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Mazda CX-6e, quando il design prende forma a mano

Un viaggio tra le colline venete e Homo Faber racconta il punto d’incontro tra tecnologia, cultura giapponese e abilità artigiana

Prima che un’automobile venga consegnata al pubblico, c’è un momento in cui torna a essere materia: un grande blocco di argilla modellato dai designer. È da questa fase, ancora profondamente manuale, che nasce anche la Mazda CX-6e, protagonista di un percorso capace di unire mobilità elettrica e alto artigianato.


Il viaggio rivela l’anima della CX-6e

La prova della vettura è partita da Venezia e ha seguito la strada verso le colline del trevigiano, attraversando il territorio del Prosecco oltre il Piave. Al volante, la CX-6e restituisce un’esperienza distesa, sostenuta dalla risposta vivace del propulsore elettrico e da un abitacolo progettato per rendere più piacevole il tempo trascorso a bordo.

Il SUV, il secondo modello interamente elettrico della gamma Mazda, dichiara fino a 484 chilometri di percorrenza. La batteria può passare dal 10 all’80% in circa 24 minuti. Nell’abitacolo spiccano il display centrale da 26 pollici e il tetto panoramico, presente su tutte le versioni, che amplia la luminosità interna e la percezione dello spazio.

A rendere riconoscibile l’impronta nipponica contribuisce anche l’omotenashi, cioè l’idea di accoglienza applicata all’automobile. Quando la chiave viene individuata nei pressi del veicolo, la modalità «Welcome» apre le serrature, fa emergere le maniglie, distende gli specchi e accende i gruppi ottici; entrando, il sedile del guidatore arretra per facilitare l’accesso e poi ritorna nella configurazione memorizzata.


Il design nasce dall’equilibrio

La filosofia del progetto richiama il Ma, che attribuisce valore agli intervalli e agli spazi tra gli elementi, e il Kaichô, fondato sulla ricerca di proporzione tra materiali diversi. Il risultato è un ambiente nel quale pelle, legno, metallo e superfici verniciate sono chiamati a convivere senza sovrapporsi.

Anche l’esterno segue la stessa logica. Nel centro di ricerca e sviluppo Mazda di Oberursel, in Germania, i designer lavorano su modelli in argilla ispirandosi ai takumi, i maestri artigiani giapponesi. La costruzione industriale non cancella quindi il gesto individuale: dopo l’intervento dei macchinari restano rifiniture, aggiustamenti e passaggi eseguiti manualmente.

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Un esempio è il Takuminuri, procedimento di verniciatura composto da tre strati. La tecnica modifica la resa delle superfici in base alla luce e all’angolazione, mettendo in risalto volumi e particolari della carrozzeria. Raphael Lesbats, Brand Style Manager di Mazda, ha sintetizzato così il rapporto con la cultura da cui l’azienda trae ispirazione: «La filosofia del Ma riguarda il modo in cui le cose respirano nello spazio».


Homo Faber amplia il confronto

Il legame con Homo Faber nasce da una sensibilità comune: dare forma a qualcosa attraverso competenza, tempo e precisione. La rassegna internazionale, ospitata sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, ha riunito oltre 700 manufatti realizzati da 250 artisti provenienti da tutto il mondo.

Vetro, ferro, carta, porcellana, legno, plastica, resina, cuoio, piume, argilla, ottone, rame, pietra e gesso sono soltanto alcuni dei materiali trasformati dagli espositori. Tra gli esempi più singolari c’è il pannello creato dalla belga Loumi Le Floc’h con centinaia di frammenti di buccia di melanzana.

Secondo Lesbats, osservare queste opere significa anche trovare stimoli per il futuro del design automobilistico. L’artigianato non viene presentato come un’alternativa alla tecnologia, ma come il patrimonio di gesti e conoscenze capace di dare carattere al prodotto finale: «Qualunque oggetto creato con le mani ha un’anima».

Per Mazda, dunque, la vicinanza con Homo Faber non è soltanto un’associazione estetica. È il riconoscimento del ruolo delle persone all’interno di una filiera industriale: dalla scultura iniziale in argilla fino alle regolazioni conclusive in fabbrica, l’automobile rimane il risultato di una collaborazione tra strumenti avanzati e sensibilità umana.

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