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Milano Fashion Week, tra baci, gonne e borse fuori scala

La stagione Primavera-Estate 2027 ha trasformato passerelle e luoghi della città in un teatro di sorprese, dalla collezione Prada alla cena con Giorgia Meloni

La discrezione evocata da Giorgio Armani come tratto distintivo di Milano sembra aver lasciato spazio, almeno per una settimana, a una città molto più teatrale. La Fashion Week Primavera-Estate 2027 ha alternato provocazioni, riferimenti personali, ospiti inattesi e scenografie trasformate in vere performance. Tra i momenti più memorabili ci sono una passerella invasa da baci e abbracci, 63 gonne firmate Prada e borse abbastanza grandi da sembrare valigie.


Moschino porta la moda in strada

Il debutto di Loris Messina e Simone Rizzo alla guida creativa di Moschino non si è limitato alla presentazione della collezione. Sul tetto dell’Unipol Dome, una folla di persone vestite in modo ordinario ha cominciato a muoversi compatta, creando l’impressione di trovarsi in una via affollata della città.

C’era chi telefonava, chi accompagnava il cane e chi sembrava diretto al lavoro o a una serata. In mezzo a quel flusso procedevano, nella direzione opposta, le modelle con i look del duo: colori vivaci, stampe, drappeggi, gonne con panier ben visibili e una borsa a forma di gatto nero. Il contrasto con jeans, felpe, zaini e abiti quotidiani diventava così il vero tema dello show: non persone comuni travestite da modelli, ma stili diversi messi sullo stesso piano.


Prada moltiplica le gonne

La collezione Prada ha scelto un’unica protagonista, presentata in 63 versioni differenti. Nessun pantalone e nessun abito: Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito l’intero percorso attorno alla gonna, declinata in forme e materiali molto diversi.

In passerella sono comparse proposte cortissime, lunghezze al ginocchio, trasparenze, plissé, pelle, cristalli e strutture simili a crinoline. Alcuni modelli erano ridotti a pochi elementi, mentre altri terminavano con porzioni di tessuto trascinate o raccolte tra le mani. La scelta richiama una vecchia frase di Miuccia Prada: «Per me la gonna è come una T-shirt. Ci metto tutte le mie idee».

Anche Giorgio Armani ha trasformato la memoria personale in materia da passerella. Tra le uscite della sua Primavera-Estate 2027 è apparso un completo nero composto da camicia e guanti bianchi, cravatta scura e fiore sul rever.

L’immagine riprende l’abito indossato dallo stilista nel 1942, quando aveva otto anni, in occasione della Prima Comunione. Silvana Armani ha affidato il look ad Agnese Zogla, una delle modelle più vicine alle scelte dello stilista, riportando in vita una fotografia in bianco e nero. Dopo 84 anni, a cambiare è soprattutto la persona che lo indossa.


Quando la passerella diventa spettacolo

Da Diesel il pubblico non è rimasto soltanto a osservare. Circa 200 performer del collettivo (LA)HORDE hanno condiviso lo spazio con le modelle, trasformando l’ambiente in una sequenza continua di danze, abbracci e baci.

Le azioni si svolgevano a coppie, in piccoli gruppi o tutti insieme, mentre in passerella scorrevano shorts maschili ridottissimi, denim dall’aspetto vissuto e silhouette molto scoperte. Il risultato era più vicino a una performance collettiva che a una sfilata tradizionale, con il pubblico coinvolto in una scena volutamente impossibile da ignorare.

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Anche Antonio Marras ha sostituito il consueto rituale della passerella con un racconto corale. Il punto di partenza era il matrimonio immaginario di Ippolita e Antiogu, ambientato ad Alghero dopo la notte di San Giovanni.

Il Giardino Vincenzo Muccioli è stato allestito con tappeti sull’asfalto e una tavolata lunga, come durante una festa di paese. Lo show era aperto al pubblico e tra gli ospiti figuravano Adrien Brody, Gabry Ponte e Laila Hasanovic. Pizzi, fiori, ricami, cristalli e sovrapposizioni davano agli abiti l’aspetto di capi recuperati dopo una celebrazione appena terminata.


Volumi enormi e ospiti inattesi

Bottega Veneta ha archiviato, almeno per questa collezione, la stagione delle borse minuscole. Le creazioni immaginate da Louise Trotter avevano dimensioni gigantesche, forme morbide e proporzioni tali da ricordare quasi dei bagagli.

All’interno comparivano giornali arrotolati e grandi mazzi di fiori che, osservati più da vicino, si rivelavano realizzati interamente in pelle intrecciata. Solo nel finale le dimensioni tornavano più contenute, con Kendall Jenner incaricata di chiudere la sfilata. In prima fila la seguiva Jacob Elordi.

Tra gli appuntamenti della settimana c’è stata anche la cena inaugurale organizzata a Palazzo Reale per il vernissage della mostra Dalí e la Moda. Giorgia Meloni ha partecipato all’evento indossando uno smoking nero di Ermanno Scervino.

La presenza della Presidente del Consiglio rappresentava una novità: prima di lei, l’ultimo capo del governo a prendere parte alla Fashion Week milanese era stato Matteo Renzi, nel 2016. Al tavolo sedevano, tra gli altri, Anna Wintour, Brunello Cucinelli, Renzo Rosso e Frédéric Arnault; tra gli ospiti erano presenti anche Bianca Balti, Scout Willis e Ghali.


Il ritorno degli anni Duemila

A completare il mosaico dei momenti più riconoscibili è arrivata la proposta di Roberto Cavalli, capace di riportare l’atmosfera al 2003. Il riferimento temporale accompagna una collezione che guarda a quell’immaginario e lo ripropone nel calendario milanese.

In questo modo, tra memoria personale, maxi-accessori, performance e citazioni del passato, la settimana della moda ha offerto una sequenza di immagini difficili da ricondurre alla sola passerella. Milano è rimasta operosa e organizzata, ma per qualche giorno ha scelto di farsi notare.

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