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Leone XIV, la cura dipende dagli esami: cosa può accadere ora

L’analisi definitiva del tumore e dei linfonodi stabilirà se l’intervento sarà sufficiente o se serviranno altri trattamenti.

La possibilità di ricorrere a chemioterapia, immunoterapia o farmaci diretti contro specifiche alterazioni delle cellule tumorali non può ancora essere valutata per Leone XIV. La decisione dipenderà dall’estensione della malattia, dai risultati dell’esame definitivo e dalle condizioni complessive del Pontefice.

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Le terapie restano ancora da decidere

Nel tumore polmonare le cure successive all’operazione vengono stabilite caso per caso. Se la neoplasia risulta circoscritta, la lesione è stata eliminata completamente e i linfonodi non presentano cellule tumorali, la chirurgia può rappresentare l’unico trattamento necessario.

Qualora invece emergano linfonodi coinvolti o altri fattori associati a un maggiore rischio di ritorno della malattia, gli specialisti possono prendere in considerazione un trattamento aggiuntivo. La chemioterapia colpisce soprattutto le cellule che si dividono rapidamente; l’immunoterapia stimola le difese dell’organismo contro il tumore, mentre i farmaci mirati vengono utilizzati solo quando le analisi individuano una specifica alterazione molecolare. «Negli ultimi anni abbiamo compiuto progressi importanti nel trattamento del tumore polmonare», ha spiegato Massimo Di Maio, direttore dell’Oncologia delle Molinette e presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica. Anche la radioterapia può trovare spazio in circostanze selezionate.


Un intervento pensato per ridurre il trauma

L’operazione ha utilizzato la chirurgia videoassistita, una tecnica che consente di raggiungere il torace attraverso aperture ridotte. Una telecamera trasmette le immagini a uno schermo, mentre gli strumenti passano da ulteriori incisioni; si tratta di toracoscopia, diversa dall’approccio robotico, pur appartenendo alla stessa famiglia delle procedure mininvasive.

Rispetto alla chirurgia tradizionale, non occorre praticare un’ampia apertura né separare le coste. Questa modalità limita il dolore della parete toracica, facilita la respirazione e permette di recuperare più rapidamente la mobilità. In condizioni regolari, il paziente può alimentarsi già la sera dell’intervento, alzarsi presto e lasciare l’ospedale tra la terza e la quarta giornata. I tempi, tuttavia, cambiano in base all’età, alla funzionalità respiratoria e alla comparsa di eventuali complicanze. Secondo Enrico Ruffini, direttore della Chirurgia Toracica dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, «il recupero è straordinariamente più veloce».


Cosa ha mostrato l’operazione

Il nodulo era risultato compatibile con un adenocarcinoma, una forma maligna che nasce dalle cellule ghiandolari incaricate di produrre muco o altre sostanze. Questo tipo di tumore può comparire in diversi organi e, nel polmone, è il sottotipo più frequente anche tra le persone che non fumano. La sola denominazione, però, non basta a definire la gravità: contano anche le dimensioni, le caratteristiche biologiche, i linfonodi e l’eventuale presenza di metastasi.

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Durante l’intervento, l’analisi rapida del materiale prelevato ha confermato l’ipotesi di adenocarcinoma. Per conoscere con precisione il livello di diffusione sarà necessario attendere l’esame istologico completo, che valuterà il tessuto rimosso e i linfonodi. La classificazione procede da 1 a 4 in base all’estensione della malattia, e proprio questo risultato orienterà il percorso successivo.


Perché è stato tolto un lobo

Per eliminare la lesione con un adeguato margine di tessuto sano e controllare le possibili vie di diffusione, i chirurghi hanno eseguito una resezione anatomica. Nel polmone destro i lobi sono tre, mentre quello sinistro ne possiede due; la lobectomia consiste nell’asportazione di uno di questi compartimenti.

La rimozione di un lobo non equivale necessariamente a una perdita importante della capacità respiratoria. Prima dell’operazione, però, è indispensabile verificare la riserva polmonare, per esempio attraverso la spirometria. Dopo l’intervento, le parti rimaste possono dilatarsi e occupare una quota dello spazio disponibile: non ricresce il tessuto eliminato, ma il polmone residuo si adatta. «Si può vivere bene anche senza un lobo polmonare», ha chiarito Di Maio.

L’intervento annunciato da Leone XIV durante l’Angelus di domenica scorsa si è concluso senza complicazioni. La procedura, realizzata con tecnica videoassistita, è durata circa 90 minuti e ha comportato l’asportazione del lobo inferiore destro; per stabilire se occorreranno ulteriori cure, resta ora decisivo il responso istologico definitivo.

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