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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Movimento 17 ottobre, chi è Siher: il profilo sotto esame

Trent’anni, studi tra comunicazione e politica, attività giornalistica e una chat da circa 10mila membri: la polizia sta verificando il ruolo di Youssef Siher.

La polizia sta cercando di chiarire chi abbia gestito la rete digitale del Movimento 17 ottobre, il canale che ha rilanciato le mobilitazioni dopo gli episodi di violenza registrati a Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre. Tra i nomi finiti sotto esame c’è quello di Youssef Siher, trentenne italiano di seconda generazione, originario del Marocco e formalmente residente nel Bresciano.

Il giovane è stato rintracciato sabato 24 ottobre nell’abitazione milanese di un’amica e accompagnato in Questura per essere ascoltato. Gli agenti hanno inoltre perquisito l’appartamento, mentre altri controlli sono stati svolti nella provincia di Brescia. Al momento, la sua posizione resta oggetto di accertamenti.

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Una chat da diecimila iscritti

L’attenzione degli investigatori si è concentrata sui canali collegati al Movimento 17 ottobre, in particolare su una pagina Instagram e su una chat utilizzate per diffondere comunicazioni e convocazioni. Secondo le ricostruzioni disponibili, il gruppo avrebbe raggiunto circa 10mila iscritti, diventando uno dei principali strumenti di raccordo per i partecipanti alle proteste.

Per la giornata di sabato gli amministratori avevano scelto una modalità riservata per indicare i luoghi degli appuntamenti. I punti di ritrovo sarebbero stati comunicati soltanto a ridosso dell’orario previsto, con l’invito a non dirigersi subito verso piazza Duomo. Il piano prevedeva tre concentramenti iniziali, destinati poi a confluire in un’unica piazza: un’organizzazione che ha spinto la polizia a ricostruire identità e funzioni delle persone attive nei canali.


Il percorso tra università e giornalismo

Il profilo di Siher comprende una formazione tra comunicazione e scienze politiche all’Università degli Studi di Milano. In seguito ha svolto un’esperienza di ricerca presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

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I suoi interessi accademici hanno riguardato l’Islam politico, i movimenti islamici e il legame tra Islam e nazionalismo arabo. Per la tesi magistrale si è concentrato sulle formazioni islamiche marocchine e sui rapporti con la monarchia. È inoltre madrelingua italiano e arabo e conosce inglese e spagnolo.

Le ricostruzioni giornalistiche lo indicano anche come collaboratore autonomo di alcune testate nazionali, tra cui Il Foglio e Il Fatto Quotidiano. Il suo nome è stato associato ad ambienti dell’attivismo a sostegno della Palestina. Questi elementi descrivono il suo percorso personale e professionale, ma non dimostrano alcuna responsabilità penale.


Gli accertamenti devono ancora chiarire tutto

Gli investigatori sarebbero arrivati a Siher dopo una settimana di verifiche sulle comunicazioni diffuse dai canali del movimento. L’ipotesi è che possa essere stato tra gli ideatori o gli amministratori della piattaforma, ma il suo effettivo ruolo deve ancora essere definito.

La gestione di una chat, anche qualora venisse confermata, non equivale automaticamente a una responsabilità per gli scontri o per i danneggiamenti avvenuti durante le manifestazioni. Saranno gli ulteriori accertamenti a stabilire se i messaggi pubblicati abbiano avuto una rilevanza penale e quale rapporto esistesse tra l’attività digitale e ciò che è accaduto nelle piazze.

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