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Raoul Bova e la scuola dei sentimenti: la nuova sfida su Rai 1

Dal 29 settembre la serie di Andrea Rebuzzi affronta disabilità, adolescenza e inclusione attraverso il preside Stefano Fogli e la storia di due fratelli

La scuola dovrebbe aiutare i ragazzi a sentirsi liberi, anche quando convivono con fragilità o differenze. È il punto da cui parte Raoul Bova, protagonista di “Tutto l’amore che resta”, quando richiama l’attenzione sul peso dell’educazione emotiva: bullismo e diffusione illecita di immagini intime, secondo l’attore, possono nascere anche dalla scarsa cura delle relazioni. «Serve dare fiducia», ha detto parlando del ruolo degli insegnanti e della crescita dei più giovani.


L’inclusione passa dalle relazioni

Nella fiction l’idea di una scuola aperta non riguarda soltanto l’abbattimento delle barriere fisiche. Il progetto immaginato dal preside Stefano Fogli mette al centro il rapporto tra gli studenti, la capacità di sostenersi e il riconoscimento delle imperfezioni come parte dell’identità di ciascuno.

Bova ha spiegato che il suo personaggio sogna un istituto nel quale sentimenti e legami abbiano un peso decisivo. Un modello ancora poco diffuso, ma che la serie propone come possibile punto di riferimento per ripensare il modo di vivere la scuola.


Una diversità da trasformare in risorsa

Giulia Bevilacqua interpreta un’ispettrice del Ministero dell’Istruzione che conosce già il preside. Il suo ruolo la porta a confrontarsi con una realtà scolastica complessa, dove l’integrazione non è soltanto una dichiarazione di principio, ma una responsabilità quotidiana.

L’attrice ha auspicato che la storia possa offrire un esempio concreto di istituto capace di accogliere le differenze. «I ragazzi si possono sentire imperfetti e per questo giusti», ha affermato, aggiungendo il desiderio che anche i suoi figli possano vivere ciò che li rende diversi come una qualità e non come un limite.


Vittoria entra in un mondo nuovo

Il racconto segue Vittoria, sedicenne interpretata da Gloria Harvey, costretta a cambiare scuola insieme al fratello Matteo, autistico. Il trasferimento la espone a un ambiente sconosciuto e la mette davanti a pregiudizi, tensioni familiari, incomprensioni e primi sentimenti.

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La vicenda dei due fratelli consente alla serie di osservare la disabilità senza concentrarsi esclusivamente sui ragazzi direttamente coinvolti. Trovano spazio anche la fatica dei genitori, le paure degli adolescenti e gli equilibri familiari messi alla prova dal ritorno di elementi legati al passato.


Il preside tra missione e dolore privato

A guidare il liceo dei Castelli romani è Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova. La sua concezione dell’istruzione nasce da una convinzione personale e professionale: la scuola deve diventare un luogo di apertura, confronto e sostegno reciproco.

Dietro l’impegno del preside, però, c’è una vicenda privata dolorosa. Fogli ha un figlio malato che non esce di casa, una condizione che rende ancora più personale il suo rapporto con il tema della disabilità e con le difficoltà affrontate dalle famiglie.


La serie debutta in prima serata

“Tutto l’amore che resta”, diretta da Andrea Rebuzzi, arriva su Rai 1 dal 29 settembre. La prima serata ospita così una storia corale che intreccia scuola, famiglia e adolescenza, con l’obiettivo di mostrare quanto l’inclusione dipenda anche dall’attenzione riservata alle emozioni e ai rapporti tra le persone.

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