Minicar, il dolore di una madre: «Mio figlio pagherà
La madre del ragazzo seduto accanto al conducente racconta il peso della confessione e chiede perdono alla famiglia di Davide Iacopini
Da martedì notte una madre deve fare i conti con una verità che sperava di non dover affrontare: suo figlio era a bordo della minicar coinvolta nelle aggressioni avvenute tra il 4 e il 5 ottobre. Il ragazzo occupava il posto del passeggero e ora, secondo la donna, dovrà rispondere delle proprie azioni.
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Il peso della confessione
All’inizio la madre non riusciva a credere che potesse essere lui. Poi ha iniziato a interrogarlo, chiedendogli più volte se fosse certo di non avere alcun coinvolgimento. Di fronte alle sue negazioni, ha però notato un cambiamento profondo: il figlio piangeva, appariva sconvolto e nella notte è arrivato a vomitare.
La donna racconta che lui e l’amico hanno tenuto dentro ciò che era accaduto senza trovare il coraggio di parlarne. Dopo essersi confrontata con la madre dell’altro ragazzo, ha seguito insieme a lei ogni sviluppo della vicenda, fino alla decisione di recarsi in caserma. Il loro intervento ha contribuito a far emergere le ammissioni dei due giovani.
«Voglio chiedere scusa»
I ragazzi avrebbero detto di voler soltanto spaventare i passanti. La loro azione si è conclusa dopo l’aggressione a Davide Iacopini, l’attore che è ancora ricoverato. La madre riconosce la gravità di quanto accaduto: «Non dovevano fare quegli scherzi, non dovevano». A suo giudizio, in quel momento non si sarebbero resi conto delle conseguenze; quando hanno compreso la portata dei fatti, sarebbero stati presi dal terrore.
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Il pensiero della donna va soprattutto alla madre di Iacopini. Dice di non riuscire a immaginare ciò che stia vivendo e ammette che il dolore della famiglia dell’attore è oggi molto più grande del proprio. Per questo vorrebbe incontrarla e rivolgerle personalmente le proprie scuse, senza cercare attenuanti, nella speranza di poter chiedere perdono un giorno anche a Davide.
Educare dopo l’errore
La madre descrive il figlio come un ragazzo cresciuto in una realtà dominata da smartphone e social, ma respinge l’idea che ciò che è successo dimostri automaticamente un fallimento della famiglia. Ricorda di aver cresciuto lui e il fratello tra grandi difficoltà, lavorando fin dalle prime ore del mattino e cercando comunque di essere presente, correggerli e trasmettere loro dei principi.
Ora, spiega, non può cancellare le conseguenze di quella notte. Può però continuare a svolgere il proprio ruolo di madre anche dentro il dolore, accompagnando il figlio mentre affronta ciò che ha fatto. La responsabilità, sottolinea, dovrà essere assunta senza scorciatoie.
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