6.000Lettori online ora
Lifestyle 3 min di letturaieri

Quando l’amore restringe la libertà: i segnali da non ignorare

Controllo, svalutazione e dipendenza economica possono trasformare gradualmente un legame: la psicologa Sara Di Ienno chiarisce come riconoscere il problema.

Le conseguenze possono durare ben oltre la fine del rapporto. Ansia, depressione, bassa autostima, attacchi di panico, difficoltà sociali e sintomi post-traumatici sono alcuni degli effetti associati alle relazioni fortemente conflittuali e controllanti, mentre l’abuso digitale può compromettere reputazione, immagine personale e vita sociale anche per molto tempo.

A riconoscere la situazione, soprattutto durante l’adolescenza o nei primi anni dell’età adulta, può essere ancora più difficile. In quella fase spesso non ci si identifica nel ruolo di vittima e si tende a considerare normali comportamenti che, invece, possono condizionare le relazioni successive. Il progressivo indebolimento della fiducia nel proprio giudizio diventa così uno degli aspetti più delicati da osservare.


Il controllo può togliere autonomia

Per Sara Di Ienno, psicologa clinica e psichiatra specializzata nelle difficoltà relazionali e nella regolazione emotiva, il primo elemento da esaminare è il controllo. Può riguardare le persone frequentate, gli spostamenti, le spese, le conversazioni e l’uso dello smartphone. A questo si aggiunge spesso una svalutazione ripetuta, rivolta tanto alle capacità quanto alla persona.

Tra i segnali più gravi rientrano intimidazioni, minacce e pressioni sessuali. Un indicatore spesso trascurato è però la riduzione dell’indipendenza economica o professionale: impedire di lavorare, ostacolare la carriera o gestire il denaro dell’altro rende più difficile interrompere il rapporto. Il problema, quindi, non si limita alla gelosia o alle discussioni, ma riguarda l’equilibrio di potere che si crea nella coppia.


Paura e dipendenza cambiano il rapporto

La valutazione non può basarsi soltanto su una lista di comportamenti problematici o su un singolo episodio. Secondo Di Ienno, è decisiva la perdita graduale della libertà: la persona comincia a scegliere cosa dire, chi vedere o come vestirsi per prevenire la reazione del partner. Anche gli uomini possono trovarsi in questa posizione.

Il significato di un gesto dipende dal contesto. Condividere la posizione, per esempio, può diventare uno strumento di sorveglianza, ma può anche servire a rintracciare qualcuno che non risponde dopo un incidente. A fare la differenza sono la reciprocità, la frequenza, l’effetto prodotto e il margine di scelta lasciato a ciascuno. La domanda centrale, spiega la psicologa, è: «Posso dire di no senza temere la reazione dell’altro?».

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Litigare non significa essere tossici

Disaccordi, irritazione e conflitti possono appartenere anche a una relazione equilibrata. Non è una domanda sugli orari o una discussione isolata a definire automaticamente un comportamento manipolatorio. Occorre invece osservare se il contrasto viene usato per imporre decisioni, ridurre i rapporti con amici e familiari o limitare progressivamente l’autonomia.

Di Ienno suggerisce di considerare quattro aspetti: la durata della condotta, il fatto che coinvolga entrambi o soltanto uno dei partner, la paura che genera e la libertà che sottrae. Quando il rapporto produce un clima imprevedibile e costringe una persona a modificarsi continuamente, il numero delle liti diventa meno importante dell’effetto complessivo sulla sua vita.


Svalutazione e isolamento sono campanelli d’allarme

Insulti, urla, controllo, isolamento e denigrazione non hanno tutti la stessa gravità, ma richiedono attenzione crescente. La coercizione sessuale e la violenza fisica indicano invece la necessità di un intervento immediato. Anche parole come “manipolazione” o “senso di colpa” vanno valutate dentro la dinamica complessiva: un episodio singolo, da solo, non basta a descrivere l’intera relazione.

La situazione diventa particolarmente preoccupante quando la svalutazione serve a impedire il dissenso e colpisce aspetto, competenze o lavoro. Il passaggio più serio si verifica quando chi subisce smette di fidarsi della propria memoria e delle proprie decisioni, arrivando a chiedere all’altro se ciò che ricorda sia realmente accaduto. In quel momento il rapporto non sta più soltanto creando disagio: sta alterando la percezione di sé e della realtà.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere