Pensione, 4 giovani italiani su 5 senza un fondo complementare
La Gen Z teme di non raggiungere un futuro previdenziale adeguato, mentre alfabetizzazione finanziaria e risparmio restano insufficienti
L'iscrizione a un fondo pensione, da sola, non garantisce che un giovane sappia davvero come costruire il proprio futuro previdenziale. «L'adesione alla previdenza complementare è un passo utile, ma rischia di restare un gesto passivo se non è accompagnato da un aumento del livello di educazione finanziaria», osserva Valerio Marchetti, Ambassador di Fineco.
A pesare è anche la scarsa partecipazione agli strumenti integrativi. Secondo l'ultima relazione annuale della COVIP, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, gli iscritti con meno di 35 anni rappresentano il 20,8% del totale: in pratica, circa quattro giovani su cinque non dispongono di una pensione complementare.
Il secondo pilastro resta lontano
Per Marchetti, ampliare il numero degli aderenti non basta se le persone non sono in grado di comprendere le alternative disponibili, leggere un rendiconto o valutare un comparto d'investimento. Anche l'adesione automatica di un neoassunto a un fondo, quindi, non coincide necessariamente con una scelta consapevole.
Il rischio indicato dall'Ambassador di Fineco è che milioni di lavoratori arrivino a 60 anni senza avere mai costruito in modo concreto quella componente aggiuntiva della previdenza. Il problema non riguarda soltanto la somma accantonata, ma anche la capacità di prendere decisioni informate fin dall'inizio della carriera.
La paura attraversa la Gen Z
Per molti appartenenti alla Generazione Z, la pensione appare così distante da sembrare quasi astratta. In diversi Paesi, però, il timore assume una forma precisa: una parte dei giovani pensa che, quando arriverà il momento di lasciare il lavoro, il sistema pubblico potrebbe non esistere più oppure non offrire una protezione sufficiente.
Nel Regno Unito il 46% della Gen Z ritiene che la pensione potrebbe non esserci più al momento del proprio ritiro, secondo un rapporto del Pensions Policy Institute. In Germania la percentuale di chi non si aspetta di poter contare sulla pensione statale arriva al 51%, mentre negli Stati Uniti il 42% teme di non essere economicamente pronto quando smetterà di lavorare, secondo lo studio sulla pianificazione e il progresso del 2026.
In Italia il presente frena il futuro
La situazione italiana presenta un'ulteriore difficoltà: il timore di non conservare un tenore di vita adeguato durante la vecchiaia supera di circa 20 punti percentuali la media mondiale, come emerge dall'indagine globale di Deloitte dedicata alla Gen Z e ai Millennial. Circa sei giovani italiani su dieci affermano inoltre di arrivare a fine mese utilizzando l'intero stipendio.
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La preoccupazione, dunque, non nasce soltanto dai dubbi sulla sostenibilità futura della previdenza. Per molti ragazzi è già complicato creare un margine di risparmio, e questa condizione rende più difficile pensare a versamenti destinati a un orizzonte ancora lontano.
Informazioni chiare per scegliere prima
In questo scenario l'educazione finanziaria diventa decisiva. Marchetti propone di affiancare all'insegnamento scolastico obbligatorio anche strumenti più vicini alle abitudini della Gen Z, come podcast, contenuti sui social e formati brevi consultabili dallo smartphone, oltre a risposte fornite dai chatbot.
L'obiettivo non è soltanto tradurre termini come previdenza, investimento e rendimento. Occorre raggiungere i giovani quando iniziano a percepire i primi guadagni, perché la durata del periodo di accumulo può incidere in modo rilevante sul capitale disponibile in futuro.
L'indagine 2026 di People's Pension mostra però una partecipazione ancora limitata: il 47% degli intervistati tra 18 e 27 anni non segue attivamente la costruzione della propria pensione e uno su otto ha interrotto del tutto il risparmio previdenziale, convinto che dovrà lavorare per sempre. Per il 36%, la distanza dipende da una comunicazione finanziaria poco efficace, troppo tecnica o basata su messaggi allarmistici.
La consapevolezza potrebbe cambiare le scelte. Il 70% dei giovani coinvolti ha detto che avrebbe iniziato a risparmiare se avesse saputo che un versamento avviato a 20 anni può, in teoria, portare a un capitale pensionistico doppio rispetto a uno cominciato a 30 anni. Il Financial Literacy Report 2026 rileva tuttavia che soltanto il 12% della Gen Z raggiunge un livello elevato di alfabetizzazione finanziaria, contro il 22% dei Baby Boomer.
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