Lugano, arte e sapori lungo le rive del lago
Musei, architetture, tavole e paesi sul confine compongono un itinerario tra cultura e paesaggio ticinese
Lugano ha riunito arte, architettura, cucina e paesaggio in un itinerario costruito attorno al lago.
GioiaPura
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Gandria tra case e dogane
Il battello di linea ha raggiunto Gandria, località che per molto tempo è stata collegata al resto del territorio soltanto dall’acqua o da sentieri ripidi. Il viaggio è stato possibile utilizzando il Ticino Ticket, consegnato al momento della registrazione e valido per viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici.
Sulla sponda opposta, a Cantine di Gandria, il Museo svizzero delle dogane conserva la memoria dei traffici clandestini di riso, sale, caffè e sigarette. A pochi passi, Casa Solari occupa uno spazio scavato nella roccia: progettata nel 2006 dall’architetto ticinese Edy Quaglia, era stata ricavata da un ambiente destinato in origine a cantina.
L’abitazione ha ricevuto una menzione al premio SIA e un riconoscimento di Hochparterre. L’architetto l’ha concepita come un rifugio affacciato sull’acqua, ispirato alla psicologia di Carl Gustav Jung e organizzato attorno a una lunga tavola pensata per la convivialità.
Alla Bottega di Gandria, restaurata dallo stesso Quaglia, la riva ha recuperato il rapporto con il lago. Il locale promuove le produzioni del paese e funziona anche come bar e luogo d’incontro, con formaggi, miele e vino naturale.
Una piazza tra storia e cucina
In Piazza della Riforma si trova il Federale 1855, riconoscibile anche per l’antica insegna da caffetteria ancora visibile sulla facciata. Secondo la memoria locale, il Caffè Federale esisteva già tra i primi anni dell’Ottocento e il 1840, quando il Municipio valutava l’acquisto dell’ex Palazzo Vescovile, con l’annessa Osteria Grande.
Il locale appartiene oggi a Mario Mantegazza. Suo nonno Vittorio Vanini aveva gestito il Federale e il Piccolo Federale insieme al fratello Sandro. Nel menu sono comparsi un uovo morbido con patate e tartufo nero, tortelli di zucca con burro, nocciola e salvia e un tiramisù, accompagnati da Oro Bianco e Oro Rosso di Cantina Agriloro, entrambi Ticino DOC.
Il percorso gastronomico ha toccato anche Gabbani, attività storica che riunisce albergo, ristorante, enoteca e macelleria. L’esposizione di grandi salami colmi di sabbia richiama la dimensione teatrale e popolare del luogo, ospitato in un ex convento medievale restaurato.
Il LAC come finestra sul lago
Il punto di partenza culturale è stato il LAC, sigla di Lugano Arte Cultura. Dall’atrio, il lago appare incorniciato dall’edificio progettato da Ivano Gianola e sembra quasi diventare parte dell’allestimento, accanto alla piazza, al teatro, al museo e all’ex convento.
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La vicina Piazza Bernardino Luini conduce alla chiesa di Santa Maria degli Angioli, nota per l’affresco di Bernardino Luini. Al MASI, invece, quindici opere di Umberto Boccioni hanno ripercorso gli anni compresi tra il 1903 e il 1911, includendo dipinti precedenti alla stagione futurista.
I lavori sono arrivati dagli eredi di Gabriele Chiattone, che aveva sostenuto Boccioni a Milano. Il filo della mostra è affidato a una frase scritta dall’artista nel marzo 1907: «Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?».
Collezioni e nuove forme
Sul lungolago, Gabriele Braglia ha accolto i visitatori nella fondazione che porta il suo nome e quello della moglie Anna. Nata a Lugano nel 2014, l’istituzione è stata creata per conservare la raccolta privata e renderla accessibile a un pubblico più ampio.
Le sale di Riva Antonio Caccia ospitano le sculture di Park Eun Sun, affiancate ai disegni e ai modelli di Mario Botta per l’Infinito Museum, destinato ad aprire nella contea di Sinan, in Corea del Sud. Le opere mettono in dialogo materiali, forme e frammenti senza cercare una ricomposizione unica.
Il pranzo al ristorante Flamel, all’interno del Luganodante, ha seguito un’impostazione ispirata alla figura di Nicolas Flamel, copista e libraio parigino associato dalla leggenda alla pietra filosofale. Le erbe arrivano dall’orto sul tetto, mentre un laboratorio interno prepara distillati e ingredienti per il bar dedicato alla miscelazione.
Vigne e cucina a Morcote
La sera il percorso si è spostato a Vico Morcote, nella Tenuta Castello di Morcote. Il castello risale al Quattrocento e i vigneti occupano terrazze esposte al sole, raggiunte dalle correnti che risalgono dal lago.
La coltivazione della vite viene collegata alla presenza romana, mentre oggi i terreni di porfido rosa e roccia vulcanica ospitano una produzione biologica orientata anche alla biodinamica. La cena firmata dall’executive chef paulista Daniel Ortiz ha proposto porro e zabaione, filetto di manzo e un dessert cremoso al cioccolato con olive.
Nel calice sono arrivati tre vini della tenuta, tutti Ticino DOC: il rosato di Merlot 13 Rosé, il bianco Bianca Maria e il Merlot Il Moro.
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