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Lifestyle 2 min di lettura4 ore fa

Salis: «Niente bus per i bambini». Il caso delle scuole al 60%

Ospite da Fabio Fazio, la sindaca di Genova contesta il tetto del 30% e chiede più mediatori culturali e sostegno stabile per gli insegnanti.

Per Silvia Salis, trasferire i bambini di sei anni lontano dal quartiere per riequilibrare la composizione delle classi non è una soluzione, ma un’ulteriore forma di isolamento. La sindaca di Genova ha affrontato il tema durante la puntata dell’11 ottobre di Che Tempo Che Fa, collegando la presenza degli alunni stranieri alla realtà produttiva della città.


Il nodo dei bambini sui bus

Nel confronto con Fabio Fazio, Salis ha criticato l’ipotesi di utilizzare gli autobus per distribuire gli alunni in istituti situati in altri quartieri. «Non si sbatte un bimbo di sei anni su un bus», ha affermato, definendo «vergognoso» il livello raggiunto da una parte del dibattito pubblico.

La sindaca ha spiegato che molte delle scuole più eterogenee si trovano vicino ai cantieri navali genovesi, anche nella zona di Sestri Ponente. In quei quartieri vivono numerose famiglie originarie del Bangladesh, arrivate in Liguria perché impiegate negli appalti legati alla cantieristica: la composizione degli istituti, dunque, riflette una domanda concreta di manodopera.


Il limite del 30% e le difficoltà

Il confronto nasce dal decreto promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che stabilisce un tetto del 30% per gli studenti stranieri non italofoni all’interno delle classi. La misura punta a evitare la formazione delle cosiddette scuole ghetto e a rendere più agevole l’apprendimento della lingua italiana.

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Il caso ligure mostra però quanto possa essere complessa l’applicazione uniforme della norma. In alcuni istituti situati nei pressi dei cantieri, la quota di studenti di origine straniera arriva infatti al 60%, rendendo difficile intervenire soltanto attraverso lo spostamento degli alunni o una redistribuzione amministrativa delle iscrizioni.


La richiesta di più risorse

Per Salis, la risposta dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento dei servizi dentro le scuole, non sulla separazione dei bambini. La prima cittadina ha chiesto la presenza continuativa di mediatori linguistici e culturali e un aiuto più strutturato per i docenti, chiamati a gestire classi sempre più complesse.

Nel suo intervento, la sindaca ha riconosciuto agli insegnanti un ruolo decisivo, descrivendo il loro lavoro come «ormai eroico» e ricordando la funzione della scuola come ultimo grande sostegno sociale nelle periferie. La conclusione ha riportato il dibattito alla responsabilità delle istituzioni: «Come si fa a parlare di un bambino come di un problema?»

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