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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Paride Vitale, la svolta che ha spento ansia e attacchi di panico

Nel nuovo libro dedicato all’Abruzzo, Paride Vitale racconta il successo, la scelta di lavorare per sé, il bisogno di solitudine e la famiglia costruita con Ugo, i cani e gli amici.

Per anni Paride Vitale ha vissuto ansia e attacchi di panico, fino a quando una decisione professionale ha cambiato il suo equilibrio personale. L’apertura della sua agenzia ha segnato una cesura netta: da quel momento, racconta, quei sintomi sono scomparsi e la sua vita ha preso una direzione più autonoma.

Oggi Vitale divide il tempo tra il lavoro nella comunicazione, la televisione e la scrittura. Con “Ancora d’amore e d’Abruzzo” torna a raccontare la regione in cui è nato, ampliando il viaggio cominciato con il primo libro e aggiungendo luoghi rimasti fuori dal volume precedente.

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La libertà ritrovata nel lavoro

Prima di mettersi in proprio, Vitale aveva lavorato per BMW e Sky. La crescita professionale non gli aveva però tolto la sensazione di dipendere dalle decisioni altrui. A spingerlo verso l’autonomia contribuirono anche le conversazioni con Maurizio Cattelan, che da New York lo invitava a costruire qualcosa di personale.

«Mi sono messo in proprio», spiega, indicando in quella scelta il momento decisivo. Quando ha smesso di sentirsi esposto agli imprevisti delle aziende, sono svaniti l’ansia, gli attacchi di panico e persino gli episodi di fuoco di Sant’Antonio che lo colpivano durante gli anni trascorsi in impresa.

La notorietà televisiva arrivata con “Pechino Express” e “Viaggi pazzeschi” non rappresenta comunque il centro della sua attività. Vitale precisa che il suo mestiere resta quello della comunicazione e che la televisione è un’aggiunta, non la principale fonte del suo sostentamento. L’agenzia, già solida prima della sua presenza sullo schermo, continua a essere la priorità.


Solitudine, controllo e creatività

L’infanzia trascorsa in un paese di circa duemila abitanti ha avuto un ruolo importante nella sua formazione. Le giornate passate tra libri, film e immaginazione gli hanno permesso di sviluppare una creatività che oggi considera essenziale anche nel lavoro, dove deve osservare e gestire migliaia di persone.

La solitudine non è diventata un ricordo, ma una necessità periodica. Quando torna in Abruzzo e si allontana dal rumore degli altri, sostiene di riuscire a produrre di più e a trovare le idee migliori. Il rapporto con la regione resta quindi anche un modo per recuperare concentrazione.

Vitale ammette di saper delegare molto, una capacità indispensabile per chi coordina quattro aziende, ma non rinuncia a controllare ciò che accade. In estate organizza su un foglio elettronico gli spostamenti e gli impegni propri e degli amici, dividendo le attività tra mattina, pomeriggio e sera. Se qualcosa sfugge alla sua gestione, cerca subito di ristabilire un punto di equilibrio.

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L’Abruzzo al centro del nuovo libro

Il primo volume, pubblicato da Cairo, ha ricevuto un’accoglienza superiore alle aspettative dell’autore. Dopo gli incontri di presentazione, molti lettori gli hanno segnalato località che avrebbero voluto trovare nel racconto, tra cui Chieti, Teramo e le Gole di Fara San Martino. Da queste richieste è nata la seconda parte del progetto.

“Ancora d’amore e d’Abruzzo” allarga così la mappa affettiva di Vitale e prosegue il legame con la terra d’origine. Il suo obiettivo, spiega, è mostrare un territorio fatto di natura, arte, cultura, autenticità e luoghi ancora poco conosciuti, senza la necessità di cercare esperienze lontane quando molte bellezze si trovano già in Abruzzo.

Il libro si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione della regione, che comprende anche il programma realizzato su Food Network insieme allo chef Davide Nanni. Per Vitale, il riconoscimento più importante non è l’eventuale conduzione di Sanremo, ma l’affetto di chi gli riconosce di aver presentato l’Abruzzo attraverso lo sguardo diretto di una persona nata e cresciuta lì.


Una famiglia costruita nel tempo

La famiglia d’origine ha sempre sostenuto le sue scelte, qualunque strada avesse deciso di seguire. Con il trasferimento lontano da casa, però, il significato della parola è cambiato: accanto alla madre e alla sorella sono entrati Ugo, i due cani e gli amici più stretti.

Vitale si descrive come una persona generosa, capace di dare molto senza pretendere la stessa misura dagli altri. Anche davanti al lutto tende a isolarsi e ad affrontare il dolore in modo riservato. La perdita del padre, racconta, è stata vissuta con serenità e fatalismo, senza che questo significasse freddezza.

Il suo modo di stare nelle relazioni rimane legato a una certa sobrietà emotiva. Nella sua famiglia, osserva, l’affetto non passa necessariamente da grandi dichiarazioni o gesti espansivi: può emergere anche da formule semplici e quotidiane. Un tratto che Vitale riconduce, almeno in parte, alla cultura abruzzese.

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