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Lifestyle 2 min di lettura6 giorni fa

Michele Merlo, la battaglia della famiglia finisce senza indennizzo

I giudici hanno escluso che il ritardo nella diagnosi abbia inciso sulla morte del cantante, mentre i genitori continuano a parlare di mancato riconoscimento delle responsabilità.

Per i familiari di Michele Merlo la vicenda si chiude senza alcun risarcimento. Nel giudizio civile avviato dopo la sua morte, i magistrati non hanno ritenuto provato che la diagnosi arrivata tardi della leucemia abbia avuto un legame diretto con il decesso del giovane artista.

La decisione lascia aperta la frattura per Domenico Merlo e Katia Ferrari, che da anni sostengono l’idea opposta: secondo loro, se la malattia fosse stata individuata prima, il figlio avrebbe potuto avere un margine in più per salvarsi.


La sentenza chiude il fronte civile

Il procedimento era nato per chiarire se ci fossero state omissioni nei controlli iniziali. Nella causa erano finiti il medico di base, l’Ulss 7 Pedemontana e la compagnia assicurativa, chiamati in causa dalla famiglia.

Il punto contestato riguardava soprattutto la mancata individuazione tempestiva della malattia. I genitori avevano richiamato alcuni segnali clinici, tra cui l’ematoma comparso sulla gamba di Michele Merlo, che a loro avviso avrebbero dovuto portare a esami più approfonditi.

I periti, però, sono arrivati a una conclusione differente. La sentenza afferma che il decesso di Michele «non è in nesso causale con il ritardo della corretta diagnosi» e aggiunge che quel ritardo avrebbe inciso «in modo modesto sull'evoluzione clinica degli eventi».

Una precedente consulenza tecnica, inoltre, aveva indicato come inevitabile l’esito fatale. Anche sul versante penale la vicenda aveva già trovato un approdo: l’indagine sulla morte del cantante era stata archiviata, perché non era stato considerato dimostrabile il rapporto tra la diagnosi tardiva contestata e il decesso.

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Il dolore dei genitori non si spegne

Michele Merlo, diventato noto al grande pubblico grazie ad Amici, è morto il 6 giugno 2021 all’ospedale Maggiore di Bologna. Aveva 28 anni e la causa fu una leucemia fulminante, emersa quando la malattia era ormai in uno stadio gravissimo.

Da allora i genitori hanno cercato di capire se fosse stato possibile intervenire prima. Prima della causa civile, l’azienda sanitaria aveva anche proposto un accordo transattivo, respinto dalla famiglia, che ha sempre spiegato di non essere in cerca solo di un rimborso economico ma di un riconoscimento di responsabilità.

Dopo la decisione, Domenico Merlo ha parlato di «non giustizia» e ha richiamato le perizie fatte a Bologna, secondo cui una diagnosi precoce avrebbe dato al figlio «tra l'85 e il 97% di probabilità di sopravvivenza».

Lo stesso padre, in passato, aveva raccontato che il ragazzo era andato autonomamente al pronto soccorso di Vergato e aveva accusato sintomi che, a suo dire, sarebbero stati sottovalutati: forte emicrania, dolori al collo e placche in gola. Ha ricordato anche che in casa conserva un braccialetto con il codice a barre e un audio inviato dal figlio alla compagna, elementi che per la famiglia confermerebbero la sensazione di non essere stati ascoltati.

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