Sembrano Issey Miyake, ma non lo sono: il caso delle maestre di Brooklyn
Per giorni il web ha creduto che l’intero corpo insegnante della Ms.
Per giorni il web ha creduto che l’intero corpo insegnante della Ms. Lam Montessori indossasse capi firmati Issey Miyake. La realtà è diversa: quasi tutti gli abiti appartengono a un altro marchio, anche se una docente porta davvero al lavoro la propria collezione Pleats Please.
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La bellezza entra in aula
Nella scuola di Brooklyn l’abbigliamento non viene considerato un semplice requisito pratico. Colori vivaci e forme riconoscibili fanno parte dell’identità dell’istituto, insieme a un ambiente pensato con legno, piante e materiali naturali.
Stephanie Woo, direttrice della struttura, ritiene che i bambini siano spontaneamente attratti da ciò che è armonioso e colorato. Per questo le uniformi non puntano soltanto alla comodità: devono anche rendere lo spazio quotidiano più stimolante, senza trasformare il lavoro in una sfilata.
Il look che ha ingannato i social
Le immagini delle insegnanti mostrano abiti a pieghe, completi dalle tinte accese e volumi che ricordano immediatamente la linea Pleats Please. Il risultato ha alimentato una domanda inevitabile: sarebbe davvero possibile lavorare ogni giorno con capi di lusso dal prezzo elevato?
La scuola si trova a Brooklyn, ma il fenomeno è rapidamente uscito dai suoi confini. A inizio ottobre una discussione su Reddit dedicata a Williamsburg ha rilanciato le fotografie, poi approdate anche su X, dove hanno raccolto milioni di visualizzazioni.
Il marchio dietro i plissé
A chiarire l’equivoco è stata Woo: gli abiti non sono stati disegnati da Issey Miyake. La loro provenienza è Yamasaki Takashi, marchio noto per capi plissettati dalle linee sobrie e per soluzioni che richiamano anche la piegatura dell’origami.
La differenza si vede anche sul conto. Un vestito Pleats Please può arrivare a 700 dollari, mentre le uniformi delle insegnanti costano in media tra 120 e 150 dollari. Sono dunque più accessibili, pur restando molto lontane dall’idea tradizionale di grembiule scolastico.
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Una tradizione arrivata da Taiwan
L’attenzione online è recente, ma l’uso di questi abiti nella scuola ha radici più lontane. Circa dodici anni fa la madre di Stephanie Woo aveva introdotto le uniformi plissettate a Taiwan; quando la figlia ha trasferito il progetto educativo a Brooklyn, ha scelto di conservarne anche questo elemento.
Il modello newyorkese, tuttavia, è meno rigido di quello taiwanese. In precedenza i diversi tagli servivano a distinguere responsabili delle classi, assistenti e addette all’amministrazione; alla Ms. Lam Montessori ogni insegnante può invece selezionare tra varie forme e colori, mantenendo comunque un’immagine comune.
La comodità prima della passerella
Dietro l’apparenza ricercata c’è una necessità molto concreta. Una giornata con bambini piccoli richiede di sedersi a terra, piegarsi, rialzarsi e muoversi continuamente: servono quindi indumenti flessibili, robusti e semplici da gestire.
Secondo Woo, il tessuto conserva abbastanza bene sia la tonalità sia la struttura anche dopo numerosi lavaggi. Una caratteristica essenziale per chi trascorre ore in classe tra giochi, attività e possibili macchie, e non può trattare l’abbigliamento come un oggetto da usare soltanto nelle occasioni speciali.
L’eccezione veste davvero Miyake
Issey Miyake, alla fine, non è del tutto estraneo alla vita della scuola. Una delle insegnanti, che in passato ha lavorato come modella, possiede infatti diversi capi Pleats Please e ha chiesto a Woo di poterli indossare durante l’orario di lavoro.
Il permesso è arrivato, creando una curiosa coincidenza con l’impressione diffusa sui social. Il grande equivoco resta: le uniformi non sono di Issey Miyake, ma almeno una docente, tra una lezione e l’altra, porta davvero quei celebri plissé.
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