Norvegia, la paga reale raddoppia: 4 cittadini su 10 protestano
Il passaggio al trono porta Haakon VIII e Mette-Marit verso un assegno annuo di circa 2,7 milioni di euro, mentre la famiglia reale affronta nuove contestazioni.
Il nuovo regno norvegese parte con una questione destinata a far discutere: il compenso riconosciuto a Haakon VIII e Mette-Marit dovrebbe salire fino a circa 30,9 milioni di corone l’anno, pari a quasi 2,7 milioni di euro. Un incremento previsto dal bilancio del prossimo esercizio, ma accolto con perplessità da una parte consistente dell’opinione pubblica.
La vicenda si aggiunge alle difficoltà che hanno già indebolito l’immagine della monarchia. Restano infatti sullo sfondo il caso giudiziario di Marius Borg Høiby e le critiche rivolte a Mette-Marit per la scarsa chiarezza sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein.
Il nuovo assegno divide i norvegesi
Prima della successione, Haakon e Mette-Marit percepivano complessivamente 12,9 milioni di corone ogni anno, cioè all’incirca un milione di euro. La somma era collegata al loro ruolo di principe e principessa ereditari, mentre il passaggio alla guida della Corona comporta ora una revisione significativa del trattamento economico.
Il governo si prepara a inserire l’aumento nel documento finanziario relativo al prossimo anno. Secondo i dati diffusi da Nettavisen, tuttavia, il 40% degli intervistati ritiene eccessiva la cifra destinata alla coppia reale. L’adeguamento è considerato una conseguenza ordinaria della successione dopo la morte di Harald V, ma arriva in una fase in cui il consenso verso la famiglia reale appare già più fragile.
Il caso Marius riaccende le tensioni
A rendere ancora più sensibile il tema degli emolumenti è la situazione di Marius Borg Høiby, figlio maggiore di Mette-Marit. Il ventinovenne, condannato nel giugno 2026 a quattro anni di reclusione per diversi reati, tra cui due stupri, si trova agli arresti domiciliari nella residenza reale di Skaugum mentre attende il procedimento d’appello.
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Attraverso i suoi nuovi legali ha comunicato di voler trovare un impiego. Gli avvocati lo hanno descritto come «molto motivato all’idea di mettersi al lavoro» e intenzionato a «sfruttare al meglio» il periodo sottoposto alle restrizioni giudiziarie. Per la difesa, l’occupazione sarebbe uno dei passi con cui dimostrare il pentimento e la volontà di costruire una nuova esistenza, nel rispetto delle decisioni del tribunale.
Un futuro professionale ancora incerto
Non è stato indicato quale mestiere Marius stia cercando né quale azienda potrebbe prenderlo in considerazione. Nel corso degli anni ha guidato la redazione di una rivista norvegese, ha lavorato per un’agenzia matrimoniale e per una società immobiliare, oltre ad aver avuto un impiego come meccanico in un’officina.
Nessuna di queste esperienze si è trasformata in una carriera stabile. Ora la possibilità di un nuovo lavoro alimenta ulteriori interrogativi sulla gestione della sua vita dopo la condanna, mentre gli avvocati non hanno fornito dettagli sul settore o sul potenziale datore di lavoro.
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