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Lifestyle 3 min di lettura12 ott

Quando la calma spaventa: il ritorno dell’ex rimette tutto in gioco

Un uomo diviso tra una relazione stabile e il riapparire della passione distruttiva chiede a Ester Viola se l’amore debba per forza fare male.

La serenità può sembrare meno intensa del dolore, soprattutto quando nella propria storia sentimentale è appena riapparsa una persona legata a emozioni estreme. È il dubbio di M., 36 anni, che si interroga sul significato di una nuova attrazione mentre ha già costruito un rapporto equilibrato e pieno di progetti.

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La tentazione di tornare indietro

La relazione attuale è nata dopo un incontro casuale e si è consolidata nel tempo attraverso viaggi, sesso, complicità, risate e un’intesa capace di superare anche la barriera linguistica. I due parlano soprattutto inglese, ma l’uomo racconta di sentirsi compreso e di aver iniziato a immaginare un futuro condiviso.

A complicare tutto è il ritorno dell’ex compagna, con cui aveva vissuto quasi tre anni di tradimenti, confessioni, litigi e riconciliazioni. Quella vicenda era stata intensa, ma anche segnata da incomprensioni e sofferenza; dopo la separazione entrambi avevano provato a non cercarsi, senza però riuscire davvero a cancellarsi dalla memoria.

Quando i due si rivedono, M. crede inizialmente di aver superato il rancore. Poi arrivano nuovi messaggi, telefonate e richieste di incontro. L’uomo non riesce a stabilire se si tratti soltanto di nostalgia o della possibilità di riaccendere una passione che, per quanto dolorosa, gli appare ancora irresistibile.


Perché il dolore sembra amore

Nella risposta, Ester Viola ridimensiona l’idea che a 36 anni si possa ancora ignorare una regola fondamentale: spesso le persone capaci di coinvolgerci di più sono anche quelle che portano maggiore instabilità. La giornalista ricorda con ironia il luogo comune secondo cui la rispettabilità annoia, mentre chi ci attrae con forza finisce spesso per rivelarsi problematico.

Secondo Viola, il desiderio di M. non nasce necessariamente dalla scoperta di un amore più autentico. Potrebbe invece essere il riflesso di un’abitudine emotiva: scambiare l’incertezza, l’attesa e il conflitto per segnali di profondità. In queste dinamiche si resta sospesi tra ciò che si vorrebbe ottenere e ciò che l’altra persona non riesce o non vuole offrire.

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La rubrica passa in rassegna alcune delle forme più ricorrenti dell’amore irrealizzabile: la relazione a distanza, il sentimento non ricambiato, il legame intermittente, l’ex già impegnato e la persona sposata. Cambiano i contesti, ma la convinzione resta uguale: nessuno potrà mai essere paragonabile a quella persona.


La quiete richiede allenamento

Per Ester Viola, liberarsi dal fascino delle grandi intensità non è una decisione immediata. Ci si arriva dopo esperienze deludenti e passaggi dolorosi, perché nessuno può sostituirsi a chi deve riconoscere il meccanismo e smettere di idealizzare ciò che lo fa stare male.

La conclusione riguarda proprio il rapporto stabile in cui M. sembra avere trovato una forma diversa di passione. «Il mare calmo sembra solo mare, e invece è una gran cosa eccezionale», scrive Viola, sottolineando che la tranquillità può essere scambiata per banalità soltanto finché non si è imparato a riconoscerne il valore.

Nella coppia presente, osserva la giornalista, non tutto è perfetto e molte dinamiche possono irritare. Tuttavia, una relazione priva di drammi può rappresentare una forma d’amore più solida, non un sentimento di serie B. La domanda sull’istinto autodistruttivo, quindi, trova risposta nella necessità di distinguere l’intensità dalla qualità del legame.

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