350notizie oggi Scopri i vantaggi
Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Pasta, i 7 miti più duri a morire: cosa cambia davvero a tavola

Dalla cena alla scelta integrale, Ilenia Grieco chiarisce come consumare la pasta senza demonizzarla e valutando ogni esigenza personale.

La pasta non va giudicata isolando un solo nutriente o un singolo momento della giornata. Secondo Ilenia Grieco, biologa nutrizionista e ideatrice del metodo Private Nutrition, il punto decisivo è inserirla in un pasto composto anche da verdure, fonti proteiche e grassi di buona qualità, tenendo conto delle necessità individuali.

Un piatto con pasta, ortaggi, legumi e olio extravergine di oliva può fornire carboidrati, proteine vegetali, fibre e grassi insaturi. Anche pesce, uova o altri alimenti proteici possono completare la preparazione, contribuendo a rendere più graduale la digestione e la risposta glicemica.

Offerta del giorno25 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 67 giorni
********


Il piatto completo conta più del divieto

La pasta di semola secca apporta mediamente 12-13 grammi di proteine ogni 100 grammi, oltre a essere soprattutto una fonte di carboidrati complessi. Per questo non è corretto descriverla come un alimento formato esclusivamente da zuccheri o considerarla incompatibile con un’alimentazione equilibrata.

Grieco invita però a non trasformarla in un obbligo quotidiano: può essere una delle diverse alternative disponibili, non un cibo da temere né una presenza indispensabile a ogni pasto. La qualità complessiva della dieta dipende dall’insieme delle scelte, non dall’eliminazione automatica di un alimento.


Porzioni e orari non sono nemici

Mangiare pasta la sera non provoca di per sé un aumento di peso. A incidere sono soprattutto l’apporto energetico totale, le quantità, il condimento e lo stile alimentare abituale. Il metabolismo segue comunque ritmi circadiani: pasti molto abbondanti consumati a tarda ora possono risultare meno favorevoli per la gestione del glucosio e per il riposo notturno.

La cena a base di pasta resta quindi possibile, purché sia proporzionata e non venga seguita immediatamente dal sonno. Chi soffre di reflusso gastroesofageo dovrebbe prestare particolare attenzione, evitando porzioni eccessive e il momento di coricarsi subito dopo aver mangiato.

Nemmeno dimagrire richiede l’esclusione sistematica della pasta. Le indicazioni del CREA considerano 80 grammi una porzione standard di prodotto secco, ma si tratta di un riferimento generale: età, costituzione fisica, movimento svolto e obiettivi modificano il fabbisogno personale.


Integrale sì, ma senza automatismi

La versione integrale contiene in genere più fibre, vitamine e minerali rispetto a quella raffinata. Può aumentare il senso di sazietà e aiutare a raggiungere la quota di fibre consigliata per un adulto, pari ad almeno 25 grammi al giorno.

Non è però adatta in modo indistinto a chiunque. Alcune persone con disturbi gastrointestinali possono tollerare meglio la pasta tradizionale, soprattutto quando è necessario ridurre temporaneamente le fibre. Alternare le varietà, scegliendole in base alla tolleranza e al resto dell’alimentazione, può essere una soluzione più equilibrata.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Anche la pasta priva di glutine non è automaticamente più sana, digeribile o leggera. È indispensabile per chi ha la celiachia e può essere indicata in situazioni cliniche specifiche, ma per chi non presenta problemi legati al glutine non offre necessariamente benefici aggiuntivi.

Molti prodotti di questo tipo sono preparati con riso o mais e possono contenere meno fibre della pasta integrale tradizionale. Le alternative ottenute da ceci o lenticchie, invece, presentano generalmente una maggiore quantità di proteine e fibre rispetto alla pasta di semola: la valutazione dovrebbe partire dall’etichetta e dai bisogni individuali, non soltanto dalla dicitura utilizzata sulla confezione.


Cottura e raffreddamento: cosa succede davvero

La pasta cotta al dente non fa dimagrire, anche se la sua consistenza può influenzare la digestione dell’amido. Durante la cottura l’amido assorbe acqua e diventa più accessibile agli enzimi digestivi; quando la pasta resta più compatta, la risposta glicemica può risultare più graduale rispetto a quella prodotta da una cottura prolungata.

Il risultato dipende comunque da diversi elementi: quantità servita, formato, condimento e caratteristiche metaboliche della persona. La cottura, da sola, non cambia in modo rilevante il contenuto calorico del piatto.

Un effetto parzialmente diverso può verificarsi quando la pasta viene raffreddata e poi riscaldata. In questo passaggio una parte dell’amido può trasformarsi, attraverso la retrogradazione, in amido resistente: una frazione che non viene assorbita nell’intestino tenue e che può essere utilizzata dal microbiota intestinale.

Alcune ricerche hanno rilevato una risposta glicemica più contenuta rispetto alla pasta appena cotta, ma ciò non significa che il piatto perda drasticamente calorie o diventi uno strumento per dimagrire. La quantità di amido resistente dipende da più fattori e non giustifica l’idea di usare il raffreddamento come strategia dietetica.


La ricorrenza riaccende il dibattito

Le sette convinzioni analizzate tornano al centro dell’attenzione in occasione della Giornata Mondiale della Pasta, celebrata il 25 ottobre. L’appuntamento offre lo spunto per ricordare il ruolo della pasta nella dieta mediterranea, senza trasformarlo in un alimento obbligatorio o da eliminare.

Il consiglio della nutrizionista è quindi di considerare porzioni, preparazione, abbinamenti e condizioni personali. Solo questa visione d’insieme permette di costruire un’alimentazione varia, invece di affidarsi a regole assolute su orari, cotture o tipologie di pasta.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere