Milano, la svolta al contrario: solo un marchio veste le taglie grandi
Le passerelle Primavera-Estate 2027 mostrano un arretramento dell’inclusività, mentre il settore dell’abbigliamento per taglie grandi continua a crescere in tutto il mondo.
La moda sembra restringere lo spazio concesso alle taglie grandi proprio mentre il relativo mercato raggiunge dimensioni enormi. Per la stagione Primavera-Estate 2027, infatti, la presenza di modelle oltre la taglia 48 si è ridotta sulle principali passerelle internazionali, con Milano in fondo alla classifica dell’inclusività.
Il contrasto è particolarmente evidente: secondo le stime, l’abbigliamento per taglie grandi vale 348,8 miliardi di dollari nel 2026 e potrebbe arrivare a 412,4 miliardi nel 2030. La clientela, dunque, è ampia e in crescita, ma il lusso sembra sempre meno disposto a rappresentarla e a vestirla.
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Milano arretra sulla rappresentazione
Nella capitale italiana della moda soltanto uno dei 61 marchi presenti in calendario ha scelto di portare in passerella modelle con taglie grandi. Si tratta di Marco Rambaldi, mentre alcune presenze più isolate sono state rilevate nelle collezioni di Philipp Plein e Ferragamo.
Il confronto con altre città è significativo. Londra e Parigi hanno mostrato una maggiore attenzione alla varietà dei corpi, anche grazie a realtà come Ester Manas, che costruisce le proprie collezioni attorno a fisicità differenti, e Chopova Lowena, nota per selezioni di modelle diversificate sotto più aspetti.
La tendenza, però, non riguarda soltanto Milano. Nelle collezioni Primavera-Estate 2025, presentate nel 2024, le modelle con taglie grandi rappresentavano oltre il 6 per cento del totale secondo un’analisi dell’agenzia A Lab Curated B. Oggi la quota è scesa a meno della metà di quel valore.
Taglie diverse, esigenze diverse
I termini utilizzati nel dibattito non indicano la stessa cosa. “Curvy” descrive in senso generale un corpo caratterizzato dalle forme, mentre le categorie delle taglie intermedie e grandi fanno riferimento a intervalli numerici che possono cambiare da un marchio all’altro.
In linea orientativa, le taglie standard comprendono dalla 36 alla 40, quelle intermedie dalla 42 alla 48 e le taglie grandi partono dalla 50. Questa distinzione è importante perché una selezione inclusiva di modelle non garantisce automaticamente che la stessa ampiezza di misure sia poi disponibile nei negozi.
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L’inclusività ha costi concreti
Aumentare la gamma delle taglie non significa semplicemente adattare un modello già esistente. Servono cartamodelli elaborati per proporzioni differenti, ulteriori prove di vestibilità e nuove campionature prima dell’avvio della produzione.
I marchi devono inoltre affrontare i quantitativi minimi imposti dai fornitori e organizzare un assortimento più vasto, cercando di prevedere la domanda per ogni misura. Per le aziende indipendenti e di dimensioni ridotte, queste operazioni possono pesare sui margini e rendere più complessa la gestione della produzione.
Per questo la presenza di modelle con corpi diversi non sempre si traduce in una reale disponibilità commerciale. Alcune maison mostrano in passerella capi pensati per taglie grandi, ma poi non li realizzano nella stessa misura; altre si fermano alla 48 italiana nei propri negozi digitali.
La domanda non è scomparsa
Mentre le passerelle riducono la visibilità delle donne con taglie grandi, il pubblico interessato continua a esistere. Le stime di Grand View Research includono abbigliamento femminile, maschile e per bambini, a diverse fasce di prezzo, confermando che non si tratta di un segmento secondario.
Anche fuori dalle sfilate i segnali di arretramento sono visibili. Le celebrità un tempo associate alla valorizzazione dei corpi non conformi ai modelli tradizionali sono oggi meno presenti come riferimento, mentre le modelle con taglie grandi compaiono più raramente in campagne pubblicitarie, servizi fotografici e progetti speciali.
Il rischio, per i marchi, è rafforzare l’idea che l’apertura alla moda delle taglie grandi sia stata soltanto una parentesi promozionale. La rappresentazione acquista credibilità solo se viene accompagnata dalla continuità delle presenze e dalla possibilità concreta di acquistare quei capi in una gamma di misure più ampia.
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