Moschino 2027, la scommessa dei nuovi creativi: cambiare senza tradirsi
Loris Messina e Simone Rizzo inaugurano la loro era nella maison rileggendo il metodo del fondatore tra forme inattese, colori accesi e un deciso rifiuto dello schermo
Per assistere al debutto di Loris Messina e Simone Rizzo alla guida creativa di Moschino bisognava essere presenti a Milano: la maison ha scelto di non trasmettere la sfilata online. Un gesto significativo per i fondatori di Sunnei, che dopo un anno lontano dal sistema moda dichiarano di voler contrastare quella che definiscono «bulimia digitale» e restituire valore agli incontri reali.
Il debutto parte lontano dallo schermo
La collezione Primavera-Estate 2027 nasce sul tetto del parcheggio dell’Unipol Dome di Rogoredo. A condividere lo spazio con i modelli non c’è un pubblico immobile, ma una comunità composta da famiglie, bambini, persone con cani, biciclette, borse da palestra e persino una donna incinta.
La quotidianità attraversa il set mentre i modelli procedono nella direzione opposta. L’idea di muoversi controcorrente, in questo modo, prende una forma concreta: passerella e vita ordinaria si sovrappongono senza confini netti, trasformando lo spettacolo in un’esperienza fisica più che in un contenuto da consumare attraverso un telefono.
Studiare Franco senza copiarlo
Il punto di partenza dei due designer non è la riproduzione dei simboli più celebri della maison, ma l’analisi del ragionamento di Franco Moschino. Nel materiale consegnato agli invitati, la loro intenzione è sintetizzata dall’espressione «Riaccendere Moschino senza imitarlo»: l’archivio viene quindi utilizzato per capire le motivazioni dietro una provocazione, non per riproporne automaticamente le immagini.
Slogan, loghi e riferimenti pop immediati lasciano spazio a una lettura meno didascalica. Messina e Rizzo cercano una moda capace di parlare anche della moda, con una componente sarcastica che non coincide necessariamente con la battuta. La loro proposta vuole osservare il presente senza impartire lezioni morali e mette in discussione l’idea che Moschino debba essere soltanto sinonimo di scherzo visivo.
Volumi estremi e colori senza nostalgia
La distanza dall’estetica storica non elimina il gusto per l’eccesso. Imbottiture che simulano pettorali e addominali, strutture ispirate ai panier ottocenteschi e silhouette deformate intervengono sul corpo come se fosse una superficie da ricomporre. Le proporzioni diventano così uno degli strumenti principali della collezione.
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Il guardaroba accosta elementi molto diversi: gonne drappeggiate, magliette grafiche, bluse lineari, frange capaci di amplificare il movimento, motivi a scacchi e stelle sovrapposti. Alcuni vestiti ricordano pieghe da origami, altri seguono il corpo per poi alterarne deliberatamente il profilo. Rosso, giallo, arancio, verde e acquamarina costruiscono contrasti netti, con un richiamo agli anni Ottanta che non si traduce in una semplice operazione nostalgica.
L’ironia riappare negli accessori
È soprattutto nei dettagli che la maison concede maggiore spazio al surrealismo giocoso. La clutch sagomata come un gatto nero sembra un oggetto smarrito, mentre gli orecchini riproducono un occhio felino dall’aspetto realistico.
Questi accessori introducono una dose di assurdità dentro un insieme più vicino alla vita reale. Proprio qui il nuovo corso ritrova, almeno per un momento, un segno immediatamente riconoscibile: non attraverso una citazione letterale dell’archivio, ma grazie a piccoli elementi capaci di sorprendere.
La sfilata si chiude con una T-shirt recante la scritta «Good Luck!», quasi un saluto rivolto alla nuova fase della maison. Il messaggio accompagna una collezione che sceglie di allontanarsi dai codici più noti per verificare se il pensiero di Franco Moschino possa ancora funzionare, oggi, senza essere trasformato in una copia del passato.
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