Pilates, la sfida nascosta: perché anche chi fa pesi può andare in difficoltà
Nato come metodo di allenamento completo, il Pilates può affiancare palestra e sport migliorando controllo, mobilità, coordinazione e consapevolezza del movimento.
La domanda non è quanto il Pilates possa essere intenso per un uomo, ma quanto possa insegnargli a usare meglio il corpo durante l’allenamento, nello sport e nelle attività quotidiane. La disciplina non punta a rimpiazzare pesi, corsa o altre preparazioni specifiche: aggiunge qualità che spesso non vengono allenate nello stesso modo.
Anche chi ha già una buona preparazione può incontrare difficoltà inattese. Il metodo, infatti, viene adattato alle caratteristiche della persona modificando esercizi, resistenze e livello di complessità; per questo può essere praticato tanto da chi riprende a muoversi dopo una pausa quanto da uno sportivo esperto.
Il Pilates chiede molto più controllo
Per anni questa attività è stata considerata soprattutto un esercizio dolce, legato all’allungamento e alla postura. In realtà Joseph Pilates la concepì come un sistema articolato, nel quale forza, respirazione, coordinazione, mobilità e controllo lavorano insieme. Le immagini dell’epoca mostrano il suo metodo accostato anche a corsa, pugilato e sollevamento pesi.
Il lavoro non si misura soltanto dalla quantità di carico spostata. Durante un esercizio occorre organizzare contemporaneamente addome, schiena, bacino e glutei, mentre braccia e gambe si muovono con precisione. Entrano così in gioco la stabilità del tronco, la respirazione, la capacità di mobilizzare in modo distinto i segmenti della colonna e una distribuzione equilibrata delle forze.
Sul Reformer la difficoltà cambia
Il Reformer può sorprendere proprio chi è abituato alla sala pesi. Molle, resistenze, sostegni e leve diverse modificano continuamente il modo in cui il corpo deve reagire; un gesto apparentemente elementare diventa impegnativo quando bisogna tenere fermo il bacino, coordinare gli arti e governare il ritorno dell’attrezzo.
Lo stesso principio vale per Cadillac, Chair, Barrel e Spine Corrector. La difficoltà non dipende esclusivamente dal peso utilizzato, ma dalla precisione necessaria per mantenere il corpo organizzato durante ogni fase del movimento. Non a caso il metodo era stato chiamato in origine “Contrology”, cioè scienza del controllo.
Muoversi meglio non significa fare spaccate
La mobilità è un aspetto utile sia per chi pratica sport sia per chi si allena con sovraccarichi. Non coincide però con la capacità di raggiungere posizioni estreme: significa poter sfruttare un’articolazione lungo un’ampiezza adeguata senza perdere stabilità e padronanza.
Il Pilates non si limita quindi a produrre un allungamento passivo. La persona deve accompagnare il movimento dall’inizio alla fine, mantenendo attive forza e coordinazione mentre aumenta l’escursione articolare. È proprio l’unione tra mobilità e controllo a distinguere questo lavoro da una semplice sessione di stretching.
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Un sostegno per altri sport
Le abilità sviluppate durante le lezioni possono trasferirsi a molte attività. La gestione del bacino nella corsa, l’equilibrio durante uno squat o un affondo e la capacità di coordinare tronco e arti sono richieste frequenti anche lontano dallo studio Pilates.
Nel golf e nel padel, per esempio, la rotazione del corpo richiede controllo e stabilità; nel tennis entrano in gioco coordinazione e organizzazione del gesto. Questo non significa che il Pilates prevenga certamente gli infortuni o possa sostituire la preparazione specifica di ogni disciplina, ma può contribuire a costruire un corpo più capace di affrontare richieste diverse.
Pesi e Pilates possono convivere
La sala pesi rimane il contesto nel quale utilizzare sovraccarichi adeguati per sviluppare forza e massa muscolare. Il Pilates interviene su un altro piano, concentrandosi su precisione, consapevolezza, mobilità, coordinazione e capacità di disporre il corpo nello spazio.
Le due attività possono dunque integrarsi senza entrare in competizione. Imparare a controllare meglio il movimento può essere utile nel gesto sportivo, nell’esecuzione degli esercizi e nelle azioni di tutti i giorni, senza pretendere di sostituire il lavoro richiesto da una preparazione atletica mirata.
Il percorso di Paola Miretta
Paola Miretta è allenatrice personale, direttrice di Yoga e Pilates e fondatrice di Fitness Boutique, realtà con sede a Piacenza e seguita online attraverso Zoom da persone di diversi Paesi. Il suo rapporto con l’attività fisica è iniziato durante l’infanzia, grazie al nuoto, disciplina praticata anche a livello agonistico durante l’adolescenza.
In seguito è passata alla corsa di resistenza e, durante il recupero da un infortunio, ha incontrato il mondo del fitness: prima la sala pesi, poi i corsi collettivi. L’interesse per l’allenamento accompagnato dalla musica e per la dimensione condivisa del movimento l’ha portata a intraprendere la professione di allenatrice di fitness e personal trainer.
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