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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Memoria sotto attacco: la dieta grassa colpisce prima del peso

Le ricerche indicano che poche settimane di alimentazione ricca di grassi possono alterare metabolismo cerebrale e memoria prima di obesità e diabete, con effetti diversi tra uomini e donne.

Il cervello potrebbe risentire di un’alimentazione ricca di grassi molto prima che la bilancia segnali un cambiamento. Patatine, hamburger, salse e altri alimenti ipercalorici non inciderebbero soltanto sul peso: secondo diverse ricerche, possono modificare rapidamente il funzionamento dei neuroni e della memoria.


Il danno può iniziare prima dell’aumento di peso

A questa conclusione è arrivato uno studio italiano coordinato da Eugenio Barone, del Dipartimento di Scienze Biochimiche Alessandro Rossi-Fanelli della Sapienza Università di Roma. La ricerca, pubblicata su Redox Biology, ha osservato gli effetti di poche settimane di alimentazione iperlipidica sul metabolismo cerebrale.

L’alterazione è comparsa prima dei segnali più noti associati a una dieta squilibrata, come obesità, diabete e resistenza all’insulina. Il risultato suggerisce quindi che il cervello possa attraversare una fase di vulnerabilità iniziale, quando il corpo non mostra ancora cambiamenti evidenti.


La proteina che protegge i neuroni

Il gruppo di ricerca ha individuato un ruolo centrale della Biliverdin Reductase A, indicata con la sigla BVRA. Questa proteina contribuisce alla risposta dei neuroni agli squilibri energetici; quando la sua presenza diminuisce, i mitocondri, cioè le strutture che producono energia nelle cellule, possono perdere efficienza.

Il meccanismo descritto presenta elementi comuni a processi osservati durante l’invecchiamento e in alcune malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer. La dieta, in questo quadro, non provocherebbe necessariamente un danno immediato e irreversibile, ma potrebbe compromettere in anticipo la capacità del cervello di adattarsi allo stress metabolico.


Memoria fragile già dopo pochi giorni

La rapidità del fenomeno è stata segnalata anche da altri lavori. Uno studio della Scuola di medicina dell’Università della Carolina del Nord, pubblicato su Neuron, ha rilevato che una dieta ricca di grassi saturi può interferire con l’ippocampo in un periodo compreso tra due e quattro giorni.

L’ippocampo svolge una funzione essenziale nei processi di memoria. Secondo i risultati, lo squilibrio temporaneo del glucosio provocato dall’alimentazione può sovraccaricare alcuni circuiti nervosi e produrre difficoltà cognitive in tempi brevi, senza che sia necessario un aumento significativo del peso corporeo.

Un’altra ricerca, condotta dall’Ohio State College of Medicine, ha invece collegato gli alimenti ultraprocessati e molto grassi a una risposta infiammatoria veloce nel cervello. L’infiammazione può ridurre la plasticità delle connessioni tra neuroni e sembra colpire con maggiore intensità i cervelli meno giovani.

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Il cervello femminile recupera più lentamente

Lo studio della Sapienza ha inoltre evidenziato differenze associate al sesso biologico. A parità di alimentazione, il cervello femminile avrebbe mostrato una maggiore sensibilità allo stress metabolico e una capacità più limitata di tornare alle condizioni iniziali dopo la sospensione della dieta ricca di grassi.

Il ritorno a un’alimentazione equilibrata, dunque, non coincide necessariamente con un recupero immediato. Alcune modifiche del metabolismo cerebrale possono persistere, lasciando una traccia non visibile dall’esterno anche quando il peso non rappresenta più il problema principale.


Le abitudini che aiutano la mente

I dati rafforzano l’importanza di un’alimentazione basata su grassi insaturi e alimenti poco lavorati. Tra i riferimenti citati dagli studi nutrizionali ci sono la dieta mediterranea e il modello MIND, che privilegiano olio extravergine d’oliva, frutta secca, avocado, verdure a foglia, agrumi e frutti di bosco.

Mirtilli e altri alimenti ricchi di antocianine, insieme al cioccolato fondente con almeno l’85% di cacao, sono stati associati a un possibile sostegno contro i processi infiammatori. Le prove, tuttavia, non attribuiscono a un singolo alimento la capacità di annullare gli effetti di una dieta complessivamente squilibrata.

Tra le strategie studiate figurano anche la distribuzione dei pasti in un intervallo giornaliero limitato e periodi di digiuno, pratiche che dovrebbero essere valutate con attenzione e, quando necessario, con il parere di un professionista. L’attività fisica, compresi esercizi a intervalli di intensità elevata, è stata inoltre collegata a un miglioramento della memoria spaziale e della memoria di lavoro in presenza di una dieta adeguata.

Il messaggio complessivo non riguarda soltanto la forma fisica. Limitare grassi saturi e alimenti ultraprocessati significa anche ridurre uno dei possibili fattori di stress per il cervello, proteggendo nel tempo attenzione, memoria e capacità di adattamento.

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