1.449notizie oggi
Lifestyle 3 min di lettura12 ott

Laurea lontano da casa: la mamma «a domicilio» può durare quattro anni

Negli Stati Uniti alcune famiglie pagano persone del posto per assistere gli universitari, tra emergenze, commissioni e il difficile distacco dei genitori.

Dopo quattro anni, il rapporto non si esaurisce necessariamente con la fine dell’università. Mindy continua infatti a sentirsi con molti ragazzi assistiti e con le loro famiglie: anche occuparsi del bucato, racconta, può diventare l’inizio di un legame destinato a durare.

Per Laura Pigozzi, psicanalista e psicologa clinica, l’incontro con una figura esterna alla famiglia può persino aiutare a crescere. Il problema nasce quando il genitore considera questa persona soltanto come una propria sostituta o teme che il rapporto con il figlio diventi autonomo. «Crescere significa anche investire in persone che non appartengono alla propria famiglia», osserva Pigozzi.

Offerta del giorno14 ottobre

Douglas

-25% su app da Douglas con Beauty Card

Scade tra 2 giorni
*******


Quando la cura diventa un legame

Negli Stati Uniti esistono servizi che affiancano gli studenti trasferiti lontano da casa. Genitori del posto fanno la spesa, consegnano medicine, preparano cibo, organizzano sorprese e intervengono quando un ragazzo attraversa un momento complicato.

L’aiuto può assumere anche una funzione relazionale. La persona incaricata non è soltanto qualcuno che svolge commissioni, ma diventa un riferimento conosciuto a cui rivolgersi se accade qualcosa. Mindy descrive così il proprio ruolo: «Vogliamo solo essere qualcuno che li conosce e a cui possono rivolgersi quando qualcosa va storto».

Dal 2018 lei e il suo gruppo lavorano con studenti arrivati in diversi atenei, dall’Iowa all’Università di Washington e Wisconsin. In un caso furono contattati dopo l’incendio di un appartamento; in un altro, un ragazzo aveva avuto un incidente d’auto e cercava una presenza accanto a sé.


Il distacco che pesa ai genitori

A ricorrere a queste figure, però, sembrano essere spesso più le famiglie che i ragazzi. Un pacco con zuppa di pollo, il bucato già fatto o una festa organizzata a sorpresa riproducono gesti che i genitori compirebbero personalmente se la distanza non lo impedisse. Anche l’invio periodico di fotografie contribuisce a rassicurarli.

Secondo Pigozzi, questo modello può prolungare una modalità educativa basata sull’iperaccudimento. Alcune ricerche sull’attività cerebrale dei giovani adulti, spiega, hanno associato l’eccessivo attaccamento materno a difficoltà nella regolazione delle emozioni. In questi casi, la partenza del figlio rischia di essere solo geografica: la cura continua a ricreare a distanza l’ambiente domestico.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

L’esperienza universitaria dovrebbe invece mettere i ragazzi davanti a situazioni nuove: avere fame, ammalarsi, sbagliare un lavaggio o organizzare da soli le proprie giornate. Affrontare questi piccoli problemi favorisce anche lo studio, perché obbliga a costruire relazioni, frequentare ambienti diversi e collegare ciò che si impara alle esperienze vissute.


Stati Uniti e Italia, due modelli

Nel contesto statunitense lasciare casa per frequentare l’università è una scelta comune e spesso implica trasferimenti molto lontani. Una società abituata a comprare servizi può così trasformare in prestazione anche alcune attività tradizionalmente svolte dai familiari.

In Italia, invece, il sostegno tende a rimanere più vicino e concreto: telefonate, visite e il celebre “pacco da giù” mantengono una presenza familiare più diretta. La forma cambia, ma la logica dell’iperaccudimento può restare la stessa e adattarsi semplicemente a strumenti differenti.

Preparare un pasto o portare dei medicinali, sottolinea Pigozzi, non sono gesti riservati alle madri. Il legame materno, però, non può essere acquistato a ore: riguarda la relazione e non coincide con le singole attività di cura.

Per questo una presenza esterna può essere positiva soltanto se non viene ridotta a un braccio operativo del genitore. Se il rapporto con lo studente diventa autentico, deve poter sviluppare una propria autonomia. Ed è proprio ciò che sembra essere accaduto a Mindy: una serie di interventi pratici si è trasformata, nel tempo, in una relazione mantenuta anche dopo la fine degli studi.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere