Morte ai bambini senza paura: il metodo di Ines Testoni
Alla vigilia dell’incontro di Bologna, la studiosa di Death Education spiega perché parlare della fine può aiutare i piccoli a nominare emozioni, lutto e domande difficili
Parlare di morte con i bambini, secondo Ines Testoni, non serve a spaventarli ma a dar loro strumenti per orientarsi dentro domande che prima o poi arrivano. L’idea al centro del suo lavoro è che il tema non vada rimosso, bensì affrontato con parole semplici, ascolto e attività capaci di dare forma a ciò che spesso gli adulti faticano a spiegare.
Le domande dei bambini mettono in crisi gli
Testoni, psicologa, psicoterapeuta e filosofa, da oltre vent’anni studia la Death Education all’Università di Padova. Nel suo percorso si occupa sia della morte in sé sia di ciò che la segue: dolore, lutto, tracce lasciate da una perdita e bisogno di attribuire senso a ciò che è accaduto.
La studiosa osserva che molti adulti non hanno mai avuto occasione di confrontarsi davvero con questi temi durante la crescita. Per questo, quando un bambino chiede che cosa succeda dopo la morte o se anche lui morirà, genitori e insegnanti spesso restano senza risposte immediate.
Emozioni, corpo e creatività al centro del metodo
Il punto di partenza, per Testoni, è il riconoscimento delle emozioni. Prima ancora di spiegare cos’è la morte, bisogna aiutare i più piccoli a capire ciò che provano, a nominarlo e a condividerlo con qualcuno di fiducia. In questo modo, dice, la paura perde intensità e può trasformarsi in rassicurazione o in relazione.
Lo stesso principio vale per la rabbia e per il dolore: quando un bambino riesce a dire che cosa sente, non resta imprigionato nel comportamento, ma comincia a dare un significato alla propria esperienza. La studiosa parla anche di alessitimia, cioè della difficoltà — comune anche tra gli adulti — a riconoscere e verbalizzare le emozioni.
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Il suo metodo passa poi attraverso disegno, musica, scrittura, gioco e attività simboliche. Testoni usa anche una forma di meditazione molto semplice, che definisce con ironia “meditazione da due soldi”, pensata per aiutare i bambini a fermarsi e a entrare in contatto con quella che chiama la loro luce interiore.
Bologna e il Festival Francescano
Il tema sarà al centro dell’incontro «Imparare a dire la morte, anche ai bambini», in programma venerdì 25 settembre alle 14.30 al Festival Francescano 2026 di Bologna. L’appuntamento rientra in un workshop dedicato al libro Non ho più paura. Un percorso di Death Education con i bambini ed è rivolto soprattutto a insegnanti, educatori e famiglie.
Nel festival, dedicato a Sorella morte: il passaggio che riscrive la vita, è previsto anche il laboratorio Un luogo bellissimo…, pensato per bambine e bambini dai 3 ai 6 anni e realizzato da Marinella Salghetti e Angela Legrenzi con la collaborazione di Testoni. Attraverso un albo illustrato, il dialogo e il disegno, i piccoli saranno invitati a immaginare e rappresentare ciò che viene dopo la morte. Nell’Area Kids ci sarà inoltre il percorso immersivo Sorella morte: un viaggio multiforme dalla luce alla luce, costruito per raccontare la morte non solo come perdita, ma come possibile compagna di cammino.
Testoni sintetizza così il senso della sua proposta: parlare della morte non significa alimentare il terrore, ma offrire occasioni per attraversare le domande che porta con sé. E, passando da quelle domande, imparare anche a vivere meglio il presente.
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