 ottobre.
Pietro Sermonti ha raccontato il lutto per la sorella, il percorso psicoterapeutico e l’addio al calcio arrivato a 19 anni. L’attore, 55 anni, ne ha parlato in un’intervista a Il Messaggero legata all’uscita di Un tranquillo funerale di famiglia, nelle sale dal 29 ottobre.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Il dolore dell’infanzia
Sermonti ha spiegato che il pianto dopo i gol non era soltanto una reazione sportiva. Alle sue spalle c’erano la perdita della sorella, la separazione dei genitori e una forte solitudine. «A 5 anni morì mia sorella che ne aveva 4», ha detto, aggiungendo di non voler entrare nei particolari della propria famiglia.
L’attore è figlio del dantista Vittorio Sermonti e di Samaritana Rattazzi, nonché nipote di Susanna Agnelli. Del padre, scomparso, conserva il ricordo dell’ironia e la gratitudine per le numerose registrazioni lasciate. Ripensando alla propria giovinezza, ha ammesso di essere stato una persona difficile, ma di sentirsi riconoscente verso i familiari.
Il calcio lasciato a 19 anni
Prima della recitazione c’era il pallone. Sermonti giocava da trequartista nel Tor di Quinto, a Roma, e arrivò nelle giovanili della Juventus. L’esperienza a Torino fu complicata dagli infortuni, tra pubalgia ed ernia inguinale, ma anche dalla scarsa disciplina personale.
Pur riconoscendo di avere talento, l’attore ha raccontato di non averlo coltivato con sufficiente impegno. A 19 anni interruppe l’attività agonistica e attraversò un periodo molto duro. Gli servirono circa dieci anni per comprendere la propria direzione e avvicinarsi alla recitazione, che considera una forma di gioco capace di averlo aiutato.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
L’analisi e il lavoro
La decisione di iniziare una terapia arrivò dopo un momento di profonda disorientamento. «Mi svegliavo e mi chiedevo che senso avesse la vita», ha ricordato. Il percorso non si è mai fermato e oggi Sermonti non si descrive come una persona completamente risolta: preferisce definirsi «ammaccato» e «difettoso», senza considerarsi ripugnante.
Sul braccio porta la frase «Senza amore si muore». La sua carriera comprende anche il ruolo di Stanis La Rochelle in Boris, personaggio molto diverso dal medico Guido Zanin di Un medico in famiglia. Nel film di Massimiliano Bruno recita accanto a Claudia Pandolfi: dopo poche giornate di lavoro, i due hanno trasformato i personaggi da fratelli a gemelli, riconoscendosi una simile vena bizzarra.
Sulla vita privata Sermonti mantiene riservatezza. Ha evitato di parlare della sua situazione sentimentale e ha definito doloroso il tema della paternità, spiegando di aver desiderato dei figli ma di non averne avuti.
Continua a leggere
Eugenio Finardi ricorda Patrizia e la lotta alla droga
A Ballando con le stelle ha raccontato dipendenza, comunità e la morte della moglie a 56 anni
Dopo l’intervento, Antonella Elia attende l’esame istologico
La showgirl ha raccontato a Verissimo la scoperta di lesioni ovariche e il percorso seguito al Policlinico Gemelli
Chillemi racconta la nascita prematura della figlia Smeralda
L’attrice ha parlato a Verissimo dei quattro mesi trascorsi in ospedale e del ritorno al lavoro
Yeman Crippa chiude secondo la Maratona di New York
L’azzurro ha corso in 2 ore, 6 minuti e 14 secondi dopo il successo ottenuto a Parigi ad aprile