Sarandon fermata a New York: la protesta pro-Palestina che ha travolto l’Onu
L’attrice premio Oscar era tra i partecipanti al corteo contro Netanyahu vicino al Palazzo di Vetro, mentre in passato ha già pagato a caro prezzo il suo attivismo politico.
Susan Sarandon è tornata al centro di una protesta filopalestinese finita con diversi fermi, proprio mentre a New York si attendeva l’intervento di Benjamin Netanyahu all’assemblea generale dell’Onu. L’attrice, già da tempo molto esposta sul fronte politico, è stata presa in custodia insieme ad altri manifestanti.
Il peso del suo attivismo
Nel suo caso non si tratta di una presenza occasionale. Sarandon si è schierata più volte contro l’azione di Israele a Gaza e in Cisgiordania, arrivando a parlare in passato di genocidio. Da anni, oltre al cinema, porta avanti battaglie legate ai diritti civili e sociali.
Nel 2018 era già finita in stato di arresto a Washington, durante una protesta contro le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. E negli ultimi mesi ha ribadito pubblicamente quanto il suo sostegno alla Palestina abbia inciso sulla sua carriera a Hollywood.
Il corteo davanti al Palazzo di Vetro
La mobilitazione si è svolta nelle vie attorno al Palazzo di Vetro ed è stata promossa da Jewish Voice for Peace. Alla manifestazione hanno preso parte circa 250 persone, mentre all’interno della sala diversi delegati hanno lasciato l’aula prima che Netanyahu prendesse la parola.
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Tra le persone fermate dalla polizia, oltre a Sarandon, figuravano anche Darializa Avila Chevalier, candidata democratica al Congresso, e il consigliere comunale Chi Osséo. Secondo varie testate, sarebbero state arrestate anche Cynthia Nixon e Hannah Einbinder; Elliot Page era presente, ma non risulta tra i fermati.
Le parole contro Hollywood
A inizio settembre, durante la conferenza stampa di The echo chamber alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, l’attrice aveva spiegato che le sue posizioni sul Medio Oriente l’avrebbero di fatto isolata dall’industria cinematografica statunitense. «Non mi propongono più film per il mio sostegno alla Palestina - aveva detto - È stata una rivelazione scoprire quanto denaro gli Usa diano a Israele. Abbiamo anche votato per unire l’esercito americano con quello israeliano. Adesso queste informazioni sono note».
Un concetto che aveva già espresso nel 2024, quando a Variety aveva raccontato di aver perso diversi incarichi e di essersi allontanata da amici e parenti per via delle proprie idee. In quella stessa occasione aveva anche detto di ammirare chi, spinto dalla preoccupazione per l’umanità e dalla speranza in un mondo diverso, decide di alzare la voce per fermare il genocidio.
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