Pelle sotto esame: quanto ci si può fidare dell’IA cosmetica
Gli strumenti digitali promettono trattamenti personalizzati, ma tra immagini, algoritmi e sicurezza la valutazione del medico resta decisiva.
Un volto analizzato in pochi secondi, una lista di prodotti suggeriti e la promessa di una routine costruita sulle esigenze individuali. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno entrando in profumerie, farmacie, centri estetici e abitazioni, ma la loro precisione non coincide ancora con una diagnosi medica: descrivono ciò che vedono, senza poter verificare tutto ciò che la pelle manifesta.
GioiaPura
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L’algoritmo non fa una diagnosi
Le apparecchiature più recenti combinano sistemi ottici, immagini digitali e programmi capaci di confrontare i dati rilevati con vaste banche di profili. In questo modo provano a stimare idratazione, produzione di sebo, rughe e discromie, fornendo indicazioni sui cosmetici potenzialmente più adatti.
Il limite emerge quando dall’analisi visiva si passa alla valutazione clinica. Emanuele Bartoletti, chirurgo plastico e ricostruttivo e Presidente Sime, avverte: «Ci sono dei passaggi che secondo me oggi, e forse non è soltanto questione di tempo, non possono ancora essere sostituiti dall’intelligenza artificiale». Un programma, infatti, non può eseguire sulla cute verifiche fisiche come il test di sensibilità con acido lattico al 15 per cento, né stabilire se la percezione riferita dalla persona corrisponda davvero alla sua reattività cutanea.
La pelle racconta più dei dati
Durante una visita, il professionista raccoglie anche informazioni soggettive: rossori, bruciore, abitudini, prodotti già utilizzati e sensazioni provocate dalle diverse consistenze. Una persona può ritenersi sensibile senza esserlo, oppure reagire a una formula che sulla carta sembrerebbe indicata.
Lo stesso vale per la scelta della consistenza. Bartoletti sottolinea che «L’intelligenza artificiale conosce i cosmetici per come gli vengono descritti, ma non li ha mai testati sulla propria pelle». La selezione di una formula richiede quindi esperienza, lettura dell’Inci e capacità di collegare gli ingredienti alla risposta concreta della cute, oltre alla valutazione di ciò che il paziente considera gradevole e confortevole.
Il rischio degli attivi irritanti
Un responso digitale può offrire una prima fotografia della pelle, ma non è sufficiente per decidere in autonomia l’impiego di sostanze attive. La risposta a ingredienti come acido glicolico, acido retinoico o alcuni depigmentanti cambia da persona a persona e può includere irritazioni o reazioni inattese.
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«La tecnologia degli skin analysis con AI va dunque considerata un supporto diagnostico, non un sostituto», chiarisce Bartoletti. Secondo il medico, la prescrizione e la valutazione finale devono restare affidate a un professionista, soprattutto quando si parla di prodotti ad azione più intensa o di condizioni cutanee che richiedono un inquadramento clinico.
Dalla lettura del viso alla prevenzione
L’evoluzione di questi strumenti potrebbe portarli oltre la semplice osservazione delle caratteristiche del volto. I sistemi di nuova generazione puntano infatti a elaborare indicatori collegati allo stato generale della pelle, anche se il passaggio verso una vera medicina cosmetica di precisione richiede ancora verifiche e limiti d’uso chiari.
Nel frattempo, la personalizzazione viene proposta anche attraverso formule preparate sulla base di questionari e combinazioni di ingredienti. È il modello di Bonnie Beauty, impresa emergente fondata nel 2021 da Alice Zabeo, studentessa di Farmacia che in adolescenza aveva sofferto di acne e faticato a trovare prodotti adatti.
Le formule al centro della routine
Bonnie Beauty utilizza le risposte degli utenti per permettere a cosmetologi e farmacisti di scegliere, tra migliaia di combinazioni, gli attivi destinati a una crema personalizzata. I prodotti, realizzati con ingredienti provenienti da filiere italiane orientate alla sostenibilità, vengono poi recapitati direttamente a casa.
Anche l’offerta cosmetica tradizionale continua a puntare su formule mirate. Tra gli esempi figurano Lift Pro-Collagène Crème Anti-Rides Repulpante Jour di Yves Rocher, con erba cristallina di Bretagna e peptidi, a € 36,95; Génifique Ultimate di Lancôme, arricchito con beta-glucano-CM, a € 135; Hyalu B5 Siero di La Roche-Posay, da € 48,50, con una tecnologia destinata a distribuire l’acido ialuronico nell’epidermide; e Creme Densitium di SVR, a € 55, che associa bio-calcio, acido ialuronico e due amminoacidi.
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