Raye e Michael B. Jordan insieme? La bufala che inganna il web
Immagini artificiali e voci infondate hanno trasformato una relazione mai esistita in un caso virale, mostrando quanto sia difficile fermare il gossip digitale.
Una storia d’amore mai iniziata ha già conquistato il pubblico della rete. Raye e Michael B. Jordan non risultano essere una coppia, ma alcune immagini create artificialmente li hanno mostrati mentre si baciano, passeggiano insieme e partecipano a eventi mondani. In pochi giorni, la voce si è diffusa al punto da arrivare fino al tappeto rosso.
Il caso dimostra che oggi non basta smentire un’indiscrezione: quando una fotografia costruita con l’intelligenza artificiale appare credibile, può diventare una “prova” agli occhi di migliaia di utenti prima ancora che qualcuno riesca a verificarla.
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Una relazione nata dal nulla
Tra i contenuti più condivisi c’era una falsa fotografia dei due agli MTV Video Music Awards. L’immagine li ritraeva in atteggiamenti affettuosi, anche se Michael B. Jordan non aveva partecipato all’evento. Il post pubblicato su X ha superato 800.000 visualizzazioni e, fino a mercoledì, non risultava accompagnato né dall’avviso di contenuto generato dall’intelligenza artificiale né da una segnalazione di manipolazione digitale.
La notizia inventata aveva ormai raggiunto una tale diffusione che, lunedì, a Raye è stato chiesto di commentarla sul tappeto rosso. La cantante ha negato il legame con l’attore, mentre Jordan non ha rilasciato dichiarazioni. Sotto il post, alcuni utenti hanno reagito come se la coppia fosse reale: uno ha scritto «C’è gente che vive il mio sogno», mentre un altro ha definito i due “anime gemelle”.
Il gossip ora ha immagini credibili
Le voci sulle celebrità hanno sempre avuto bisogno di poche conferme per circolare. La leggenda su Richard Gere e il gerbillo, sopravvissuta per decenni senza prove, ne è un esempio. La differenza è che oggi un’indiscrezione può essere accompagnata da fotografie o filmati artificiali capaci di renderla molto più convincente.
Un addetto stampa che tutela una celebrità ha spiegato che il progresso raggiunto in tempi brevissimi dalle immagini generate dall’intelligenza artificiale è motivo di allarme, soprattutto perché la stessa tecnologia può essere usata per creare materiale pornografico falso. Secondo il professionista, servono regole più severe per limitare gli abusi.
Quando una storia falsa comincia a circolare, i responsabili della comunicazione possono tentare di far arrivare una smentita attraverso piccoli profili influenti o account specializzati nel gossip. In situazioni più complesse entrano in campo società incaricate di individuare e rimuovere i contenuti, con costi che possono diventare molto elevati.
La corsa contro le immagini false
Tra le aziende che operano in questo settore c’è Loti AI. Il suo cofondatore e amministratore delegato Luke Arrigoni sostiene che la società assista circa 20.000 persone, tra attori, musicisti, dirigenti e appartenenti alle forze armate, occupandosi anche della tutela dell’immagine di celebrità decedute.
Loti analizza ogni giorno circa 600 milioni di contenuti per individuare storie inventate, profili falsi, materiale pornografico e filmati manipolati. Il servizio può arrivare a costare 3.000 dollari al mese. «Le celebrità devono ingaggiare un servizio che passa al setaccio Internet ogni giorno», ha spiegato Arrigoni descrivendo il lavoro di monitoraggio.
Negli ultimi tempi sono comparsi contenuti artificiali molto diversi tra loro. Immagini false hanno mostrato Yoona incinta e spinto la sua agenzia a presentare una denuncia. Un video ha fatto sembrare che Dwayne Johnson rifiutasse un invito a un evento dell’UFC alla Casa Bianca. In altri casi, ai clienti di un’addetta stampa sono state attribuite dichiarazioni antisemite mai pronunciate.
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A settembre sono circolati anche filmati in cui Leonardo DiCaprio e altri attori sembravano sostenere una campagna contro il voto ai Democratici nelle elezioni di novembre. I video imitavano persino la grafica del New York Times e utilizzavano frammenti reali di interviste o registrazioni pubblicate su Cameo, comprese quelle di Annie Potts, Patrick Fabian, Alyssa Milano e Sean Astin.
Dai clic alle truffe personali
Non tutti questi contenuti nascono da finalità politiche. Spesso il meccanismo è più semplice: il gossip attira visite, commenti e condivisioni, generando un traffico che può essere trasformato in guadagni sia dagli autori dei post sia dalle piattaforme che li ospitano.
Esistono però raggiri molto più pericolosi. I truffatori possono fingere di essere una celebrità usando voci, video e immagini prodotti dall’intelligenza artificiale, instaurando una relazione con persone spesso anziane. Dopo aver conquistato la fiducia della vittima, inventano un’emergenza e chiedono denaro: un viaggio impossibile, un manager infedele o un contratto da cui liberarsi.
Secondo Arrigoni, gli attori uomini di una certa età vengono utilizzati spesso come esca. Di recente, l’immagine di Brad Pitt è stata sfruttata in una truffa ai danni di alcune persone. Una donna francese avrebbe trasferito centinaia di migliaia di euro dopo essere rimasta per oltre un anno convinta di comunicare con l’attore; tra le immagini ricevute c’erano anche falsi scatti di Pitt ricoverato per un tumore.
Quando la smentita arriva tardi
Il limite principale per chi prova a contrastare queste campagne è il tempo. Una voce può raggiungere il pubblico in poche ore, mentre l’identificazione del contenuto e la sua rimozione richiedono giorni. «L’obiettivo è chiudere il recinto prima che scappino i buoi», ha detto Arrigoni per descrivere questa corsa contro la diffusione virale.
Secondo la sua ricostruzione, una falsa relazione può avere una durata mediatica di appena due o tre settimane. Se passa una settimana prima dell’individuazione e ne servono altri giorni per ottenere la cancellazione, gran parte dell’attenzione si è già esaurita. Quando il contenuto viene eliminato, può restare da rimuovere soltanto l’ultima parte della circolazione, mentre il danno alla reputazione è già avvenuto.
La società deve poi convincere il singolo social network a intervenire. Arrigoni sostiene che le principali piattaforme, nella maggior parte dei casi, rispondano rapidamente alle richieste. X rappresenterebbe invece l’ostacolo maggiore, con procedure più lente e discussioni via posta elettronica anche davanti a contenuti particolarmente gravi.
Il caso Raye-Jordan, quindi, non riguarda soltanto una voce su due persone famose. Mostra quanto sia facile fabbricare un’immagine plausibile e quanto sia complicato cancellarne le conseguenze una volta che la rete l’ha trasformata in realtà agli occhi del pubblico.
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