Morgan e le piazze: «Si parla delle vetrine, non del perché»
Alla Festa del Cinema di Roma, l’artista commenta le manifestazioni e il documentario che racconta anche la sua partecipazione alle marce per la Palestina.
Nel documentario *Non importa dove*, Morgan racconta anche una giornata trascorsa con la famiglia durante una manifestazione milanese a sostegno della Palestina. L’artista ricorda soprattutto la presenza di molti bambini e il clima pacifico di quelle piazze, lontano dall’immagine di pericolo che spesso accompagna il racconto pubblico delle proteste.
A suo giudizio, quella scena mostra una forma di partecipazione collettiva capace di mettere in relazione le persone con il mondo che le circonda. Parlando con i giornalisti alla Festa del Cinema di Roma, dove il film è stato presentato, ha spiegato che quel passaggio gli piace particolarmente perché restituisce «un grande respiro» e una rappresentazione dell’umanità più autentica di molti resoconti televisivi.
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La piazza vista da Morgan
Nel film, diretto da Francesco Fei e Consuelo Moschella, la manifestazione viene descritta come un momento vissuto insieme alla famiglia. Morgan ha sottolineato che tra i partecipanti c’erano bambine e bambini di 6-7 anni, elemento che a suo avviso rende ancora più distante dalla realtà la trasformazione di quell’esperienza in un episodio minaccioso.
Il musicista ha contrapposto quella dimensione condivisa alle cronache dominate da «caos, violenza, puttanaio». Nella sua lettura, le immagini della piazza raccontano meglio il presente di molti servizi che, pur pretendendo di spiegare gli eventi, finiscono per restituire un quadro difficile da comprendere.
La critica alle spese per le armi
Morgan ha poi collegato le mobilitazioni alle difficoltà economiche che, secondo lui, colpiscono la popolazione. La sua accusa riguarda l’impiego delle risorse pubbliche: «Si tolgono i soldi alla gente e vengono usati per cosa? Per le armi», ha detto, sostenendo che quelle somme dovrebbero essere destinate invece alla scuola, agli stipendi, alle pensioni e ai servizi.
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Il riferimento è dunque alle ragioni che spingono le persone a scendere in strada, non soltanto agli episodi più visibili o controversi che possono verificarsi durante i cortei. Per l’artista, concentrarsi sulle conseguenze materiali di una protesta significa trascurare le domande politiche e sociali che l’hanno generata.
«Non si racconta il motivo»
Nel corso dell’incontro, Morgan ha osservato che l’attenzione pubblica tende a fermarsi a chi danneggia una vetrina, lasciando sullo sfondo il motivo per cui una parte della società manifesta. «La cosa bella è che nessuno si chiede perché protesti il popolo», ha affermato, invitando a non accettare un racconto che considera privo di effetti e incapace di spiegare il disagio espresso nelle strade.
Il tema attraversa anche *Non importa dove*, presentato alla Festa del Cinema di Roma come un ritratto dell’artista. Il documentario, firmato da Francesco Fei e Consuelo Moschella, affianca così alla dimensione personale di Morgan una riflessione sul modo in cui le manifestazioni vengono osservate e raccontate.
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