Scuole e allarmi social: cosa sta davvero succedendo a Milano
Le chat hanno spinto molte famiglie a tenere i figli a casa, ma negli istituti non risultano al momento segnali concreti di pericolo.
«Una premessa doverosa: l'ordine pubblico è materia di competenza dello Stato, non del Comune e tanto meno della scuola». Cristian Coviello, direttore amministrativo dell'IC Confalonieri, chiarisce così i confini delle responsabilità dopo i messaggi allarmistici circolati nelle ultime ore.
Secondo Coviello, agli istituti spetta soprattutto affrontare le cause del disagio giovanile attraverso gli strumenti educativi. Sul piano della sicurezza, qualora emergessero elementi concreti, la scuola potrebbe rafforzare le procedure interne: portoni chiusi anche durante gli ingressi principali e maggiore rigore per entrate e uscite fuori dagli orari previsti.
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Nei plessi non emergono rischi concreti
Valentina Palimento, vicepreside del Confalonieri, riferisce che nelle strutture dell'istituto non sono state rilevate situazioni tali da far pensare a un pericolo immediato. «A scuola basta poco perché si crei un caso, e i social possono amplificarlo enormemente», osserva, invitando a separare i fatti verificati dai contenuti rilanciati nelle conversazioni private.
La maggiore attenzione nelle scuole superiori è comprensibile, aggiunge Palimento, ma nemmeno i colleghi di quegli istituti avrebbero segnalato criticità specifiche. Per questo alcuni dirigenti stanno semplicemente osservando l'evoluzione del quadro, senza adottare provvedimenti straordinari.
La paura corre più dei fatti
Il clima di apprensione è cresciuto dopo gli scontri registrati a Milano nel fine settimana. Sui social e nelle chat sono comparsi avvisi relativi a nuove violenze, presunti attacchi agli edifici scolastici e aggressioni contro le studentesse; segnalazioni simili sono state diffuse anche fuori dal capoluogo lombardo, senza però trovare conferme nelle informazioni disponibili.
L'effetto più visibile si è prodotto nelle presenze scolastiche. In alcuni istituti superiori, secondo quanto riferito, gli assenti hanno raggiunto circa la metà degli iscritti. Le famiglie hanno chiesto soprattutto più controllo agli ingressi, anche perché il danneggiamento di una scuola elementare a Torino ha fatto temere possibili episodi analoghi ai danni dei bambini.
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Nessuna chiusura senza disposizioni
Chiara Arena, dirigente scolastica dell'IC Confalonieri, spiega che la scuola ha seguito i canali ufficiali: comunicazioni dell'Ufficio scolastico, indicazioni delle forze dell'ordine e informazioni della questura. Non essendo arrivato alcun ordine specifico, sospendere le lezioni sarebbe stata una scelta autonoma non sostenuta da provvedimenti istituzionali.
La dirigente ricorda che in occasione delle Olimpiadi era stata invece trasmessa una comunicazione formale sulla chiusura degli istituti, alla quale la scuola si era adeguata. Nel caso attuale, precisa, una disposizione analoga non è stata ricevuta.
Calma senza sottovalutare la violenza
Arena invita a non confondere la prudenza con l'indifferenza. «Non bisogna pensare che stiamo sottovalutando la situazione, ma non vogliamo nemmeno ingigantirla», afferma, sottolineando la necessità di rassicurare le famiglie e distinguere gli episodi reali dalla paura amplificata nelle ultime ore.
La dirigente richiama però anche esperienze concrete vissute l'anno scorso in una scuola superiore di Cinisello Balsamo. In quell'occasione alcuni gruppi di ragazzi trasformavano le aggressioni in una sorta di gioco, con scontri nati per motivi banali e interventi delle forze dell'ordine; in alcuni casi erano comparsi coltelli e fumogeni. A suo giudizio, la convinzione di non dover rispondere delle proprie azioni, anche per la minore età, può spingere alcuni giovani a oltrepassare più facilmente i limiti.
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