Poldi Pezzoli, il museo cambia passo: arte, ragazzi e tempo ritrovato
Alessandra Quarto porta il museo milanese fuori dalla logica della visita fugace, tra restauri, incontri e attività pensate per ogni generazione.
Un museo non deve limitarsi a custodire capolavori: può diventare una pausa nella giornata, un luogo di confronto e persino uno spazio di cura. È questa la direzione impressa da Alessandra Quarto al Museo Poldi Pezzoli di Milano, dove la visita tradizionale lascia spazio a laboratori, letture e occasioni per riscoprire la meraviglia.
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Un museo pensato come agorà
Da quando, nel gennaio 2023, è arrivata alla direzione, Quarto lavora per trasformare la casa-museo ottocentesca in un ambiente più aperto alla città. L’obiettivo è avvicinare pubblici diversi senza rinunciare alla qualità delle opere e alla loro capacità di parlare al presente.
«Il mio museo non deve essere un lusso per pochi, ma un luogo di meraviglia», ha spiegato la direttrice. Per lei i musei non possono ridursi a semplici tappe da fotografare: servono tempo, attenzione e strumenti capaci di favorire un rapporto più profondo con ciò che si osserva.
Questa impostazione si traduce anche in iniziative dedicate agli adolescenti. Il Silent Book Party, giunto alla quarta edizione, chiede ai partecipanti di lasciare i telefoni all’ingresso e di trascorrere alcune ore leggendo nelle sale, con libri portati da casa oppure scelti tra i titoli messi a disposizione dalle case editrici.
Dopo la lettura, nell’Orangerie, arriva un momento informale di condivisione accompagnato da un piccolo aperitivo. Per i bambini sono invece previsti percorsi guidati e laboratori pomeridiani con Leggere al Museo kids, mentre il 31 ottobre è in programma un appuntamento speciale per le famiglie dedicato alla festa di Halloween.
La sala che ha ritrovato la luce
Il nuovo rapporto con il pubblico passa anche dagli spazi. Nel Salone Dorato è stata riaperta una grande finestra che per decenni era rimasta nascosta dietro una parete. L’intervento ha ripristinato il collegamento visivo immaginato da Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il giardino di via Manzoni e uno degli ambienti più importanti della collezione.
La sala ospita, tra gli altri capolavori, la Dama del Pollaiolo e una specchiera settecentesca ricostruita dalle restauratrici, impegnate nel loro lavoro anche sotto gli occhi dei visitatori. Prima dell’intervento sono state eseguite verifiche con piccole telecamere nel controsoffitto in cartongesso realizzato negli anni Settanta.
Per ottenere il via libera della Soprintendenza, la direttrice ha presentato studi basati sui documenti d’epoca, utili a dimostrare quale fosse la configurazione originaria. Il Salone Dorato, restituito al pubblico a metà settembre, è così diventato anche il simbolo della determinazione con cui Quarto sta portando avanti il suo progetto.
La stessa idea di contemplazione è stata applicata a Roma Antica di Giovanni Paolo Panini, arrivata dal Metropolitan Museum di New York. Una panca e un’illuminazione più morbida sono bastate per invitare il pubblico a fermarsi davanti alla tela, invece di attraversare rapidamente la sala.
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Dalla pausa pranzo alla cura
Il museo cerca inoltre di inserirsi nei ritmi quotidiani di chi lavora a Milano. Ogni giovedì, durante la pausa pranzo, viene proposta una mezz’ora dedicata a un’opera e alle vicende che ne accompagnano la storia. Tra i protagonisti di questa stagione c’è un dipinto di Tiziano, al centro della mostra Un Tiziano per Milano, inaugurata nel 450° anniversario della morte dell’artista e dedicata anche al legame tra il pittore e la città.
La collezione di orologi antichi ha invece ispirato incontri rivolti a neomamme e neopapà. In collaborazione con il primario di Neonatologia e con una psicologa di Humanitas, i laboratori affrontano il cambiamento del tempo quotidiano dopo la nascita di un figlio: dalla gestione del sonno alla necessità di riorganizzare lavoro e vita personale.
L’esperienza ha coinvolto 90 mamme e una decina di papà in congedo parentale, che hanno raccontato difficoltà e trasformazioni legate al rientro professionale. Il 26 ottobre sarà inoltre presentato La bellezza che risana l’anima, volume di Andrea Gaggioli e Marta Pizzolante pubblicato da Sonzogno, con un incontro dedicato all’intelligenza estetica e al valore dell’arte per la mente.
Una carriera costruita senza scorciatoie
Napoletana, 51 anni e architetta, Alessandra Quarto è stata inserita nel 2024 da Forbes Italia tra le 100 donne più influenti e meritevoli. Prima del Poldi Pezzoli ha ricoperto incarichi come vicedirettrice dell’Accademia di Brera e soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio a Novara, Bologna ed Emilia-Romagna.
Nel progetto del museo rientrano anche corsi di calligrafia e ikebana, organizzati con la Fondazione Cologni, oltre a iniziative che mettono in relazione il patrimonio storico con temi contemporanei come il cambiamento climatico e la longevità. La ricomposizione del Polittico agostiniano di Piero della Francesca è stata proposta evitando, nelle intenzioni della direttrice, una spettacolarizzazione fine a sé stessa.
Quarto racconta di aver conciliato il lavoro con la famiglia grazie al sostegno reciproco del marito chirurgo, dei due figli adolescenti e dei genitori, arrivati da Napoli per aiutarla anche per periodi di un mese. «Noi donne dobbiamo spesso studiare e fare il doppio, senza nascondere ai figli il peso della fatica», ha detto.
Dopo anni trascorsi in ruoli pubblici e in contesti che l’hanno portata a confrontarsi con la politica, la direttrice considera il Poldi Pezzoli una scelta più serena. La sua idea resta quella di un museo capace di accogliere, far pensare e restituire alle persone il tempo necessario per lasciarsi sorprendere.
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