Cristian Totti, stenosi risolta: cosa c’entra con il calcio
Dalla macchiolina individuata con una TAC alla diagnosi di stenosi dell’acquedotto di Silvio: il neurologo chiarisce sintomi, accertamenti e possibili cure.
La scelta di Cristian Totti di interrompere il calcio agonistico, maturata la scorsa estate, è stata riletta alla luce di un problema neurologico oggi risolto. Il figlio di Francesco Totti e Ilary Blasi, che ha vent’anni, aveva iniziato gli accertamenti dopo frequenti mal di testa e una prima anomalia emersa alla TAC.
Francesco Totti aveva raccontato nel libro *Oltre* la paura provata davanti a quella scoperta: «Mi sono sentito sprofondare, soffocare, morire». Solo in seguito, parlando al *Corriere dello Sport-Stadio*, l’ex capitano della Roma ha precisato che gli esami avevano individuato un’occlusione nell’acquedotto di Silvio.
Il passaggio del liquor può restringersi
L’acquedotto di Silvio è un piccolo canale situato nel cervello. Collega il terzo e il quarto ventricolo, consentendo al liquor, il liquido che circonda cervello e midollo spinale, di proseguire il proprio percorso. Il professor Diego Garbossa, direttore della Struttura Complessa di Neurochirurgia U dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino e ordinario di Neurochirurgia all’Università degli Studi di Torino, lo descrive come «un sottilissimo canale all’interno del cervello».
Quando questo condotto è troppo stretto dalla nascita o si restringe successivamente, il liquor può incontrare un ostacolo. La stenosi può restare compensata per molto tempo, ma con la crescita il drenaggio potrebbe non essere più sufficiente. L’eventuale accumulo nei ventricoli provoca l’idrocefalo, che non necessariamente compare in modo improvviso.
Sintomi e indagini da completare
Nelle forme croniche, i disturbi tendono a svilupparsi gradualmente. La cefalea può essere persistente o ricorrente e associarsi a nausea, vomito, difficoltà di concentrazione e problemi di memoria. Nei quadri più avanzati possono comparire anche alterazioni cognitive o altri disturbi neurologici, ma il decorso può rimanere lento per anni.
Nel caso reso noto dalla famiglia, la TAC avrebbe mostrato una dilatazione dei ventricoli, elemento che richiede ulteriori verifiche. La risonanza magnetica permette di osservare meglio l’area interessata; quando necessario, i medici possono esaminare anche la dinamica del liquor, studiandone la pulsazione e cercando di localizzare il punto del blocco. Le sole informazioni pubbliche non consentono però di ricostruire ogni passaggio diagnostico seguito da Cristian Totti.
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Come si ristabilisce il flusso
Se l’ostruzione impedisce meccanicamente la circolazione del liquido, la terapia mira a creare un percorso alternativo. In alcuni casi il neurochirurgo utilizza un endoscopio per realizzare una comunicazione interna tra i ventricoli e permettere al liquor di aggirare il restringimento.
Quando questa soluzione non è indicata, si può ricorrere a una derivazione. Un catetere collegato a una valvola convoglia il liquido in eccesso verso un’altra zona del corpo, di solito l’addome, oppure, in situazioni selezionate, verso l’atrio cardiaco. Non è stato reso noto quale trattamento, se necessario, sia stato effettuato sul giovane.
Il calcio non è escluso in automatico
La diagnosi, di per sé, non impone necessariamente l’abbandono dell’attività sportiva. Secondo Garbossa, «questo tipo di problema non rappresenta necessariamente una controindicazione assoluta al gioco del calcio», ma la valutazione dipende dalla situazione clinica individuale e dagli esiti delle cure.
La presenza di una derivazione con valvola può rendere più complesso praticare uno sport di contatto, perché un colpo diretto potrebbe danneggiare il dispositivo collocato sotto la pelle. Un’apertura interna ottenuta con tecnica endoscopica pone invece valutazioni differenti. Per questo, senza conoscere il trattamento seguito e le condizioni specifiche di Cristian Totti, non è possibile stabilire il rapporto preciso tra la diagnosi e la decisione di lasciare il calcio.
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