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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Sale, la sostituzione del sodio può ridurre i decessi

La sostituzione parziale del sodio potrebbe ridurre infarti, ictus e danni renali, ma non è indicata per tutti

Un sale con meno sodio e più potassio potrebbe evitare ogni anno quasi 3 milioni di morti nel mondo, secondo una nuova analisi internazionale.

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Un prodotto già disponibile

Nel 2025 l’Organizzazione mondiale della sanità ha espresso un orientamento favorevole verso i sostituti del sale, raccomandandone però l’esclusione per le persone esposte a un rischio maggiore. L’indicazione si aggiunge alla riduzione del sale e a un’alimentazione con più cibi vegetali, fonti naturali di potassio.

Il prodotto è già reperibile anche in Italia, ma non ha ancora raggiunto un’ampia diffusione. Tra gli ostacoli individuati da una revisione del 2025 figurano la conoscenza limitata da parte dei consumatori, una distribuzione non sempre capillare e un costo superiore rispetto al sale comune. Alcune formulazioni possono inoltre lasciare un retrogusto amaro o metallico, anche se l’accettazione tende a crescere quando il prezzo diminuisce.


Le stime dello studio

La ricerca, realizzata dal George Institute for Global Health, ha preso in esame 193 Paesi attraverso modelli statistici. L’ipotesi considerata prevede di sostituire il 25% del cloruro di sodio con cloruro di potassio: in questo modo il gusto salato dovrebbe rimanere simile, mentre l’apporto di sodio si ridurrebbe.

Secondo i calcoli, l’adozione completa del prodotto potrebbe scongiurare ogni anno circa 2,96 milioni di decessi e 10,17 milioni di nuovi casi di patologie cardiovascolari e renali. La diminuzione stimata della mortalità collegata a queste malattie sarebbe del 14,6%. Si tratta tuttavia di una proiezione, non di un risultato osservato direttamente su una popolazione mondiale.


Sodio, potassio e pressione

L’assunzione media globale di sodio è stata stimata in 4,3 grammi al giorno, oltre il doppio dei 2 grammi indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il potassio, invece, si ferma mediamente a 2,3 grammi, rispetto ai 3,5 grammi raccomandati.

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Un eccesso di sodio favorisce l’aumento della pressione arteriosa, che accresce il rischio di ictus, infarto e problemi ai reni. Il potassio aiuta l’organismo a regolare la pressione e a gestire il sodio, oltre a contribuire al funzionamento dei vasi sanguigni. Studi clinici precedenti hanno già collegato questi sostituti a una pressione più bassa e a meno eventi cardiovascolari; in una sperimentazione, il 92% dei partecipanti li utilizzava ancora dopo cinque anni.


L’industria deve intervenire

Cambiare soltanto il contenuto della saliera non sarebbe sufficiente. In Europa e Nord America, più del 70% del sodio assunto arriva da alimenti trasformati o da pasti consumati fuori casa: pane, formaggi, salumi, pietanze pronte e salse ne contengono spesso quantità rilevanti.

Le simulazioni hanno stimato 1,85 milioni di morti evitate intervenendo esclusivamente sul sale usato nelle abitazioni e circa 1,56 milioni agendo invece sui prodotti industriali e sulla ristorazione. Le due cifre non possono essere sommate, perché rappresentano ipotesi alternative. Anche una sostituzione limitata al 20% del sale consumato dagli adulti potrebbe comunque evitare circa 700mila decessi all’anno.


I rischi per i reni

Il sale arricchito di potassio non è adatto indistintamente a tutta la popolazione. Chi ha una malattia renale, soprattutto in fase moderata o avanzata, può eliminare con difficoltà questo minerale. Il suo accumulo nel sangue, chiamato iperkaliemia o iperpotassiemia, può causare alterazioni pericolose del ritmo cardiaco.

Una cautela analoga riguarda chi assume farmaci capaci di aumentare il potassio, compresi alcuni trattamenti per l’ipertensione e lo scompenso cardiaco. Nel modello dello studio, un impiego universale avrebbe potuto provocare circa 100mila morti annue legate all’eccesso di potassio tra le persone con insufficienza renale moderata o avanzata, a fronte di circa 750mila decessi cardiovascolari evitati.

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