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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Roma, l’hotel che trasforma il soggiorno in un itinerario d’arte

Tra opere integrate negli ambienti, cucina panasiatica e passeggiate nel Sallustiano, art'otel offre un modo diverso di scoprire la Capitale.

Il quartiere Sallustiano può diventare una base sorprendentemente ricca per visitare Roma. Da qui si raggiungono a piedi gli Horti Sallustiani e il Museo Boncompagni Ludovisi, mentre con una passeggiata di circa venti minuti si arriva al Quartiere Coppedè, dove architetture Liberty, Art Déco e richiami medievali convivono in pochi isolati.

La zona consente inoltre di muoversi facilmente verso Villa Borghese e Villa Torlonia, ideali per una camminata o una corsa al mattino. Monti, il Colosseo e piazza del Popolo distano invece una quindicina di minuti in taxi o in bicicletta. Anche la vicina chiesa di Santa Maria della Vittoria riserva una sorpresa: il soggiorno all’art'otel mi ha permesso di trovarla finalmente aperta e di ammirare l’Estasi di santa Teresa del Bernini.


Un quartiere lontano dai percorsi abituali

Il Sallustiano non è tra le prime tappe di chi arriva nella Capitale per la prima volta, ma proprio questa sua posizione più defilata ne rappresenta il fascino. Gli Horti Sallustiani evocano la storia della Roma antica, mentre il museo dedicato alle arti decorative, alla moda e al costume offre una visita meno scontata e spesso poco affollata.

In questo contesto si inserisce art'otel Rome Piazza Sallustio, il primo indirizzo italiano della collezione art'otel di Radisson Hotels. La scelta di Roma si lega anche alla fase di trasformazione e agli investimenti che stanno interessando la città, ma l’esperienza dell’albergo si distingue soprattutto per il rapporto costante con l’arte.


La città di Ruffo entra nell’hotel

Ogni struttura della collezione nasce attorno alla ricerca di un artista. Nel caso romano il protagonista è Pietro Ruffo, autore di mappe, costellazioni e immagini ispirate alla natura, con cui interpreta le diverse epoche della città e le tracce lasciate dal suo sviluppo.

Le sue opere non sono semplici elementi decorativi aggiunti agli spazi. Una grande costellazione domina la parete in pietra dell’atrio; lo stesso linguaggio grafico riappare poi sui pavimenti, nei tessuti, sui cuscini, nei tappeti e negli arredi. Al piano terra, anche il grande mappamondo contribuisce a rendere riconoscibile il progetto visivo dell’hotel.

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Camere con una sorpresa musicale

Il percorso prosegue nelle stanze, dove le opere delle serie Festine Lente e Gente di Roma dialogano con ambienti contemporanei. Il risultato non è un’esibizione continua di quadri, ma una continuità tra una sala e l’altra, come se l’intero albergo fosse stato concepito come l’abitazione temporanea di un artista.

A rendere personale il soggiorno sono anche alcuni particolari inattesi. In camera, per esempio, ho trovato un giradischi già pronto all’uso, accompagnato da vinili di Mina e dei Rolling Stones: un dettaglio semplice, ma capace di restare più impresso di molti elementi più vistosi.


YEZI, la tavola amata dai romani

L’esperienza non si esaurisce nelle camere. YEZI, il ristorante panasiatico dell’hotel, è frequentato anche da chi non vi soggiorna e, già pochi mesi dopo l’apertura, è diventato un punto di riferimento per i romani. Durante la cena, infatti, mi è capitato di incontrare un’amica seduta al tavolo vicino.

La proposta attraversa cucine dell’Asia orientale e sud-orientale, senza concentrarsi su una sola tradizione. I dim sum sono tra gli assaggi più interessanti, ma il menu invita soprattutto a ordinare più piatti da condividere, dai piccoli bocconi alle portate principali. Anche la carta dei cocktail segue il tema del viaggio e richiama le antiche rotte commerciali che portarono a Roma spezie, ingredienti e influenze provenienti dall’Oriente.

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