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Lifestyle 2 min di lettura3 giorni fa

NAZA, tre giorni per guardare la guerra dal punto più scomodo

Il film di Yuval Abraham e Rachel Szor raccoglie le testimonianze anonime di 24 membri dell’apparato militare e d’intelligence israeliano.

Per tre giorni, a partire dal 28 settembre, arriva nelle sale NAZA, il documentario che mette al centro le conseguenze delle operazioni israeliane a Gaza attraverso le parole di chi vi ha preso parte. Premiato con il riconoscimento speciale della giuria alla Mostra di Venezia, il film sceglie un punto di vista interno e difficile da sostenere.


Il significato nascosto di NAZA

Nel linguaggio dell’esercito israeliano, NAZA indica i cosiddetti danni collaterali. Dietro questa formula, secondo il documentario, ci sono soprattutto civili palestinesi uccisi durante attacchi destinati a colpire Hamas o persone sospettate di avere contatti con organizzazioni umanitarie occidentali.

Le vittime vengono individuate tramite strumenti diversi: sistemi di intelligenza artificiale basati su calcoli probabilistici, tracciamento dei telefoni e satelliti di sorveglianza. Una volta localizzati gli obiettivi, gli attacchi possono colpire le abitazioni con droni o missili, coinvolgendo anche chi si trova nelle vicinanze. Il film ricorda inoltre la gravità della crisi alimentare: a Gaza, una famiglia su cinque riesce a consumare soltanto un pasto al giorno.


Le voci dall’interno dell’apparato

A parlare sono 24 persone che hanno lavorato nei servizi segreti o nelle forze armate israeliane. I loro racconti restituiscono un sistema in cui l’esecuzione degli ordini sembra prevalere su qualsiasi esitazione, mentre la distanza dello schermo contribuisce a trasformare la violenza in una procedura impersonale.

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Per proteggerne l’identità, Yuval Abraham e Rachel Szor riprendono gli intervistati senza renderli riconoscibili. Le conversazioni si svolgono di notte, su un terrazzo di Tel Aviv: alle loro spalle, la città continua la propria vita, apparentemente estranea a ciò che viene raccontato.


Un film premiato e necessario

I due registi sono gli stessi di No Other Land, realizzato insieme a due attivisti e filmmaker palestinesi. Anche in NAZA la scelta formale non cerca effetti spettacolari: il peso del film nasce dalla freddezza delle testimonianze e dal contrasto tra la normalità urbana e la realtà descritta.

Il documentario, rigoroso e duro, è in programma dal 28 settembre per soli tre giorni, almeno secondo l’annuncio iniziale. Il premio speciale della giuria ottenuto a Venezia ne ha rafforzato l’attenzione, ma il suo tema resta legato a un presente che il film invita a osservare senza attenuanti.

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