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Lifestyle 2 min di lettura40 min fa

Luca Ward: assegno ridotto dopo 63 anni di attività

Il doppiatore ha parlato dei contributi, della voce tutelata e della causa avviata da circa 400 lavoratori dello spettacolo.

Luca Ward ha criticato l’importo della pensione ricevuta dopo 63 anni di attività nel mondo dello spettacolo. Il doppiatore non ha indicato la cifra esatta, ma ha definito il suo assegno «ridicolo» rispetto ai contributi versati.

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Il calcolo dei contributi

Secondo la ricostruzione dell’attore, una vecchia disposizione introdotta durante il governo Mussolini avrebbe fissato un tetto ai versamenti riconoscibili ai fini previdenziali. La regola sarebbe rimasta in vigore per circa settant’anni, con effetti pesanti per molti professionisti dello spettacolo.

Ward ha spiegato di essere in pensione dal 1998 e di aver cominciato a lavorare a tre anni. Per descrivere la distanza tra quanto versato e quanto riconosciuto, ha citato il proprio caso: «Se io ho versato nella mia carriera, ormai 63 anni di attività, 5 milioni tra Enpals e Inps, in realtà me ne calcolano soltanto 500.000».


La causa dei lavoratori

Nella stessa intervista il doppiatore ha riferito che circa 400 operatori del settore hanno avviato un’azione legale per ottenere il ricalcolo degli assegni. Dopo due decisioni favorevoli, la Cassazione avrebbe modificato l’esito della vicenda e l’Inps avrebbe chiesto la restituzione delle somme già riconosciute.

Ward ha raccontato di ricevere numerosi messaggi da attori, tecnici e colleghe in difficoltà. «Io ho il telefono intasato di colleghe e colleghi, attori e tecnici, che sono disperati», ha detto, contestando anche l’idea che chi lavora nello spettacolo disponga sempre di grandi disponibilità economiche.

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Doppiaggio e intelligenza artificiale

Il doppiatore ha affrontato anche il tema della professione, respingendo la rappresentazione del doppiaggio come un’attività riservata a persone privilegiate. A suo giudizio, il mestiere richiede competenze specifiche e una preparazione che non può essere ridotta alla sola riconoscibilità della voce.

Tra le preoccupazioni più recenti c’è l’uso dell’intelligenza artificiale. Ward ha raccontato di aver registrato un marchio sonoro per proteggere la propria voce da riproduzioni non autorizzate attraverso le nuove tecnologie.


La mostra a Napoli

L’intervista è arrivata durante la presentazione di Dante Inferno – Immersive Exhibition, inaugurata il 22 ottobre a Napoli negli spazi di Città della Scienza. Il progetto ha riportato l’attenzione sulla carriera dell’attore, noto anche per aver doppiato Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore.

Parlando del proprio percorso, Ward ha ricordato la lunga esperienza maturata nel settore e il peso delle difficoltà previdenziali per gli artisti. «Prendo una pensione ridicola per quello che ho versato», ha dichiarato, senza comunicare l’ammontare mensile dell’assegno.

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