Perquisizioni Epstein, la sfida legale di Andrew: udienza l’8 ottobre
Andrew Mountbatten-Windsor contesta i mandati utilizzati per perquisire due residenze a lui collegate e chiede che vengano cancellati.
Il caso Epstein continua a condizionare la vita pubblica di Andrew Mountbatten-Windsor, che ora ha scelto di rivolgersi ai giudici. L’ex principe ha presentato un ricorso contro le perquisizioni eseguite dalla polizia britannica nelle sue proprietà, mentre resta aperta l’indagine sui suoi rapporti passati con Jeffrey Epstein.
La vicenda torna così al centro dell’attenzione proprio mentre aumenta l’apprensione per le possibili rivelazioni dell’ex moglie, che potrebbe raccontare la propria versione dei fatti in un libro.
Andrew contesta i mandati
La richiesta dell’ex membro della famiglia reale riguarda i provvedimenti autorizzati il 18 febbraio 2026 da un giudice della corte penale centrale. Attraverso l’azione legale, Andrew punta a farli dichiarare privi di effetto.
Una portavoce dei servizi giudiziari ha riassunto l’obiettivo del ricorso con queste parole: «Annullare i mandati di perquisizione emessi da un giudice della corte penale centrale il 18 febbraio 2026». L’udienza per esaminare il caso è stata calendarizzata per l’8 ottobre.
Le perquisizioni nel giorno del compleanno
Gli interventi della polizia erano avvenuti il 18 febbraio, data in cui Andrew Mountbatten-Windsor compiva 66 anni. Quel giorno l’ex principe era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta e gli agenti avevano controllato due abitazioni legate a lui.
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Le operazioni avevano interessato Sandringham e la precedente residenza di Windsor, località situata a circa trenta chilometri a ovest di Londra. Il ricorso presentato mesi dopo non interrompe, però, il lavoro investigativo della polizia della Thames Valley.
L’inchiesta resta aperta
Gli investigatori stanno esaminando soprattutto i legami che Andrew avrebbe avuto in passato con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni. L’ex principe ha sempre respinto ogni accusa di illecito.
Lo scandalo ha comunque prodotto conseguenze definitive sul suo ruolo nella monarchia. Andrew ha perso i titoli reali e, dopo essere stato allontanato dalla vita istituzionale e trasferito in una residenza privata fuori Londra, non ricopre più la posizione che aveva avuto nella famiglia reale. Anche il procedimento sui mandati, ora destinato a un nuovo passaggio giudiziario, si inserisce in questo quadro.
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