932notizie oggi Scopri i vantaggi
Lifestyle 4 min di lettura50 min fa

Santamaria, la lezione più dura: «Bisogna avere il coraggio di guardarsi»

A Milano l’attore ripercorre oltre trent’anni di carriera, dal rifiuto dei ruoli a Enzo Ceccotti e al terrorista di Casino Royale accanto a Daniel Craig.

Forza, intelligenza e sangue freddo: sono le tre doti che Claudio Santamaria attribuisce a un buon attore, richiamando Marcello Mastroianni. Alla Lezione Speciale di OffiCine-IED e IED Cinema, a Milano, ne ha aggiunta una decisiva: la capacità di non prendersi troppo sul serio.

Santamaria ha raccontato anche quanto possa essere difficile rivedersi sullo schermo. Per anni ha evitato il monitor, finché ha capito che il mestiere richiede pure la disponibilità a riconoscere i propri errori: «Bisogna avere il coraggio di riguardarsi e magari pensare: “oddio, che schifo”».

Offerta del giorno21 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 71 giorni
*********


Il no vale più della parte

Davanti soprattutto a studenti di cinema, l’attore ha ripercorso una carriera lunga più di trent’anni. La sua confessione più scomoda risale al 1999, quando accettò un film esclusivamente per una ragione economica e, pur di non presentarsi al lavoro, si mise a piangere ogni giorno. Non ha rivelato quale fosse il progetto.

Da quell’esperienza Santamaria ha ricavato una convinzione precisa: il vero traguardo non coincide con l’ottenimento di un ruolo, ma con la possibilità di rifiutarlo. «Il privilegio più grande di questo mestiere è arrivare a poter dire di no», ha spiegato, ricordando un percorso che comprende film, David di Donatello, il doppiaggio di Batman e l’esperienza nel mondo di James Bond.

L’attore non considera comunque i personaggi una presenza destinata a restare addosso per sempre. A suo giudizio, non è necessario cercarli in luoghi lontani: le caratteristiche utili a interpretarli fanno già parte della persona che li porta in scena.


Enzo Ceccotti cambia volto

Per prepararsi a Lo chiamavano Jeeg Robot, Santamaria costruì un’identità fisica e psicologica molto distante dalla propria. Mise circa venti chili di muscoli, trascorse lunghe ore in palestra, rese la voce più bassa, si isolò e frequentò lo zoo per osservare gli orsi.

Il cambiamento arrivò perfino nella vita quotidiana: cominciò a rispondere male al telefono, lasciando perplessi gli amici e le persone che gli stavano vicino. Terminata la lavorazione, però, chiuse il capitolo senza trascinarsi dietro Enzo Ceccotti. Il film nacque anche dal rapporto con Gabriele Mainetti, conosciuto alla scuola di recitazione: quando lesse la sceneggiatura, Santamaria lo chiamò subito, convinto di aver trovato un progetto che desiderava tanto come interprete quanto come spettatore.

L’idea di Mainetti prendeva figure come Spider-Man e Superman e le spostava in una Roma concreta, lontana dai paesaggi americani dei fumetti. La domanda era immaginare un uomo capace di muoversi tra i fili di una città italiana, oppure un supereroe precipitato al Quarticciolo o a Tor Bella Monaca invece che nel Kansas.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Bond, il lavoro prima dell’azione

L’esperienza in Casino Royale lo portò su un set di dimensioni completamente diverse. Per il ruolo del terrorista, Santamaria affrontò esercitazioni con armi, veicoli e combattimenti, oltre a prove pensate per verificare le reazioni degli attori davanti a situazioni non previste.

Il lavoro con la pistola cominciò dalla sicurezza e proseguì con centinaia di colpi. Poi arrivarono sequenze sempre più complesse: guidare, fermarsi nel punto stabilito, togliere la sicura, sparare e ripetere tutto da capo. L’entusiasmo dell’attore fu tale che gli chiesero persino di non sorridere, perché quell’espressione non si adattava alla scena.

Una singola azione, la rottura di un vetro seguita dall’attivazione di un allarme, venne provata circa venti volte. Santamaria ricordò con ironia che in Italia forse ne sarebbero state concesse appena tre, mentre quel tipo di produzione poteva permettersi numerosi tentativi grazie alle risorse disponibili.


Due attori e una falena

La preparazione comprendeva anche le scene di combattimento. Per due settimane Santamaria lavorò in un aeroporto fuori Londra insieme alla controfigura di Daniel Craig, mentre Craig, alle Bahamas, provava gli stessi movimenti con l’attore destinato a sostituire Santamaria.

L’obiettivo non era costruire un’immagine eroica, ma limitare i danni: «Perché così vi fate meno male. Vi farete male comunque, ma un po’ meno». Prima di una ripresa, inoltre, l’assistente lo accompagnava fino a pochi minuti dall’azione e poi interrompeva ogni contatto, lasciandogli lo spazio necessario per concentrarsi.

In quel contesto Santamaria disse di essersi sentito, per la prima volta, un lavoratore del cinema nel senso più concreto del termine. La disciplina del set, secondo lui, non dipende dal denaro, ma da una forma essenziale di rispetto per chi sta svolgendo il proprio compito.

Il ricordo più umano del rapporto con Craig, però, non riguarda pugni o inseguimenti. Dopo una giornata trascorsa a girare combattimenti, i due trovarono una grande falena nel camper del trucco: si accovacciarono per osservarla e cercarono un modo per portarla fuori senza rovinarle le ali. Un’immagine molto lontana da James Bond, ma perfettamente coerente con l’idea di Santamaria: dietro ogni ruolo resta una persona capace anche di fermarsi davanti a un piccolo insetto.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere