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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Netflix taglia 1.000 posti: il colosso ora teme il rallentamento

Ricavi e utili restano in crescita, ma ascolti, abbonamenti e Borsa mostrano segnali meno brillanti: la piattaforma cambia strategia e punta su cinema, sport e nuovi formati.

Il problema di Netflix non è un bilancio in rosso, ma la velocità con cui continua a crescere. Nonostante 45,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, 11 miliardi di utile netto e oltre 325 milioni di abbonati, l’azienda ha deciso di eliminare circa 1.000 posti di lavoro, pari al 6% dell’organico. È la riduzione più ampia mai effettuata dal gruppo.

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La crescita non convince più i mercati

A preoccupare gli investitori è soprattutto il rallentamento. Nel secondo trimestre l’aumento dei ricavi si è fermato al 13,4%, il dato più contenuto degli ultimi tre anni, mentre nella prima metà del 2026 le ore di visione sono salite soltanto del 2%. Anche le stime per il terzo trimestre sono risultate inferiori alle attese degli analisti.

Il riflesso più evidente si è visto in Borsa: nell’arco di dodici mesi le azioni hanno perso oltre il 40%. A fine settembre, durante un incontro organizzato da Bloomberg a Los Angeles, Ted Sarandos ha riconosciuto il problema: «Nel complesso, non stiamo crescendo veloci quanto vorrei». Poco dopo, tuttavia, l’amministratore delegato ha ribadito che la società resta in buona salute e mantiene un’espansione solida.

La frenata arriva dopo anni di risultati eccezionali. Netflix aveva aggiunto 18,9 milioni di abbonati in un solo trimestre e nell’aprile 2025 il titolo aveva superato per la prima volta quota 1.000 dollari. Nel 2022, invece, i circa 450 licenziamenti erano stati decisi dopo la prima diminuzione degli iscritti in più di dieci anni. Oggi la situazione è diversa: non c’è una crisi immediata da arginare, ma una scelta di maggiore selettività nell’impiego delle risorse.


Mille uscite nel momento più delicato

La comunicazione dei tagli è arrivata attraverso una lettera firmata da Sarandos e Greg Peters. Le aree maggiormente coinvolte sono prodotto, tecnologia, ufficio legale e risorse umane. «Decisioni come questa non sono mai facili, e non le prendiamo alla leggera», hanno scritto i due dirigenti, spiegando che il primo obiettivo è assistere le persone che perderanno il posto.

La decisione segna una discontinuità per un’azienda che, mentre il resto dell’industria statunitense riduceva gli organici, aveva continuato ad assumere. Netflix è passata dagli 11.000 dipendenti del 2022 ai 16.000 della fine del 2025. Nello stesso periodo, il settore americano dell’intrattenimento e dei media ha perso quasi 15.000 occupati nel solo 2024, dopo due anni già segnati da numerosi esuberi.

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Disney ha proceduto con più tornate di licenziamenti, mentre Paramount ne ha annunciati 2.000 dopo il passaggio sotto il controllo di David Ellison. Netflix, per lungo tempo considerata l’unica grande piattaforma capace di ottenere profitti significativi dallo streaming, era stata indicata da alcuni analisti come la vincitrice della competizione nel settore.


Più concorrenza, meno certezze

Nel frattempo il pubblico statunitense distribuisce il proprio tempo su un numero crescente di servizi. A luglio YouTube ha rappresentato il 14,2% del tempo trascorso davanti alla televisione negli Stati Uniti, secondo Nielsen, contro il 7,8% di Netflix. Anche agli Emmy la piattaforma ha mostrato un rendimento meno brillante: con 16 premi è arrivata terza, dietro Apple Tv e HBO, ottenendo il risultato più basso dal 2016.

È sfumata anche la possibilità di acquisire gli studi cinematografici di Warner Bros. e la piattaforma HBO Max. Dopo un primo accordo con Netflix, a febbraio Paramount ha presentato un’offerta più alta; Netflix ha scelto di non rilanciare, ritenendo l’operazione non più conveniente, e ha ricevuto una penale da 2,8 miliardi di dollari. Il 6 ottobre Paramount ha completato l’acquisizione, riunendo sotto lo stesso gruppo Paramount Pictures, Warner Bros., CBS, CNN e HBO.

Per cercare nuovi spazi, Netflix sta quindi ampliando il proprio raggio d’azione. Podcast, eventi dal vivo, competizioni sportive, video verticali, videogiochi e proiezioni cinematografiche sono le aree su cui la società intende concentrare parte degli investimenti. Il film Narnia di Greta Gerwig arriverà nelle sale a febbraio, con un’uscita anticipata rispetto alla disponibilità sulla piattaforma.

Sarandos e Peters sostengono che il piano economico rimanga in carreggiata: per il 2026 Netflix prevede ricavi superiori a 51 miliardi di dollari. Nella loro comunicazione hanno definito l’attività «solida e in crescita» e hanno indicato una linea precisa: destinare risorse alle iniziative con il maggiore impatto, anche attraverso riduzioni mirate in altre parti dell’organizzazione. I conti del terzo trimestre saranno pubblicati martedì 20 ottobre.

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