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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Liberace, 45 chili di luce: il guardaroba che ha cambiato lo spettacolo

Tacchi imponenti, mantelli elaborati e costumi capaci di raggiungere i 45 chili: per Liberace l’abbigliamento non era un semplice ornamento, ma parte integrante dello spettacolo.

Tacchi imponenti, mantelli elaborati e costumi capaci di raggiungere i 45 chili: per Liberace l’abbigliamento non era un semplice ornamento, ma parte integrante dello spettacolo. Le calzature realizzate a Los Angeles da Pasquale Di Fabrizio servivano anche a sostenere il peso degli abiti e a rafforzare la sua presenza sul palcoscenico.

Connie Furr Soloman ha spiegato alla rivista Fashionista che quelle scarpe «conferivano a Liberace una certa presenza scenica» e contribuivano a distribuire meglio il carico dei mantelli, aiutandolo a mantenere l’equilibrio. Anche la statura dichiarata, vicina al metro e ottanta, sarebbe stata valorizzata proprio dall’altezza dei tacchi.

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Un’estetica rimasta nella memoria

A quasi trent’anni dalla morte, l’immagine di Liberace continua a riaffiorare nella cultura popolare. Il suo gusto teatrale, giudicato eccessivo dai critici dell’epoca, ha influenzato artisti come Cher, Madonna e Lady Gaga, diventando un riferimento per chi ha fatto dell’apparizione scenica una forma d’arte.

I venti look raccolti raccontano questa trasformazione: dal tradizionale smoking degli inizi si arriva a completi ricoperti di decorazioni, materiali luminosi e dettagli preziosi. Non si trattava soltanto di vestirsi in modo vistoso, ma di costruire ogni sera un personaggio riconoscibile e impossibile da confondere.


Quando il costume diventava spettacolo

A firmare molte delle creazioni fu Michael Travis, costumista che aveva mosso i primi passi negli anni Sessanta accanto a Edith Head. Travis lavorò con Liberace per 16 anni, progettando abiti arricchiti da ricami, specchi, piume, perline, paillettes e pietre preziose.

La preparazione poteva richiedere diversi mesi. Un completo del 1979, ispirato alle fiamme, incorporava 1.600 luci vere ricamate sulla superficie, così da far apparire l’artista come avvolto dal fuoco. Le sue creazioni sono state poi analizzate nel volume Liberace Extravaganza!, pubblicato da Harper Collins nel 2013 e scritto da Connie Furr Soloman e Jan Jewett, entrambi professionisti del costume.

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Dal pianoforte alla televisione

Liberace non fu soltanto un virtuoso dello strumento. Per conquistare un pubblico più ampio inserì nel repertorio anche melodie popolari, tra cui “Babbo Natale sta arrivando in città”, e comprese in anticipo quanto la televisione potesse valorizzare ciò che il pubblico doveva vedere oltre che ascoltare.

La sua scenografia personale comprendeva anche il pianoforte, decorato in modo sontuoso, e una casa progettata come un’estensione della sua identità pubblica, con richiami continui allo strumento. Ogni elemento contribuiva a mantenere intatto il personaggio che aveva scelto di interpretare.


Una storia tornata sul palco

La vicenda di Liberace era già stata raccontata in documentari realizzati mentre era in vita, tra cui “Lucertole saltellanti, è Liberace!”, prodotto da CBS nel 1978. In seguito è arrivata al cinema con “Dietro i candelabri”, diretto da Steven Soderbergh.

Più recentemente, la sua storia è approdata anche a teatro con “Ti rivedrò” di Martin Sherman, rappresentato al Pitlochry Festival Theater di Edimburgo. La nuova attenzione conferma quanto il pianista continui a suscitare interesse: non solo per la musica, ma per l’idea di trasformare il proprio stile in una firma scenica totale.

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